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Mai vista tanta gente nella chiese cattoliche di Mosca

MOSCA - Nella maestosa cattedrale cattolica di Mosca sulla Malaia Gruzinskaia, una strada del centro vicino allo zoo, mai si era vista tanta folla come oggi. Nemmeno a Natale. Anche nella capitale russa la morte del «Papa slavo» ha spinto migliaia e migliaia di fedeli in chiesa, per dare l'addio al pontefice con un'ultima preghiera.
Il via vai è incominciato intenso di mattina presto e alle 11, quando l'arcivescovo di Mosca Tadeuz Kondrusiewicz ha celebrato la messa nella lingua di Dostoievski, non c'era più posto dentro la cattedrale costruita un secolo fa in stile neo-gotico e con lo svettante esterno in mattone vivo. Moltissimi i giovani in raccoglimento.
Due grandi cartelloni con appese foto di Giovanni Paolo II nel pieno della sua dinamica attività pastorale campeggiavano ai lati della navata centrale, appena superato il vestibolo. E sotto i cartelloni i fedeli avevano piazzato magnifici mazzi di fiori bianchi.
Al termine della messa, seguita con estrema partecipazione dai presenti che si sono inginocchiati sul pavimento durante i momenti più intensi della liturgia e che in massa hanno fatto la comunione, l'arcivescovo ha esaltato la figura del Papa e ha ringraziato lo stato russo per la presenza in cattedrale di un vice-speaker del parlamento. «E' un gesto molto apprezzato», ha affermato. L'omelia non gli è stata però facile perché aveva la voce rotta dalla commozione, in particolare quando ha rievocato il suo ultimo, toccante incontro dell'8 marzo con il Papa in quel momento ricoverato al Policlinico Gemelli, che gli chiese: «Come va in Russia?».
L'arcivescovo - che ha spronato i fedeli a porsi spesso la stessa domanda del Papa e ad usarla come pungolo per fare sempre meglio - aveva lanciato due giorni fa un appello ai cattolici del paese (in tutto meno di un milione) perché pregassero per la salute del Papa. Oggi ha chiesto di pregare «in segno di ringraziamento per quanto ha fatto quell'uomo e nella convinzione che vivrà d'ora in poi presso il Signore».
Di origine polacca, uno dei quattro vescovi nominati dal Vaticano per la difficile opera pastorale nella sterminata Russia, Tadeuz Kondrusiewicz ha sottolineato che le messe e le preghiere a ritmo continuo per il Papa non sono affatto appannaggio esclusivo della cattedrale e dell'altra più piccola chiesa cattolica di Mosca, quella di San Luigi, che si trova dietro la Lubianka, storica sede dei servizi di sicurezza, e che oggi è stata presa anch'essa d'assalto dai fedeli. Servizi liturgici con eccezionale partecipazione di folla in risposta alla morte del Papa si sono svolti in effetti in tutte le duecentoventi parrocchie del paese, in dodici lingue diverse.
A capo di una delle due diocesi siberiane, quella di Irkutsk, il vescovo Kirill Klimovic ha fatto leggere nelle chiese poste sotto la sua giurisdizione un messaggio che esalta «il coraggio con cui il pontefice sopportava la sofferenza della grave malattia» e «la severità con cui è andato incontro alla sua ultima ora». «Noi - dice il vescovo, a capo di una diocesi grande quasi come un continente, che copre tutta la Siberia orientale e l'Estremo Oriente russo - siamo profondamente addolorati per quello che è successo. La nostra perdita è pesante. Però la morte non ha un aspetto cupo e spaventoso per gli uomini dentro i quali vive il Cristo».

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