Sabato 15 Dicembre 2018 | 12:01

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Maroni: «Ridurre l'Irap con i soldi per il fisco»

ROMA - Per la riduzione del costo del lavoro bisognerebbe puntare ad utilizzare i 12 miliardi di euro previsti al momento per l'ultimo modulo della riforma fiscale. Lo chiede il ministro del Welfare, Roberto Maroni, secondo il quale la cosa più utile sarebbe utilizzare queste risorse per tagliare l'Irap. In proposito, il ministro intende chiede al governo di inserire tale proposta nel prossimo Dpef.
La proposta arriva quasi contemporaneamente ai dati dell'Istat. Nel 2004, il costo del lavoro per unità è aumentato in media, in tutti i settori di attività economica, del 3,3%. L'incremento del 2004 è l'ultimo di una serie ininterrotta che, a partire dal 1999, è arrivata fino a oggi. Infatti, per trovare una data in cui il costo del lavoro diminuisse rispetto all'anno precedente, occorre risalire al 1998 (-2% ).
L'aumento segnalato dall'Istat del costo della manodopera, per il 2004, è anche il più consistente degli ultimi sei anni. Nel 1999, infatti, la crescita era stata dell'1%, nel 2000 dell'1,4%, nel 2001 del 2,6%, nel 2002 del 2,5%, nel 2003 dell'1,9%, per arrivare poi al +3,3% del 2004. Un dato, quest'ultimo, risultato dalla lievitazione dei costi registrata in un anno nell'industria (4,1%) e nei servizi (2,3%). Il settore che mostra l'aumento maggiore è quello dell'industria manifatturiera (4,4%).

In attesa di risposta da parte degli alleati, parla Berlusconi. «Dopo tanto tempo che mi seguite non avete capito nulla di me...». Lo ha detto, dopo una grande risata, il presidente del Consiglio rispondendo ai giornalisti se fosse ipotizzabile che lui ceda il passo a qualcun altro. «Davanti a me no... Se poi lo fanno alle spalle... Comunque se lo fanno - ha sottolineato Berlusconi sorridendo - bisogna che ce ne sia un altro...».
Escluse le elezioni anticipate. «No, non cambia nulla: dobbiamo portare avanti tutti insieme il nostro programma e concluderlo». Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano anche se dopo il voto cambieranno alcuni rapporti con il Carroccio. «Dobbiamo comunicare per far sapere a tutti di più il tanto che abbiamo fatto ed è questa la cosa più importante da fare: serve un maggiore collegamento con la gente a livello locale. Credo che la Lega abbia fatto tesoro di alcune cose e credo che ci sia massima disponibilità a prendere atto anche delle ragioni della coalizione nella sua globalità».

Non si è spenta l'eco della partecipazione di Berlusconi a Ballarò. «Non ho visto il programma ma me lo sono fatto raccontare minuto per minuto. Mi pare sia stata una serata informativa vera, ovvero ad esito incerto. Ma non facciamoci illusioni, Berlusconi un mese fa non l'avrebbe mai accettata, perché non accetta rischi. Avrebbe preteso tante e tali condizioni da renderla impossibile. Ieri, avendo perso tutto, ha accettato la partita per riguadagnare la centralità comunicativa rispetto alle affermazioni fatte da Fini il giorno prima a Porta a Porta». A parlare così è Michele Santoro. «Il problema -aggiunge Santoro- è che Berlusconi esce da queste elezioni non solo sconfitto, che mi sembra poco, ma come un leader destinato a perdere anche le prossime politiche. E' questa la foto che ci restituisce l'esito delle regionali. Da qui -sottolinea l'ex conduttore- nasce la sua strategia di sparigliare: prima per capire se ha nuove carte da giocare, se riesce a pescare qualche jolly; poi, se capisce che non ha jolly, lui stesso si porrà il problema di trovare un altro candidato. Avendo lui un potere mediatico immenso deciderà se gli conviene usarlo a favore di un altro candidato», aggiunge Santoro che ha ospitato in passato il premier a «Moby Dick» su Italia 1 e a «Tempo Reale» su Raitre (nella memorabile puntata del '95, con lo scoop sulla visita di Di Pietro ad Arcore che ottenne oltre 8.200.000 telespettatori). «Credo -prosegue Santoro- che sia stata determinante per la sua decisione la presenza di Fini a Porta a porta. Era il segno che si cominciava a ragionare senza Berlusconi, quasi dando per scontato che Berlusconi non fosse più spendibile.

Per Enrico Mentana «la mossa di Berlusconi ha funzionato». «Anche se ha vinto D'Alema, che però giocava in casa». «Ho visto dei giudizi molto negativi ma non si può dimenticare che cosa sarebbe stata la trasmissione di ieri con un medio calibro di Forza Italia, cioè un peana per i vincitori e un de profundis con processo per gli sconfitti. Berlusconi è andato lì con lo scopo riuscito di invertire questo processo e infatti c'è stato il primo dibattito della nuova campagna elettorale», dice il giornalista che da direttore del Tg5 ha condotto ben due faccia a faccia televisivi con Berlusconi, quello che lo vide opposto ad Achille Occhetto nella campagna elettorale del '94 e quello con Romano Prodi nel '96. «Per di più Berlusconi ha scelto di andare nella trasmissione che gli era più ostile, dove il pubblico era composto più di rappresentanti del centrosinistra. Nella simbologia, che non è solo televisiva del dibattito di ieri, Berlusconi ha voluto, a mio avviso, rassicurare i suoi. Non più pallidi portavoce o esordienti a rappresentare Forza Italia. Era molto significativo che verso la quinta-sesta fila dietro di lui si poteva vedere quell'Alfano che era stata il testimone di Fi nella più difficile trasmissione post-elettorale la sera prima da Vespa. La decisione di Berlusconi riposiziona i ruoli, dentro e fuori Fi. Credo che d'ora in poi apparirà lui o altri esponenti di primo piano. Non più Bondi o Cicchitto, Alfano o Gardini», prosegue Mentana.
Mentana non ha dubbi, «è l'inizio di una strategia». «D'altronde -ricorda- Berlusconi aveva già detto che avrebbe accettato i confronti per la campagna del 2006. Adesso si è capito che ce ne saranno ben più d'uno e che la campagna elettorale si farà molto in tv, nel suo modo più proprio».
Quanto all'esito del confronto, Mentana dice: «Di tutti i partecipanti il più adatto tecnicamente mi è parso D'Alema, più tagliente e più concreto, più concentrato di Rutelli. Ma attenzione -aggiunge- il confronto di ieri fa testo fino ad un certo punto perché solo uno dei quattro l'ha potuto preparare, ovvero Berlusconi».

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