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Ai funerali i grandi assenti: Russia e Cina

ROMA - C'erano tutti i grandi del mondo sul sagrato di San Pietro a porgere l'ultimo omaggio al papa che ha abbattuto i muri eretti dal comunismo, tranne i presidenti di Russia e Cina, unici due paesi dove Giovanni Paolo II non sia mai potuto andare, per disputa politica e contenzioso religioso con Pechino e Mosca.
C'era per la Russia, il primo ministro Mikhail Fradkov, ma l'assenza di Vladimir Putin ha marcato una nota stonata, e così la decisione delle reti televisive russe di non trasmettere i funerali, come ha fatto anche la Cina. Quando perfino in Iraq la televisione ha sospeso la cronaca di una processione sciita nella città santa di Najaf per dare le immagini delle esequie papali.
Pechino ha imposto il blackout sulle notizie riguardo a questo papa, che, guardato con sospetto se non inimicizia da vivo, è riuscito perfino da morto a creare problemi, fornendo un palco internazionale mai avuto al presidente di Taiwan Chen Shui-bian. Elegante, sicuro di sè, davanti al feretro di Giovanni Paolo II, Chen per la prima volta ha potuto sedere accanto ai leader di un mondo che, con l'eccezione di 25 stati incluso il Vaticano, non riconosce il suo governo. E la Cina comunista, che considera l'isola del Mar cinese meridionale parte del suo territorio, ha snobbato le esequie, impedendo anche ai cattolici «ufficiali» - quelli controllati dal Partito - di mandare una loro delegazione.
I circa dieci milioni di credenti cinesi hanno pregato comunque. In clandestinità, quelli fedeli al papa e da cinquant'anni perseguitati, e nelle chiese patriottiche i buoni sudditi della Cina. I siti Internet sono stati oscurati, gli organi d'informazione costretti a ignorare l'argomento del giorno, che ha avuto una copertura planetaria. Mentre la possibilità di un allacciamento delle relazioni diplomatiche - che Pechino accetta solo se il Vaticano rompe con Taiwan e si tiene fuori dalla nomina del clero - continua a restare lontano, affidato ora al nuovo papa.
Il proselitismo dei missionari cattolici, proibito dal governo di Pechino, non piace neanche al patriarca ortodosso di Mosca, Alexis II, che per questo si è sempre opposto ad un viaggio del papa. Gli ortodossi russi imputano al Vaticano la situazione conflittuale a occidente dell'Ucraina, dove migliaia di chiese occupate dagli ortodossi sotto Stalin sono state riprese, subito dopo il crollo dell'Unione sovietica, dai fedeli del rito greco-cattolico. Fastidio accresciuto, quando nel 2002 Giovanni Paolo II ha riqualificato «amministrazioni apostoliche» quattro diocesi.
Putin ha scelto di non essere ai funerali per non irritare la chiesa ortodossa. La Cina non ha mandato nessuno perchè infuriata per Taiwan. Ufficialmente. Ma c'è di più. Il ruolo politico di Giovanni Paolo II da tutti glorificato non è mai piaciuto: Mosca non ha apprezzato le sue posizioni sui Balcani e Pechino ha visto nel crollo del muro di Berlino non la fine del comunismo - un socialismo reale peraltro molto criticato oltre la Grande muraglia - bensì l'inizio di uno squilibrio internazionale ben più pericoloso della vecchia Guerra fredda.
Barbara Alighiero

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