Lunedì 17 Dicembre 2018 | 13:47

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Storace: «E' un'ecatombe, ma non finisce qui»

Francesco Storace ROMA - Alle 21, 30 lo scrutinio non è ancora finito ma per Storace, per 5 anni dominus nel Lazio, la partita è chiusa. Irrompe con veemenza nella sala stampa e gioca d'anticipo: «Faccio gli auguri a Marrazzo, abbiamo perso nel Lazio in quella che è stata un'ecatombe in tutta Italia ma la politica non finisce qui».
L'avventura di An al governo, che nel 2000 fece da apripista al ritorno della Cdl all'esecutivo, finisce dove era iniziata: in un lussuoso albergo romano, dove Storace esultò in braccio agli elettori e tra gli abbracci di Alemanno e Moffa. Oggi il vento è girato e sui volti di Alemanno e Moffa c'è solo una smorfia di amarezza. Storace è un passionale e non si nega gli occhi lucidi. Poi passa all'attacco. E il più duro, che suona come un annuncio di vendetta, è per l'amica di un tempo, Alessandra Mussolini, scesa in campo 6 mesi fa con l'obiettivo dichiarato di dare addosso al partito dei «traditori» di Fini. L'ex governatore del Lazio prima la umilia ("ha preso un terzo dei voti della mia lista, poteva risparmiare al nonno questa figura") poi fa capire che la storia non finisce con le regionali. Anzi Storace lega il suo futuro politico a quello della leader di Alternativa Sociale. «Dopo la conclusione della vicenda Mussolini deciderò sul mio futuro politico perchè credo abbia influito la carica di odio di questa signora», tuona.
Per sei ore, chiuso in una stanza dell'albergo con Nania e Consolo, Storace ha analizzato i dati, provincia per provincia, per capire se la sconfitta era la bocciatura del suo governo o la ripercussione di echi più ampi e nazionali. Alla fine la lettura è netta e la bilancia pende sul valore nazionale del voto sempre negato da Berlusconi ma sempre ammesso dal governatore del Lazio. «Se analizzo i dati delle province - afferma Storace - emerge una regione spaccata esattamente in due mentre il dato di Roma ci ha visto soccombere, evidentemente l'opinione pubblica ha risentito di altri fattori». Altre questioni, dice a caldo l'ex presidente della Regione Lazio, «hanno influito come ad esempio la polemica sugli statali». «Se perdo io vince Prodi» aveva tuonato 10 giorni fa Storace quasi minacciando gli alleati a rimboccarsi le maniche. Oggi preferisce non sbilanciarsi: «Il problema è ciò che è scritto nelle cose di oggi. Non vorrei fare previsioni sul 2006, si tratta di tornare a lavorare io la coscienza a posto ce l'ho». Ringrazia per ora il suo partito e gli alleati della Cdl e torna ad attaccare passando in rassegna gli ingredienti della campagna elettorale nel Lazio, combattuta a suon di polemiche al vetriolo e di esposti incrociati. «Abbiamo conosciuto - ricorda Storace - la triste storia delle firme false, non ha fatto scalpore che alcuni magistrati del Consiglio di Stato siano stati esponenti di rilievo dell'Ulivo e poi c'è stato il linciaggio verso mio padre a cui vorrei dedicare questa giornata». Attacchi che già alle 18 Storace aveva sintetizzato in una espressione quasi apocalittica: «Contro di me hanno scatenato una guerra atomica». Nella notte buia della Cdl e di An nel Lazio, Storace non si sente il colpevole della sconfitta ma la vittima «di un'onda che ha travolto tutto». «Ma la politica non finisce qui» chiude l'ex governatore del Lazio annunciando di avere «progetti in mente ma prima ne parlerò con il partito». Gli alleati sono avvisati.
Maria Cristina Ferrulli

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