Giovedì 13 Dicembre 2018 | 20:54

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Il decreto Ronchi

TARANTO - Con l'entrata in vigore del decreto Ronchi, che ha consentito di poter fotografare il fenomeno in sinergia di un'istituzione prestigiosa e capillarmente presente sul territorio nazionale, come l'Arma dei Carabinieri, con un'associazione ambientalista fortemente radicata sul territorio, come Legambiente, si sono poste le fondamenta a "quel sistema di legalità organizzata" - come le ha definite Pier Luigi Vigna, procuratore nazionale antimafia - al contrasto dei fenomeni di criminalità ambientale. La continua scoperta e denuncia di questi reati in diverse parti d'Italia hanno consentito, inoltre, che la sensibilità dei cittadini e l'attenzione degli organi d'informazione crescessero a dismisura.
I "numeri", del resto, stanno a dimostrare quale impulso investigativo è stato ricevuto che ha potuto registrarsi successivamente all'emanazione del Decreto Ronchi.
Dal 1994 al 2003 sono state accertate nel nostro Paese 17.097 infrazioni relative al ciclo dei rifiuti: poco meno di cinque al giorno. Il 39% di queste stesse infrazioni è stato appurato che si concentra in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia (le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa) ed in dieci anni è stato stimato da Legambiente che il "giro d'affari", per quanto riguarda la gestione illecita della "monnezza", ha raggiunto poco meno di 30 miliardi di euro.
Con l'entrata in vigore del Decreto Ronchi, inoltre, è stato possibile definire una pressoché accurata carta d'identità delle organizzazioni alacremente attive nei traffici illeciti dei rifiuti.
Il Comando carabinieri della Tutela Ambientale ha potuto, perciò, individuare oltre 1.000 persone con "interesse operativo" ed indagate per reati ambientali, mentre sono state 32 le inchieste avviate in tutta l'Italia sulla base dell'art. 32 bis, con 200 persone arrestate, 647 denunciate all'autorità giudiziaria ed il coinvolgimento di 192 aziende.
"Numeri" all'apparenza esigui, se rapportati a 10 anni di attività investigativa, ma che, invece, "nascondono" emergenze ambientali di ampia portata, con una miriade di siti contaminati da rifiuti altamente pericolosi e caratterizzati da una cospicua concentrazione di metalli pesanti, alcuni dei quali elevatamente cancerogeni. trafficate
Lungo le ricchissime rotte dei traffici illeciti, gestiti da un numero esiguo di persone, si smaltisce proprio di tutto: terre di spezzamento delle strade, gessi contenenti amianto, rifiuti urbani che passano per gli impianti di tritovagliatura, solventi, polveri di abbattimento dei fumi, fanghi di conceria, rifiuti provenienti dalla…bonifica dei siti inquinati.
Ogni tipologia di questi rifiuti è messa "a listino" dalla Rifiuti S.p.A. con una specifica tariffa che va da uno a 50-60 centesimi di euro per chilogrammo.
Le tariffe, poi, sono differenziate se si tratta di rifiuti da smaltire per conto di privati o per quello del "pubblico". Se il "carico" è costituito da rifiuti solidi urbani il prezzo di smaltimento lievita di molto. L'erario, in questo caso, riceve un ulteriore danno in quanto queste "aziende" offrono "tutto compreso" anche i meccanismi per la declassificazione dei rifiuti e ciò consente di evitare lo smaltimento in discarica per evitare l'esborso della cosiddetta ecotassa.
Queste stesse "aziende", ove richiesto, sono in grado anche di far sparire i rifiuti, che diventano, dando retta alle carte ufficiali, innocui scarti.
Oltre che essere smaltiti illegalmente, anche i rifiuti più pericolosi diventano innocui col sistema del cambio del documento di accompagnamento o la complicità di laboratori di analisi che ne falsificano le pericolosissime caratteristiche.
Con questi diversi sistemi illeciti, i "rifiuti scomparsi", ossia quelli di cui se ne sono perse le tracce, nel 2002 (ultimo dato disponibile) sono venuti meno all'appello ben 14,6 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, che messi insieme formerebbero una vera e propria montagna alta ben 1.460 metri con una base di oltre tre ettari.
Ma come riescono a sparire simili quantità? Il meccanismo messo in piedi dalla holding illegale, come accertato dai Carabinieri, consente di far vertiginosamente viaggiare enormi carichi di rifiuti da Nord a Sud e viceversa, transitando per centri di stoccaggio, compostaggio o trattamento spesso autorizzati.
In questa rete, particolare peculiarità hanno le specializzazioni territoriali. La Campania e la Puglia continuano ad essere le aree preferite per lo smaltimento, regioni del Nord quali la Lombardia ed il Veneto in testa sono quelle che procacciano i rifiuti, mentre la Toscana ha assunto il ruolo nevralgico delle attività logistiche ed all'intermediazione e falsificazione delle analisi.
P.L.

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