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Lo sconcerto polacco per gli applausi

VARSAVIA - In Polonia ai funerali non si applaude. Si sta in silenzio, «perchè è un forma di rispetto per il defunto e per coloro che lo piangono». In Italia no. Al punto che ai funerali di Giovanni Paolo II si è addirittura arrivati ai cori da stadio. «Gio-vanni-Paolo!» hanno scandito migliaia di giovani in piazza San Pietro applaudendo il Papa con tale calore da provocare addirittura un'interruzione della cerimonia. In Polonia sono stati in molti a non aver gradito. Anzi, in molti hanno trovato quella manifestazione di affetto decisamente fuori luogo.

«Mi è dispiaciuto moltissimo - commentavano a fine cerimonia in piazza Pilsudski i coniugi Unkowalski, due anziani signori di Varsavia - perchè davanti ad un funerale gli uomini devono tacere, solo tacere. Invece una messa funebre è stata interrotta. Come è stato possibile arrivare a tanto? Come è stato possibile fare una cosa così al Papa? Il funerale non è il momento per esprimere gioia». Come i coniugi Unkowalski, la maggior parte delle persone presenti nelle diverse piazze di Varsavia e Danzica e Stettino e Breslavia hanno manifestato disagio per «tutto quel rumore» che saliva da Piazza San Pietro. Non solo, c'è stato anche chi ne è stato a tal punto imbarazzato da lasciare la piazza. In Polonia, al contrario, la cerimonia funebre per Giovanni Paolo II è stata ovunque seguita in assoluto, religioso silenzio. La gente si è comportata in piazza come se fosse in chiesa. Anche se l'altare era la televisione, di fatto la piazza, il prato, le strade, le case sono diventati luoghi sacri sui quali inginocchiarsi al momento della benedizione, levare il capo al momento dell' elevazione, stringersi la mano al momento della pace.

Devozione e silenzio. Solo la comunione non è stata possibile. Ma i milioni di polacchi che hanno seguito i funerali in piazza hanno pregato come se fossero in chiesa. E a Varsavia, a conclusione della cerimonia, non sono stati i cori e gli slogan a rompere il silenzio, ma i 26 colpi di cannone sparati in onore del Papa dalla fortezza della Cytadela, tanti quanti gli anni (interi) del suo Pontificato.

Poi sono state le campane, poi le sirene, poi le candele, poi...applausi. Quelli che, timidamente, hanno fatto risuonare in alcune piazze i più giovani tra i polacchi presenti. Applausi contenuti, quasi timidi, ma sinceri, desiderosi di unirsi simbolicamente - da lì - agli applausi dei giovani a Roma. «Lo sappiamo che qui in Polonia non c'è nessuno che lo fa - hanno ammesso Pawel e Krystyna, che in piazza Sant'Anna a Varsavia hanno applaudito isolati e convinti, così come alcuni loro coetanei sparsi qua e là - ma non è vero che quei ragazzi a Roma hanno offeso qualcuno. Anzi, la loro è stata una manifestazione di gioia, di affetto per il Papa. Siamo certi che anche lui ha apprezzato». Anche a Cracovia, qua e là, si sono levati tra gli 800 mila presenti isolati, timidi applausi. Notati al punto da trasformarsi in una notizia da parte di uno dei più seguiti siti internet polacchi: «Anche a Cracovia applausi all'italiana». A seguire, un commento. Ma positivo, nonostante la critica dei coniugi Unkowalski.
Luciano Clerico

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