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Il racconto di un padre brindisino: «Mio figlio guarito nell'istante in cui Giovanni Paolo II è morto»

Papa Giovanni Paolo II ROMA - «Mio figlio malato ha iniziato a stare bene nell'attimo in cui il Santo Padre è morto. Alle 21.37 del 2 aprile». Comincia con queste parole la testimonianza raccolta dal «Settimanale Dipiù» in edicola domani. A parlare è Giampiero Montanaro, un giovane padre brindisino che racconta l'inspiegabile guarigione del figlio di sei anni, malato di faringite. «È stato l'ultimo, stupefacente atto di un'esperienza che ha dell'incredibile, ed è stata la conferma di un legame straordinario, mistico, che il mio bambino ha avuto con Giovanni Paolo II, un legame che, alla luce della fede, credo di potere definire miracoloso».

Giampiero Montanaro, agente commerciale di una compagnia di assicurazioni, volontario dell'associazione Unitalsi, ha raccontato la storia del figlio. «Mai, nella vita, avrei pensato di assistere a eventi tanto stupefacenti, eventi che hanno del miracoloso».
«A sei anni - racconta Giampiero - mio figlio si ammalò di encefalite e fu portato d'urgenza dall'ospedale di Brindisi al Bambin Gesù di Roma, dove arrivò in coma profondo, con un elettroencefalogramma quasi piatto».

«Il giorno dopo - prosegue - io e mia moglie andammo a San Pietro a pregare. Giuseppe rimase in coma quasi per un mese e noi, ogni giorno, tornavamo a San Pietro. Dopo tante preghiere e tanta devozione al Santo Padre, accadde il primo evento che, alla luce della nostra fede per Karol Wojtyla, può essere definito prodigioso: verso la fine di gennaio Giuseppe aprì gli occhi. Uscì dal coma. I medici ci dissero che eravamo di fronte a un evento eccezionale».

«Poi - continua ancora il padre - ricevemmo un invito per la Messa con il Papa e ci recammo a San Pietro per raccomandare nostro figlio alle preghiere di Sua Santità. Il Pontefice, però, non scese dai suoi appartamenti perché stava già poco bene. Rimanemmo lì a pregare e, più tardi, tornammo in ospedale, come al solito». «Il giorno seguente Giuseppe iniziò a respirare autonomamente da un momento all'altro. I medici restarono stupefatti: 'Qui la scienza non c'entra', ci disse uno di loro. Il successivo miglioramento, anche questo, come tutti gli altri, del tutto inatteso dai medici, ci fu a maggio».
«Una notte - racconta Giampiero - Giuseppe sognò padre Pio che gli accarezzava le braccia, la bocca, e le gambe. Immediatamente facemmo una considerazione. Era stato il Papa a volere e fare Santo il frate con le stimmate. Pensammo che, alla luce di quel legame particolare che univa Sua Santità e nostro figlio, il Pontefice fosse vicino a lui, tramite padre Pio». «Dopo quel sogno, Giuseppe iniziò a muovere sempre meglio le braccia e le gambe. Iniziò a mangiare e riprese anche a parlare. Poi, in piena estate, ancora un altro miglioramento. Un giorno d'agosto - continua Giampiero - mia sorella sognò un Vangelo aperto, con una mano sopra. Il giorno dopo mio figlio si alzò dalla sedia a rotelle e camminò».

«Mano a mano, il particolare legame di Giuseppe con il Papa divenne sempre più forte. Voleva guardarlo in Tv, osservarne le foto.
La cosa incredibile, poi, è questa: quando il Pontefice, anche solo per una banale influenza, rinunciava a un viaggio o a una celebrazione, contemporaneamente, inspiegabilmente, la salute di mio figlio migliorava». «Nei mesi di riabilitazione, se il Papa stava male, lui si sentiva bene. E in ognuna di tali occasioni, io mi sono chiesto se il Papa donasse a mio figlio la salute che lui stava perdendo. Tutto questo fino ad arrivare a una guarigione quasi completa».

«Ma l'ultimo, ulteriore segnale dell'incredibile legame è arrivato nell'ultima settimana di vita del Pontefice. Giuseppe ha avuto una preoccupante crisi respiratoria: avendo un sistema immunitario debole, quando prende il raffreddore ha qualche problema di respirazione, ma mai c'era stata una crisi vera e propria, così seria. Io e mia moglie abbiamo rivissuto un incubo: quello di dovere riportare nostro figlio in ospedale. Intanto, contemporaneamente, peggioravano le condizioni di salute del Papa. Dunque: c'era, ancora una volta, una coincidenza».

«Sabato 2 aprile, poi, il giorno in cui il Pontefice è scomparso, Giuseppe è peggiorato tantissimo. Verso le 21 ha avuto il picco massimo della crisi respiratoria - racconta Giampiero - ma io rivolgendomi a mia moglie, ho detto: 'Non ci sarà bisogno di alcuna ambulanza, sento che quando il Santo Padre andrà in Cielo, Giuseppe guarira'». E infatti è accaduto: nel momento in cui il Papa è scomparso, Giuseppe, improvvisamente, ha iniziato a respirare meglio e più tardi, dopo tanti giorni di sofferenza, è guarito del tutto. E' guarito nei momenti in cui il Papa è scomparso».

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