Sabato 15 Dicembre 2018 | 08:45

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Gli amici personali scelgono il silenzio ed il raccoglimento: c'è troppo chiasso

VARSAVIA - Scelgono il raccoglimento e il silenzio gli amici polacchi del Papa polacco. In queste ore di grande partecipazione mediatica, la maggior parte di loro non si è presentata all'appuntamento dei programmi televisivi.
Chi lo ha fatto non ha voluto far diventare pubblici i suoi ricordi personali, ha preferito parlare piuttosto di problemi dell'avvenire di un popolo rimasto privo della guida spirituale.
«Sono momenti, questi, che io preferisco passare in preghiera e in silenzio» ha detto Stefan Frankiewicz, l'ex ambasciatore polacco presso la Santa Sede fra 1995 e 2001, che conserva numerosi ricordi di incontri con Giovanni Paolo II nonchè una ricca corrispondenza con lui.
Frankiewicz, credente, è convinto che il Papa due anni fa gli abbia salvato la vita: lui era stato colto da infarto, era in fin di vita anche a detta dei medici, «invece mi salvai grazie alla preghiera del Pontefice, della quale sono stato tempestivamente informato». Frankiewicz, molto provato dalla morte dell' eminente amico, in questi giorni è intervenuto solo una volta, in un programma della radio cattolica della diocesi di Varsavia (dove attualmente vive) rilasciando alcune riflessioni sull'insegnamento del Pontefice.
Silenzio anche da parte di prof. Bohdan Cywinski, l'altro amico del Papa, fra i pochi privilegiati che potevano rivolgersi a Papa Wojtyla chiamandolo «zio». Era stato lo stesso Wojtyla a proporre quell'abitudine, ancora ai tempi del lavoro pastorale di Cracovia, negli anni Sessanta, quando insieme con gli studenti faceva gite in montagna e viaggi in canoa.
Il termine «zio» nelle loro conversazioni serviva per sfuggire all'attenzione da parte degli estranei, primi fra tutti i servizi segreti del regime comunista di allora. Cywinski, l'autore di un libro sulla storia moderna della chiesa cattolica in Europa dell'est (uscito anche in Italia), è stato l'intellettuale di Solidarnosc. Nel momento del golpe del dicembre '81 del generale Wojciech Jaruzelski Cywinski era a Roma. Quindi per parecchi anni fu esule politico. Ora vive appartato nella sua casa di campagna nel nord della Polonia. In questi giorni ha preferito non raccontare al pubblico niente della sua esperienza affidando però a un suo diario-blog lanciato su internet alcune considerazioni sul suo amico Papa.
«Questa scomparsa vuol dire restare orfani, per chi lo ha conosciuto ed amato personalmente» scrive Cywinski. Che esprime soddisfazione per «non essersi fatto sedurre dagli attentati dei media» . «Veramente, lui (il Papa, ndr) - scrive sul diario - non ha bisogno della mia testimonianza e io non ho mai voluto approfittare per farmi pubblicità a discapito suo». Secondo l'intellettuale, l'approccio dei polacchi alla morte del Papa è «estremamente solenne». «Penso che Karol Wojtyla di fronte a tutto questo avrebbe preferito scappare dalla porta secondaria per parlare un attimo con i giovani, all'aria aperta». Cywinski non ha nascosto di aver desiderato andare anche lui a Roma per il funerale (suo figlio è partito in treno). Se ha rinunciato è stato per ragioni di salute.
Anche Krzysztof Zanussi ricorda in questi termini il Papa: «Non chiedetemi ricordi personali, quelli appartengono solo a me, sono le ore del silenzio» ha detto il regista polacco. «C'è troppo chiasso. Invece si dovrebbe parlare di trascendenza».
Tadeusz Konopka

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