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Violenza negli stadi, i politici chiedono misure drastiche

ROMA - Gli incidenti che ieri sera hanno portato alla sospensione di Inter-Milan dopo quelli accaduti domenica scorsa in varie città dimostrano che ormai il livello di guardia è superato e che urgono misure per frenare un fenomeno ormai sempre più dilagante e che sembra impossibile arginare. Dal mondo politico giunge così pressochè unanime la richiesta di provvedimenti drastici, per evitare che ogni partita di calcio si trasformi in occasione di scontri tra i tifosi, tra ultras e forze dell'Ordine e di episodi di guerriglia urbana.
Così oggi è stato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a scendere in campo in prima persona con una dura presa di posizione, dopo un incontro con il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, che da giorni ha scelto senza esitazioni la linea della fermezza. Una strada che secondo il premier va perseguita fino in fondo.
Il capo dell'esecutivo infatti, riferisce un comunicato diffuso da palazzo Chigi, «ha esortato il ministro dell'Interno a proseguire sulla linea di fermezza da tempo adottata, dedicando particolare impegno alle attività di prevenzione, senza però escludere, se necessario, il ricorso alle misure più drastiche».
Il titolare del Viminale «ha illustrato al presidente del Consiglio la situazione nei minimi dettagli», ha «riferito anche sulle misure poste in essere per fronteggiare immediatamente ogni atto di violenza e per prevenire fatti gravi come quelli accaduti anche nella notte scorsa a Milano e Torino. Dall'analisi complessiva -si legge ancora nel comunicato- balza evidente il rischio di eventi ancora più gravi, rischio che deve essere scongiurato in ogni possibile modo».
Un'analisi confermata dal Comandante generale dei Carabinieri Luciano Gottardo, che nel corso di un'audizione al Comitato parlamentare di controllo sui Servizi segreti ha descritto un «fenomeno molto accentuato, di dimensioni preoccupanti».
Gottardo ha delineato una situazione caratterizzata da «infiltrazioni politiche o comunque di ispirazione politica nel fenomeno della violenza degli stadi, alcune di matrice di estrema sinistra per l'area della Toscana ed altre di estrema destra per quanto riguarda Roma e Milano, sdoppiate tra Milan-Inter e Lazio-Roma».
«La violenza negli stadi -conferma il ministro della Giustizia Roberto Castelli- è diventata intollerabile. Il governo aveva proposto, quando ministro dell'Interno era Scajola, un provvedimento molto restrittivo, che poi il Parlamento ha edulcorato. Forse non bisognava edulcorarlo...».
«I fatti avvenuti ieri a S. Siro, o quelli di domenica dopo Lazio-Livorno, sono gravissimi. Servirebbero delle leggi specifiche -afferma il sottosegretario ai Beni culturali Mario Pescante- per eliminare questo tipo di atti violenti. Non parlo di leggi "speciali", ma di provvedimenti che possano arginare il fenomeno della violenza fuori e dentro gli stadi».
«Esistono già delle leggi, ma probabilmente non sono sufficienti, o non sono applicate, ed è necessario rafforzarle.Così come è avvenuto in Inghilterra, con leggi specifiche per i teppisti».
Maggioranza e opposizione si trovano così d'accordo sull'esigenza di porre in essere tutti gli interventi necessari per fronteggiare una situazione così grave, partendo anche da una maggiore responsabilizzazione delle società.
Di fronte alla violenza «non si esclude niente, nemmeno chiudere gli stadi», afferma il vicepresidente di An, Ignazio La Russa. Sono atti che vanno «condannati senza giustificazioni» spiega l'esponente di via della Scrofa, che però, da interista sfegatato, ricorda che l'episodio di ieri è «isolato, perchè veniamo da dieci anni di derby giocati correttamente sia in campo sia in tribuna, dove tutto si limitava agli sfottò».
L'esponente di An, infatti, sottolinea «la capacità di Milano di vivere la passione sportiva senza travalicare i confini della decenza».
Per il capogruppo dei Ds alla Camera Luciano Violante, invece, «la responsabilità, per quel che accade negli stadi, deve essere delle società. Fuori ci pensa lo Stato, dentro le società. Così ci sarebbe più attenzione nel "filtraggio" degli ingressi».
