Giovedì 13 Dicembre 2018 | 21:05

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Il generale di Brigata Raffaele Vacca

Il generale Vacca è a capo del Comando generale dell'Arma; l'impegno delle forze al suo ordine è riportato nell'annuario delle Attività operative 2004, la cui copertina riporta una suggestiva immagine di Taranto.
Sono raffigurati due carabinieri che guardano il monumento al Marinaio, posto all'imbocco del Mar Grande dove finisce l'imbuto del Canale navigabile ed il suo ponte girevole. Il monumento, una struttura in bronzo alta sette metri realizzata dallo scultore Vittorio Di Cobertaldo, fu donato nel 1974 dall'ammiraglio di Squadra Iachino. «La scelta di riprodurre il monumento sulla copertina "Attività Operativa 2004" del Comando Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente - racconta il generale Vacca- si spiega con l'affetto e la stima che mi legano alla Città, dove ho trascorso ben 4 anni, un periodo della mia carriera unico ed irrepetibile. Ma c'è anche una situazione di ampia spazialità che il monumento esprime, sia con lo slancio delle braccia dei marinai verso il cielo, sia con lo splendido mare alle sue spalle, che ci parla di una storia antica e superba, da non dimenticare».
Generale, le emergenze ambientali della provincia ionica, di cui anche la magistratura s'è interessata, consentono di far prevedere che Taranto possa divenire presto sede di un Nucleo Operativo Ecologico autonomo?
«In Puglia sono già attivi due Nuclei Operativi Ecologici, quello di Bari competente per le province di Foggia e Bari, e quello di Lecce, istituito il 4 settembre 2003, competente per Brindisi, Taranto e la stessa Lecce. Non penso, quindi, che sarà possibile istituire a breve un nuovo NOE a Taranto.
La struttura organizzativa del Reparto è stata potenziata e calibrata su base interprovinciale con la Legge 31 luglio 2002 n. 179, in modo da garantire una presenza qualificata in tutto il territorio nazionale. Infatti, su tutta la penisola sono distribuiti 29 Nuclei Operativi Ecologici, dipendenti da 3 Gruppi a competenza areale (Nord - Centro - Sud), la cui caratteristica peculiare è quella di operare in piena osmosi ai Reparti dell'organizzazione Territoriale e Speciale dell'Arma dei Carabinieri (Elicotteri, Natanti, Subacquei, etc.). I due NOE pugliesi, inoltre, sono tra i più attivi d'Italia: nei primi 3 mesi dell'anno hanno compiuto ben 359 controlli ambientali in tutti i settori d'interesse, (dall'abusivismo edilizio alle radiazioni ionizzanti, dall'inquinamento del suolo a quello idrico), comportando la denuncia di 155 persone con 37 sequestri tra discariche abusive ed impianti produttivi non a norma».
Per restare in ambito pugliese, c'è un grado di attenzione differente del Comando Carabinieri per la tutela dell'ambiente, considerando anche il preoccupante dossier dei Legambiente?
«La realtà pugliese è piuttosto variegata perché presenta una morfologia non omogenea in cui s'inseriscono alcuni grossi siti industriali. A preoccupare è soprattutto la zona interna della murgia, che con i suoi anfratti e grotte naturali offre facile ed economica soluzione per occultare soprattutto rifiuti speciali. Ma anche la natura carsica dell'area agevola la penetrazione delle sostanze inquinanti nel sottosuolo con un'irreparabile contaminazione delle falde acquifere. Ci sono, poi, i poli industriali di Manfredonia, Brindisi e della stessa Taranto che inevitabilmente comportano un forte impatto ambientale e come tale vanno continuamente monitorati. Lo stesso impianto "Cemerad" di Statte (TA) è ancora sottoposto a vincolo giudiziario e i rifiuti radioattivi, ivi stoccati e costituiti prevalentemente da materiali di origine ospedaliera, sono conservati in fusti ancora in buono stato di conservazione. In ogni caso, i controlli eseguiti dalla nostra Sezione Inquinamento da Sostanze Radioattive non hanno riscontrato variazioni significative dal fondo ambientale.
Preoccupante è, anche, l'emergenza amianto, originata dalla bonifica di alcuni siti industriali quali Fibronit ed i recenti gli episodi del riversamento sulle spiagge di "Torre Quetta" e "Pane e Pomodoro" ( litorale a sud est di Bari) di pezzi di amianto-cemento, comporta uno stato di emergenza e di degrado ambientale. Il CCTA, comunque, è impegnato a vigilare che tutte le attività di messa in sicurezza e di bonifica di queste aree, così come dei siti di interesse nazionali presenti nella Regione, avvengano nel rispetto delle regole e dell'ambiente» .
Quali le recenti operazioni sul fronte ambientale dei Carabinieri? «In Puglia è stato inferto un duro colpo agli "ecocriminali" con l'Operazione "Murgia Violata", che prese l'avvio da un incendio a Santeramo in Colle (BA) e portò ad accertare lo smaltimento brutale di rifiuti tossici ed altamente pericolosi in un vasto territorio che arrivava sino alle porte della stessa Bari. La stessa operazione "Mare Pulito 2004", effettuata per prevenire attentati al nostro mare su scala nazionale, ha evidenziato che si riesce a difenderlo. Lo stato di salute delle nostre acque continua a mantenersi abbastanza buono, se non migliore rispetto al 2003».
La Basilicata ?
«In Basilicata non sussistono particolari emergenze, la gestione dei rifiuti sia urbani che speciali è in regime ordinario. Le maggiori criticità sono date dai due siti di bonifica d'interesse nazionale insistenti nei comuni di Tito e nella Valle del Basento. Due aree industriali in cui sarà necessario avviare le attività di bonifiche per la massiccia presenza di amianto e di numerosi agenti chimici, che hanno nel corso degli anni contaminato il sottosuolo».
Quali sono le sue considerazioni rispetto ai dati resi noti nel dossier?
«Le maggiori preoccupazioni sono legate alla destinazione dei rifiuti speciali; ingenti quantitativi di rifiuti tossici prodotti in Italia da industrie e laboratori artigianali non sempre smaltiti in modo legale. Una montagna di sostanze che vanno ad avvelenare terra, acqua e aria del nostro Paese, in particolare le regioni del Sud. Non è la sola criminalità organizzata ad operare in modo illegale. Esistono, infatti, società commerciali che hanno come "ragione sociale" proprio la gestione illecita di rifiuti, soprattutto di origine industriale. Nella gestione illecita del ciclo dei rifiuti non si registrano forme di concorrenza o scontri come invece avviene in altri settori criminali (traffico di stupefacenti o controllo del racket): il business è evidentemente così ricco da rendere preferibile la collaborazione alla "concorrenza spietata"».
Paolo Lerario

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