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Lodi da Alessio II, il patriarca che non lo volle a Mosca

MOSCA - «Possa la sua memoria vivere per sempre!», auspica il patriarca russo-ortodosso Alessio II. «Era un uomo saggio e sensibile, il suo nome è associato ad un'intera epoca», sottolinea il presidente Vladimir Putin. Ma il fatto rimane: Giovanni Paolo II se ne è andato con il cruccio di non aver potuto mai mettere piede nella Russia post-comunista. Per il «niet» del patriarca, che il Cremlino ha assecondato.
Dicono dunque soltanto una parte della verità i calorosi messaggi di condoglianze inviati oggi dal patriarca e da Putin, che a parole fanno a gara nell'esaltazione della figura del pontefice defunto. «Il papato di Giovanni Paolo II - così scrive Alessio II - ha segnato un'epoca nella vita della Chiesa cattolica romana e in generale nella storia moderna. La persona, l'attività e le idee di Giovanni Paolo II hanno avuto un forte impatto sul mondo. Piangiamo anche noi la perdita che ha colpito i cattolici. Il defunto capo dell'antica Chiesa cattolica romana era noto per la sua devozione alla via scelta in gioventù e per il forte impegno cristiano. Nella lotta contro la malattia è rimasto fedele al suo dovere, servendo con coraggio il gregge dei fedeli fino all'ultimo giorno».
Non da meno Putin: nel suo messaggio di condoglianze al cardinale Ratzinger definisce il Papa defunto «un uomo saggio e sensibile», «una eccezionale personalità dei nostri tempi il cui nome è associato ad un'intera epoca», che nel corso della sua «instancabile attività « ha cercato di «costruire relazioni internazionali più giuste», «formare la società su principi di amore per l'umanità e di solidarietà «, «rafforzare i fondamenti spirituali e morali dellka vita umana».
«Dei miei incontri con il pontefice ho conservato calorosissimi ricordi. Era un uomo saggio e sensibile, aperto al dialogo», dice il presidente russo (noto per il carattere piuttosto glaciale) sottolineando come Giovanni Paolo II - che lui ha visto l'ultima volta in Vaticano nel novembre 2003 - si sia guadagnato non solo «il profondo amore dei cattolici di tutto il mondo» ma anche «il meritato rispetto di centinaia di milioni di persone di varie fedi e nazioni».
Una realtà un po' più complessa e rispondente al vero traspare da un altro messaggio, del metropolita Kirill, numero due della gerarchia ortodossa, che ha espresso un augurio significativo e cioè che «in futuro il ricordo del Papa defunto serva alla creazione di rapporti reciprocamente buoni» tra la Chiesa ortodossa russa e quella cattolica e «diventi un pegno per superare le attuali difficoltà «.
Le «difficoltà « in effetti non mancano e spiegano come mai Papa Wojtyla sia stato paradossalmente tenuto al bando della «nuova» Russia malgrado proprio lui abbia dato un grosso contributo alla fine della guerra fredda e al crollo del regime totalitario sovietico.
L'attrito di fondo tra il Vaticano e il monastero Danilov di Mosca (dove Alessio II ha il quartier generale) riguarda l'attività missionaria cattolica nell'ex-Urss: per la chiesa ortodossa - che è diventata potentissima nella Russia post-comunista ma teme la concorrenza di una confessione molto più forte e ricca - si tratta di un'indebita forma di «espansionismo» e meglio farebbero i cattolici a smetterla con l'assistenza sociale a tutto campo e con la tentata conversione di «russi che non hanno legami storici con la Chiesa di Roma».
Il patriarcato di Mosca non ama in particolare l'operato del Vaticano in Ucraina e non ha affatto gradito che nel 2002 Paolo Giovanni II abbia creato in Russia quattro diocesi permanenti, con a capo altrettanti vescovi.
Alessio II, che oggi ne piange la morte, ha risposto con un secco 'niet' anche due anni fa quando il Papa si è offerto di riportare lui stesso a Kazan in Russia una preziosa icona della Madonna.
Di fronte a quest'ennesimo rifiuto il Papa ha donato lo stesso per interposta persona l'icona ad Alessio II nello scorso agosto ma nemmeno in quell'occasione il patriarca è stato particolarmente generoso: si è profuso in ringraziamenti ma ha anche sottolineato che quella veneratissima Madonna di Kazan donata dal Vaticano era soltanto «una delle copie».

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