Domenica 16 Dicembre 2018 | 02:35

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La morte dopo una lunga agonia

CITTA' DEL VATICANO - E' durata poco più di 48 ore l'agonia di Giovanni Paolo II: colpito giovedì pomeriggio da uno shock settico che ha provocato un collasso cardiocircolatorio, il papa polacco è morto il 2 aprile, alle 21,37, nel suo appartamento nel palazzo apostolico in Vaticano, all'età di 84 anni.
La sera del 31 marzo la situazione di Karol Wojtyla, che il 24 febbraio aveva subito un intervento di tracheotomia per superare difficoltà respiratoria, era apparsa subito molto grave. Tanto che alle 22.15 il Vaticano aveva deciso di inviare al mondo, contrariamente alle abitudini di riservatezza e di privacy, uno scarno bollettino con le indicazioni del peggioramento delle condizioni di salute di Karol Wojtyla.
Il papa era stato colpito da «un'affezione altamente febbrile provocata da un'infezione alle vie urinarie». Il portavoce vaticano, Joaquin Navarro Valls aveva spiegato che era però iniziata subito un'appropriata terapia antibiotica, sotto il controllo dell'equipe medica vaticana.
Dopo un primo riscontro positivo alle cure, con una stabilizzazione del quadro clinico, il fisico del papa non aveva retto. Era però rispettata la volontà del pontefice di rimanere nella sua abitazione, ove per altro era «assicurata una completa ed efficiente assistenza sanitaria» Wojtyla era «cosciente, lucido e sereno», ma alle ore 19.17 aveva ricevuto il Santo Viatico, il sacramento destinato agli infermi.
La mattina del primo aprile, alle 6,30 il portavoce vaticano Navarro Valls aveva dato un nuovo bollettino, dicendo che le condizioni del papa erano «molto gravi». Il papa aveva concelebrato la Santa Messa, ma, a testimoniare che la situazione era molto compromessa, il cardinale segretario di Stato e gli immediati collaboratori del Santo Padre, si erano uniti a Lui in preghiera.
Il Papa continuava ad essere assistito dal suo medico personale, Renato Buzzonetti, coadiuvato da due medici specialisti in rianimazione, da un cardiologo e da uno specialista otorinolaringoiatra, nonchè da due infermieri.
Da quel momento in poi le condizioni di Karol Wojtyla sono apparse via via sempre più gravi, con una situazione che è parsa subito difficile e non recuperabile, tanto da convicere il Vaticano a lasciare aperta tutta la notte la sala stampa della Santa Sede, affollata di giornalisti di tutto il mondo. Una notte di veglia e di preghiere in piazza San Pietro e in tutto il mondo.
La mattina del 2 aprile il papa era «sempre cosciente, anche se le condizioni erano di «notevole gravita'": erano compromessi anche altri organi, il cuore e la pressione arteriosa era molto bassa. Nel corso della giornata, le condizioni andavano peggiorando anche con una parziale perdita di conoscenza, anche se rispondeva correttamente se sollecitato. Poi, nell'imminenza della morte, fonti vaticane avevano confermato l'avvicinarsi della crisi, confermata mezz'ora dopo dal portavoce vaticano Joaquin Navarro Valls.
La situazione aveva iniziato a precipitare il primo febbraio con un ricovero al policlinico Gemelli dovuto ad una crisi di laringospasmo che aveva colpito l'anziano pontefice, che da anni lottava contro il Parkinson. Un primo ricovero breve, di una decina di giorni, culminato con il ritorno a casa domenica 13 febbraio, a bordo della papamobile.
Pochi giorni dopo, il 24 febbraio, il nuovo ricovero, reso necessario per un'operazione di tracheotomia eseguita la sera dello stesso giorno, per aiutare il papa a respirare, vista la situazione compromessa dal parkinson. Un'operazione che ha costretto il papa ad avere una cannula che ha reso difficile il parlare: in effetti il papa aveva parlato in pubblico solo una volta dopo l'intervento, all'angelus di domenica 13 marzo. Lo stesso giorno, poi, il ritorno a casa, anticipato rispetto alle previsioni, a testimoniare che la ripresa era in corso.
Ma dal suo ritorno in Vaticano in poi, per Giovanni Paolo II la strada è stata un vero e proprio calvario, con i riti della settimana santa a cui non aveva partecipato se non per la benedizione Urbi et Orbi: ma davanti a tutto il mondo non era riuscito a parlare. Altro momento di sofferenza, la via crucis del venerdì prima: fatta dalla sedia mobile, nella cappellina, in collegamento video, ma inquadrato sempre di spalle.
Poi la settimana più difficile, con l'ultima apparizione in pubblico di mercoledì 30 marzo dalla finestra del suo studio: anche in quella occasione il papa non era riuscito a parlare. E lo stesso giorno l'annuncio della necessità di alimentarlo con un sondino naso-gastrico. Una settimana conclusa la sera di sabato, con una piazza San Pietro gremita di fedeli, commossi e in preghiera.

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