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Eletto in Spagna l'antipapa: si chiama Pietro II

MADRID - Pochi giorni prima di Giovanni Paolo II, è spirato a Utrera, una piccola località della regione di Siviglia, nel sud della Spagna, Gregorio XVII, l'unico antipapa del secolo XX, dichiaratosi «successore legittimo» di Paolo VI e creatore del cosiddetto «Vaticano andaluso».
La morte di Gregorio XVII, al secolo Clemente Dominguez, che sembrava destinata a porre fine ad uno scisma che in Spagna ha avuto importanti eco, è in realtà sfociata in una successione. E Manuel Alonso Corral, il grande organizzatore e «cervello» della Chiesa Palmariana (dal nome della fattoria El Palmar sotto un cui albero alcuni bambini affermarono di aver visto la Vergine) ha preso il suo posto con il nome di Pietro II. E Pietro II è, secondo le famose «profezie di Malachia», l'ultimo pontefice, quello della «fine dei tempi».
Uno scisma, quello di Clemente Dominguez, nato intorno ad una lunga serie di «miracoli», mai riconosciuti dalla gerarchia ecclesiastica, e ad un gruppo di «veggenti» cui Gregorio XVII dette un'autorità formale fondando la Chiesa Cristiana Palmariana dei Carmelitani del Sacro Volto, come è registrata al ministero della giustizia. E costruendo la grande Basilica de El Palmar de Troya con i contributi milionari dei fedeli.
La matrice della Chiesa Palmariana va ricercata nel 1976 quando fece la sua comparsa sul posto l'anziano arcivescovo vietnamita Ngo Dinh Thuc, vicino ai tradizionalisti di monsignor Lefebvre, il quale aveva abbandonato il suo paese per assumere un'arcidiocesi in Italia. Entusiasmato dai miracoli sivigliani, egli ordinò sacerdoti e poi vescovi Dominguez e Alonso. Nel 1978 alla morte di Paolo VI e sulla scia di una visione, Dominguez si fece eleggere papa dai suoi.
Gregorio XVII denunciò «l'antipapa» romano, scomunicò la famiglia reale spagnola e canonizzò il dittatore Francisco Franco, continuando a contare sino ad oggi su decine di migliaia di fedeli in Spagna e nel resto del mondo. Alla vicenda il settimanale esoterico spagnolo Mas Alla (Aldilà) dedica ora un numero speciale intitolato «L'ultimo pontefice» e si chiede se con la morte del papa e dell'antipapa non si avvicini davvero «la fine della chiesa» come affermano le (apocrife) profezie attribuite a San Malachia.
Malachia, nato ad Armagh, divenne vicario della diocesi di Celsus e poi vescovo di Connor (1124). La fama di santo e profeta di Malachia si diffuse rapidamente e nel 1132 venne nominato primate d'Irlanda distinguendosi come un riformatore. Nel 1138 rinunciò ad ogni onore per tornare ad essere un semplice monaco e viaggiando per tutta Europa. A Roma venne ricevuto da papa Innocenzo II con molti onori. Il 2 novembre 1148, dopo aver introdotto i cistercensi in Irlanda, morì come da lui previsto e voluto tra le braccia di San Bernardo. Nel 1190 papa Clemente III lo canonizzò. Solo nel XVI secolo cominciò a circolare la «Profezia dei sommi pontefici» a lui attribuita, ma ritenuta un apocrifo. Sono centoundici motti profetici in latino riferiti ciascuno ad un Romano Pontefice, da Innocenzo II all'«ultimo Papa». Secondo tali profezie a Giovanni Paolo II succederebbero solo altri due pontefici e poi Roma sarà distrutta e apparirà «il terribile Giudice».
Prendendo per buono Malachia, e se si considera Gregorio XVII nella lista dei successori di Pietro (come già accaduto ad altri antipapi) a lui corrisponderebbe il motto «De Medietate Lunae» (La metà della luna) e a Wojtyla «De Gloria Olivae» (La gloria dell'ulivo) che secondo J.R. Jochmans, uno studioso dei testi del profeta irlandese, significherebbe, grazie al simbolo della pianta, un papa «araldo di un'era di pace». E ciò lascerebbe come ultimo pontefice, prima della «fine dei tempi», «Petrus romanus» interpretato dagli esegeti come «Pietro II»: il nome che è stato ora assunto dal successore dell'antipapa andaluso.
Secondo alcuni studiosi esistono elementi per sostenere questa tesi in quanto il motto «De medietate lunae» si riferirebbe ad un antipapa. Inoltre la sede papale palmariana è nei pressi di Siviglia città dominata durante molti anni dagli arabi il cui simbolo è la «mezzaluna». «Si è anche speculato molto - scrive Bruno Cardenosa su Mas Alla - sulla possibilità che il motto si riferisca alla parte occulta, al lato «cieco» quello che non si vede della luna: e Clemente era rimasto cieco in seguito ad un incidente».
Ma se Gregorio XVII non fosse incluso nella lista di Malachia, allora dopo Giovanni Paolo II resterebbero da eleggere ancora due papi prima della fine del mondo. E sarebbe al prossimo che spetterebbe il motto «De Gloria Olivae». E a Wojtyla andrebbe allora quello «De laboris solis» che può significare «del lavoro del sole» ma anche «dell'infortunio del sole» o «dell'eclissi del sole» con un riferimento possibile all'attentato da lui subito nel 1981.

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