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C'è stato chi, eletto Papa, rinunciò alla carica

CITTÀ DEL VATICANO - Per divenire papa non basta raggiungere i due terzi dei voti dei cardinali; la carica va accettata ed è in quel momento che si diventa papa. «Acceptasne eletionem de te canonice factam in Summum Pontificem? (accetti la tua elezione, canonicamente fatta, a Sommo Pontefice?)», è la domanda che porrà il cardinale Joseph Ratzinger, decano del collegio cardinalizio. «Obbedendo all'articolo 86 della Costituzione Romano Pontifici eligendo, nella fede a Cristo mio Signore, confidando nella dolcissima Madre di Cristo e della Chiesa, nonostante le gravi difficoltà e malgrado la mia indegnità, accetto», è stata (le ricostruzioni divergono sui termini, non sui concetti) l'ultima risposta, quella data dal card. Karol Wojtyla quel 16 ottobre 1978 nel quale diveniva Giovanni Paolo II.
Il sì dell'eletto non è proprio scontato. Alcune volte, anche se sono poche quelle delle quali si ha notizia certa, è accaduto che l'eletto abbia rifiutato un incarico prestigioso, ma sicuramente pesantissimo. «Da ragazzo è meglio non pensare di poter essere un giorno il Papa. Farebbe paura», confessò nel febbraio 1990 lo stesso Giovanni Paolo II, rispondendo a un bambino di una parrocchia romana, che gli aveva chiesto se quando era piccolo gli era mai venuto in mente che un giorno sarebbe stato il Papa.
Il record delle rinunce lo detiene, a quanto è dato sapere, il cardinale Adriano, che non volle l'elezione né alla morte di Leone IV (855), né a quella di Benedetto III (858). Papa, alla fine, lo sarà, col nome di Adriano II, tra l'867 e l'872. Ci sono altri casi nei quali si parla di rinunce, uno certo sembra sia accaduto nel 1187, alla morte di papa Gregorio VIII: il cardinale Teobaldo era stato già eletto, ma rifiutò. In altri conclavi, anche recentemente, si è parlato di rinunce: da ultimo per il cardinale Giuseppe Siri nel 1978, ma la voce non ha trovato conferme e potrebbe essere motivata dal gran numero di voti che egli ottenne, fin quasi a sfiorare l'elezione.
Il momento dell'accettazione è comunque accompagnato da grande tensione. Albino Luciani fu descritto angosciato e choccato e il suo «accepto» sembra sia stato detto con voce flebile. C'è forte la tendenza a mettere in luce il carico di responsabilità che piomba sulle spalle dell'eletto. Come lo stesso Luciani raccontò, mentre ancora si votava gli era avvicinato il cardinale Pericle Felici che gli consegnò un foglietto: «messaggio per il nuovo papa», disse. «Grazie - rispose Luciani - ma non è ancora fatto». Conteneva una piccola Via Crucis. E ai cardinali che dopo l'elezione andavano a rendergli omaggio, disse: «Cosa avete fatto? Che Dio vi perdoni per quello che avete fatto...».
Giuseppe Sarto (Pio X), nell'accettare ebbe un duplice riferimento evangelico: «poiché questo calice non può passare da me, sia fatta la volontà di Dio» e poi «accepto, in crucem». Il suo successore Achille Ratti (Pio XI), che sembra avesse esitato: «non bisogna che si dica che io rifiuto di inchinarmi alla divina volontà, né che io non voglia il peso che deve gravare sulle mie spalle, o che non apprezzi il valore dei voti dei miei confratelli. E perciò, nonostante la mia indegnità della quale ho profonda conoscenza, accetto».
Alla croce fece riferimento anche papa Giovanni. Si racconta che quando gli fu posta la domanda stette alcuni istanti in silenzio, col volto serio, mormorando, forse, una preghiera, poi disse: «tremens factus sum ego, et timeo (sono tremante e ho timore)». «Ciò che io so della mia povertà e pochezza - aggiunse - basta alla mia confusione. Ma vedendo nei voti dei miei fratelli eminentissimi cardinali di nostra santa Romana Chiesa il segno della volontà di Dio, accetto l'elezione e chino il capo e le spalle alla croce».
Di papa Montini, Paolo VI, si dice che rispose con voce «chiara e forte»; di Pio XII non ci sono racconti, ma si sa che quando ormai l'elezione era certa, per pranzo bevve un bicchiere d'acqua, poi scese a passeggiare nel cortile di San Damaso, leggendo il breviario.
Per tutti, subito dopo il momento delle congratulazioni e degli auguri dei cardinali, c'è la Camera lachrimatoria, una piccola stanza sulla sinistra dell'altare, che prende nome dalle lacrime che i papi appena eletti versano sulla propria nuova condizione.

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