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Roma supera a pieni voti la grande prova di accoglienza

Vaticano - Roma, San Pietro invasa dalla gente per i funerali di Papa Giovanni Paolo II ROMA - Sono passate 140 ore da quando Giovanni Paolo II è morto. Dalle finestre dell'ultimo piano della sede del Dipartimento della Protezione civile dove è ancora riunito il comitato operativo che ha organizzato e gestito forse il più grande evento di massa che la storia ricordi, si vedono i polacchi che con le loro bandiere passeggiano sul lungotevere e la cupola di San Pietro illuminata dal tramonto. E' bella e maestosa, ma nessuno la guarda: sugli schermi della sala operativa ci sono le immagini dei caselli autostradali dove stanno transitando i fedeli che tornano a casa dopo aver assistito ai funerali del papa, sul grande tavolo di legno scuro fogli di carta con numeri, date, mappe della città. Portacenere pieni di sigarette. Negli occhi la stanchezza e la consapevolezza che il lavoro sarà finito solo e soltanto quando l'ultimo pellegrino avrà lasciato la capitale.

Se Roma, e l'Italia, hanno vinto la sfida più grande, una parte del merito è proprio di coloro che, da sabato sera alle 21,37 quando il papa è morto, non hanno mai abbandonato quella sala per coordinare, gestire, dirigere, guidare e anche consigliare, l'enorme massa di pellegrini che in poco meno di una settimana sono venuti nella capitale per rendere omaggio al papa venuto dall'est.
Uomini e donne che, provenienti da esperienze e ruoli diversi, hanno lasciato la loro casacca per vestire quella unica del «sistema Italia» come ama spesso dire il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso. Senza mai farsi vedere, se non in mezzo ai pellegrini con le tante divise dei corpi di appartenenza addosso. Erano ottomila oggi, a San Pietro ma anche a Tor Vergata, Circo Massimo, San Giovanni e in ogni punto dove c'erano fedeli.

E i complimenti sono arrivati. Dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi innanzitutto: «Abbiamo dato una grande prova di efficienza. Si dimostra ancora una volta che quando gli italiani credono in qualcosa la fanno molto bene».
E poi dal Vaticano, dal presidente americano Gorge Bush, quello francese Jaques Chirac, i sovrani di Belgio e Spagna. Tutti a chiedere come si mette in piedi un'organizzazione simile.
«Meglio di così dice invece senza giri di parole il prefetto Achille Serra - non poteva andare».
«Roma ha vinto la sfida più difficile aggiunge il primo cittadino della capitale Walter Veltroni - un ringraziamento profondo a tutti coloro che si sono impegnati in uno sforzo straordinario in questi giorni».

La sfida, d'altronde, non era delle più semplici: da quando il papa è morto hanno cominciato ad affluire centinaia di migliaia di fedeli da tutto il mondo. Un milione solo oggi, per le esequie. Oltre due milioni, da lunedì a ieri. Tutte con una sola meta: San Pietro. La «chiave di volta», perchè era evidente che non tutti sarebbero potuti arrivare nell'area della basilica, è stata la decisione presa mercoledì mattina, 48 ore prima dei funerali: dirottare i pellegrini in arrivo sulle altre aree allestite nella capitale, in modo da 'sgonfiarè l'area di San Pietro ormai satura. La scelta ha funzionato. Ed oggi i trecentomila fortunati che hanno potuto seguire i funerali guardando la Basilica, hanno vissuti disagi tutto sommato contenuti rispetto alla portata dell'evento. Un'altra prova del funzionamento quasi perfetto sta nel numero degli interventi sanitari: 3.800 circa da lunedì ad oggi, la stragrande maggioranza per patologie di scarso rilievo. Un'inezia, rispetto ai numeri.

A spiegare come è stato possibile organizzare un evento simile con meno di 48 ore di programmazione, quando in condizioni normali ci sarebbe voluto un anno, è il vice capo del Dipartimento Vincenzo Spaziante. «Il sistema ha funzionato egregiamente dice perchè ognuno ha espresso il proprio plusvalore integrandosi e collaborando in un sistema più ampio». Gioco di squadra, insomma. La nostra forza e il nostro segreto, spiega chi in sala operativa ci ha lavorato per tutta questa settimana, è la voglia di lavorare insieme. E' ovvio che, senza l'esperienza, non sarebbe mai bastata.

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