Linea condivisa da Anna Finocchiaro, capogruppo della Quercia in commissione Giustizia della Camera: «Ho apprezzato molte le parole del ministro dell'Interno sul valore della vita dei poliziotti. Per risolvere il problema della violenza negli stadi è necessario attribuire la piena responsabilità alle società sportive, è la strada che hanno seguito gli inglesi, che avevano tifosi violentissimi. Dobbiamo ragionare con grande fermezza o non se ne esce».
«Il decreto sugli stadi approvato tempo fa -aggiunge- è stato un'occasione perduta. Abbiamo allargato le maglie sulla libertà personale in senso antigarantista e non si è agito sui poteri forti. Le società sportive usufruiscono spesso di prebende molto consistenti, si assumano la responsabilità, anche economica, di quello che accade».
Si trova d'accordo anche il portavoce di An Mario Landolfi: «Sono i club che devono fare la loro parte per garantire la sicurezza negli stadi, perchè c'è un atteggiamento troppo accomodante nei confronti di queste organizzazioni violente».
«E' ora che una volta per tutte -ammonisce il capogruppo dei Popolari-Udeur al Senato Mauro Fabris- si decida di mettere mano in modo organico alla questione della violenza negli stadi, perchè ormai è ovvio che le soluzioni tampone non sono più sufficienti».
«Non è più tollerabile -aggiunge- mentre i crimini nel Paese aumentano, che lo Stato italiano sia costretto a tenere in ostaggio, con costi elevatissimi, migliaia di uomini delle Forze dell'Ordine, bloccati negli stadi. Su questo, ma anche sul mondo più in generale del calcio, dallo spalma-debiti ai bilanci dopati, bisognerà avviare una seria riflessione».
Enzo Bianco, presidente del Copaco, chiede «tolleranza zero verso le società che tollerano comportamenti violenti nella loro tifoseria o addirittura qualche volta facilitano certi comportamenti ricorrendo a forme di incentivazione nei confronti di parte della tifoseria».
«Credo -sostiene il segretario dei Ds Piero Fassino- che si debbano prendere tutte le misure necessarie per garantire che lo sport continui ad essere fruito da tantissima gente nella sicurezza e nella serenità -osserva- e che si metta chi vuole introdurre fattori di violenza intollerabile in condizione di non nuocere».
Ma c'è anche chi invita a non esagerare troppo con la repressione. «Se si attuasse la proposta di chiusura degli stadi -sottolinea il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana- questi gruppi di teppisti si organizzerebbero comunque».
«Siamo contrari alla trasformazione del gioco del calcio in un reality show, con applausi e fischi registrati, da vedere a pagamento solo attraverso i circuiti televisivi. Chiediamo, invece, maggiore prevenzione e lavoro di intelligence La tecnologia viene utilizzata per darci riprese in dettaglio, perchè non la si usa -chiede l'esponente dei Verdi- anche per individuare i responsabili di questi gesti violenti?» E il deputato Verde Paolo Cento aggiunge che «la situazione è allarmante. La tensione negli stadi e nelle curve cresce sempre di più. Bisogna applicare le leggi ordinarie senza ricorrere a leggi speciali che falliscono».
«E' inutile aumentare le pene, veniamo da un decennio nel corso del quale tutte le sanzioni sono state aumentate senza che questo abbia inciso sul problema. Bisogna intervenire su più fronti, non solo penali. Ci vuole il coinvolgimento dei rappresentanti delle tifoserie sul tema della sicurezza».
«Anzichè inneggiare alle maniere forti -sostiene l'europarlamentare del Pdci Marco Rizzo- qualcuno farebbe bene a porsi il problema della malattia che affligge il calcio italiano, e più in generale vasti settori dell'agonismo».
Un mondo dove è «venuta meno la passione, prevale il senso del denaro, della vittoria a tutti i costi. Ed ecco allora che serpeggiano le piaghe del doping, quella delle scommesse, e via dicendo».
«Anzichè leggi speciali, sarebbe bene proporre qualche verifica in più sulle società sportive o sui lauti stipendi dei giocatori, di troppe volte multipli rispetto a quelli di qualsiasi altra professione. O vogliamo continuare a puntare l'indice anche qui sulla parte più "debole", cioè solo sugli ultras?»

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