Sabato 15 Dicembre 2018 | 17:48

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«Ecomafie» e le «dieci storie da raccontare»

TARANTO - Il termine fu coniato da Legambiente quando nel dicembre del 1994 l'associazione ambientalista e l'Arma dei Carabinieri, insieme con l'istituto Euroispes, presentarono la prima ricerca sulla criminalità ambientale in Italia.
Da allora questo termine divenne sinonimo di ogni affare criminal-ambientalistico, tanto che dopo cinque anni esso divenne vocabolo stabilmente inserito nel dizionario della lingua italiana "Lo Zingarelli".
Come "Ecomafia" sono state classificate le dieci storie più indicative per raccontare l'impegno nella repressione dello smaltimento dei rifiuti e data di nascita della "Rifiuti S.p.A.".
Essa "nasce" nel 1991 nel napoletano con "l'Operazione Adelphi" che portò alla condanna da parte della 7^ Sezione del Tribunale di Napoli di sei imprenditori, "Operazione Eco" condotta dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) che portò alla conclusione che dal '94 al '96 erano stati movimentati centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali provenienti dal Piemonte e Lombardia per essere "seppelliti" in Campani; "L'affaire Pitelli" (definito dalla Commissione parlamentare d'inchiesta «Un caso pressoché unico a livello nazionale o europeo») attraverso il quale si avviarono indagini nel 1996, dopo un esposto presentato nel 1988, per fenomeni di inquinamento dell'aria e del suolo sulle sponde del golfo di La Spezia: per questo è iniziato il dibattimento nel 2003 col rinvio a giudizio di 13 persone tra manager, tecnici di aziende coinvolte ed amministratori pubblici: nel corso di questa inchiesta è stato appurato che in un'area di 140.000 metri quadrati, inserito nelle aree di interesse nazionale da bonificare e che l'Enel aveva ceduto al Comune a risarcimento del danno ambientale, sono state interrate un milione di tonnellate di ceneri radioattive; "Operazione Humus" su cui vi avevano indagato il Corpo Forestale dello Stato ed i Noe dei Carabinieri in Abruzzo: questa operazione aveva fatto scoprire in provincia dell'Aquila lo smaltimento illegale di 90mila tonnellate di rifiuti pericolosi provenienti da aziende farmaceutiche, tessili, chimiche e conciarie di tutta l'Italia e fatto rinviare a giudizio 44 persone; "Operazione Ebano" che ha interessato ancora l'Abruzzo e consentito il rinvio a giudizio di 36 persone ed il sequestro di 5 discariche abusive da parte del Noe: nelle cave dimesse dell'accidentata Marsica, dal 1996 al '98 sono stati smaltiti circa 60.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani provenienti dalla Lombardia e che, invece, sarebbero dovuti essere destinati in discariche autorizzate del Veneto e Piemonte; "Operazione Cassiopea", condotta dal Noe di Caserta e coordinata dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, che ha fatto venire a galla quella che è considerata "la madre" di tutte le inchieste sui traffici illeciti di rifiuti speciali: l'inchiesta avviata nel 1999 permise di appurare il coinvolgimento di almeno 14 aziende, col rinvio a giudizio di 97 persone, per gli illeciti trasporto e smaltimento degli stessi rifiuti che dal Centro-Nord raggiungevano la Campania, Calabria e Sardegna; "Operazione Grenland" nata nel 2002 a Trevi (Pg) e condotta dalla procura di Spoleto: col beneplacito di impianti di stoccaggio e laboratori di analisi compiacenti, rifiuti velenosi diventano…biodegradabili e sono smaltiti in Umbria, Lazio, Campania e Puglia; «Operazione Murgia Violata» che interessa direttamente diversi centri del barese; "Operazione Mar Rosso", svelata dalle indagini della Guardia di Finanza e dalla procura di Siracusa, che interessò l'Enichem di Priolo in Sicilia, per la quale furono arrestate 18 persone ed indagate 18 persone (17 dirigenti del petrolchimico ed il responsabile della Provincia di Siracusa addetto a quei controlli): i rifiuti dell'Enichem venivano smaltiti in impianti non autorizzati per ottenere un risparmio del 400% rispetto ai prezzi di mercato ed un danno ambientale elevatissimo perché fu appurato che negli scarichi dei tombini dello stesso stabilimento vi era una concentrazione di mercurio 20mila volte superiore ai limiti di legge; "Operazione Re Mida" con numeri da capogiro, condotta dal Reparto Operativo carabinieri e Noe di Caserta e coordinata dalla procura di Napoli, in quanto fece scoprire un traffico di rifiuti di circa 40mila tonnellate con un giro d'affari di 3 milioni e 300mila euro (con imposte evase per 500mila euro) dal Nord Italia alla provincia di Napoli: furono indagate 100 persone ed arrestate 25, oltre che il coinvolgimento di 20 impianti sparsi in mezza Italia
Paolo Lerario

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