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Dalla Vacatio al Conclave

E' il Camerlengo a prendere il timone della Chiesa alla morte del Papa e fino alla prossima elezione papale • Ecco chi sono i 117 cardinali elettori
CITTÀ DEL VATICANO - «Alla morte del Pontefice, tutti i Capi dei Dicasteri della Curia Romana, sia il Cardinale Segretario di Stato sia i Cardinali Prefetti sia i Presidenti Arcivescovi, come anche i Membri dei medesimi Dicasteri cessano dall'esercizio del loro ufficio». Lo stabilisce l'art. 6 della Costituzione apostolica «Pastor Bonus». Viene fatta eccezione per il Camerlengo di Santa Romana Chiesa e il Penitenziere Maggiore, che «continuano a svolgere gli affari ordinari, sottoponendo al Collegio dei Cardinali ciò che avrebbe dovuto essere riferito al Sommo Pontefice». Allo stesso modo, conformemente alla Costituzione apostolica «Vicariae potestatis», il Cardinale Vicario di Roma «non cessa dal suo ufficio durante la vacanza della Sede Apostolica» e, parimenti, «non cessa per la sua giurisdizione il Cardinale Arciprete della Basilica Vaticana e Vicario Generale per la Città del Vaticano».

Al Collegio dei Cardinali, nel tempo in cui la Sede Apostolica è vacante, è affidato il governo della Chiesa solamente per il disbrigo degli affari ordinari o di quelli indilazionabili, e per la preparazione di quanto è necessario all'elezione del nuovo Pontefice. Questo compito dovrà essere svolto nei modi e nei limiti previsti e cioè vanno «assolutamente esclusi gli affari, che, sia per legge sia per prassi, o sono di potestà del solo Romano Pontefice stesso, o riguardano le norme per l'elezione del nuovo Pontefice». Il documento stabilisce inoltre che il Collegio Cardinalizio «non possa in alcun modo disporre circa i diritti della Sede Apostolica e della Chiesa Romana». E nemmeno «lasciar cadere, direttamente o indirettamente, alcunché di essi, sia pure al fine di comporre dissidi o di perseguire azioni perpetrate contro i medesimi diritti dopo la morte o la valida rinuncia del Pontefice».
Il testo affida a tutti i Cardinali il compito di «tutelare questi diritti». Inoltre, «durante la vacanza della Sede Apostolica, il Sostituto della Segreteria di Stato come pure il Segretario per i Rapporti con gli Stati ed i Segretari dei Dicasteri della Curia Romana mantengono la direzione del rispettivo Ufficio e ne rispondono al Collegio dei Cardinali». «Se nell'elezione del Romano Pontefice fosse perpetrato, che Dio ce ne scampi, il crimine della simonia - si legge ancora nel documento - delibero e dichiaro che tutti coloro che se ne rendessero colpevoli incorreranno nella scomunica "latae sententiae" e che è tuttavia tolta la nullità o la non validità della medesima provvista simoniaca, affinchè per tale motivo, come già stabilito dai miei Predecessori, non venga impugnata la validità dell'elezione del Romano Pontefice». Si proibisce a chiunque, «anche se insignito della dignità del Cardinalato, di contrattare, mentre il Pontefice è in vita e senza averlo consultato, circa l'elezione del suo Successore, o promettere voti, o prendere decisioni a questo riguardo in conventicole private». E allo stesso tempo, ribadendo «ciò che fu sancito dai Predecessori, allo scopo di escludere ogni intervento esterno nell'elezione del Sommo Pontefice», in virtù di «santa obbedienza e sotto pena di scomunica latae sententiae», si proibisce «a tutti e singoli i Cardinali elettori, presenti e futuri, come pure al Segretario del Collegio dei Cardinali ed a tutti gli altri aventi parte alla preparazione ed alla attuazione di quanto è necessario per l'elezione, di ricevere, sotto qualunque pretesto, da qualsivoglia autorità civile l'incarico di proporre il veto, o la cosiddetta esclusiva, anche sotto forma di semplice desiderio, oppure di palesarlo sia all'intero Collegio degli elettori riunito insieme, sia ai singoli elettori, per iscritto o a voce, sia direttamente e immediatamente sia indirettamente o a mezzo di altri, sia prima dell'inizio dell'elezione che durante il suo svolgimento».
Questo divieto è esteso «a tutte le possibili interferenze, opposizioni, desideri, con cui autorità secolari di qualsiasi ordine e grado, o qualsiasi gruppo umano o singole persone volessero ingerirsi nell'elezione del Pontefice». A tale riguardo il documento stabilisce che i Cardinali elettori «si astengano da ogni forma di patteggiamenti, accordi, promesse od altri impegni di qualsiasi genere, che li possano costringere a dare o a negare il voto ad uno o ad alcuni. Se ciò in realtà fosse fatto, sia pure sotto giuramento, decreto che tale impegno sia nullo e invalido e che nessuno sia tenuto ad osservarlo; e fin d'ora commino la scomunica latae sententiae ai trasgressori di tale divieto». Il testo, tuttavia, non intende «proibire che durante la Sede Vacante ci possano essere scambi di idee circa l'elezione», ma vieta «ai Cardinali di fare, prima dell'elezione, capitolazioni, ossia di prendere impegni di comune accordo, obbligandosi ad attuarli nel caso che uno di loro sia elevato al Pontificato». Queste «promesse, qualora in realtà fossero fatte, sia pure sotto giuramento», saranno dichiarate «nulle e invalide». Riguardo all'elezione, il documento «esorta vivamente i Cardinali elettori a non lasciarsi guidare da simpatia o avversione, o influenzare dal favore o dai personali rapporti verso qualcuno, o spingere dall'intervento di persone autorevoli o di gruppi di pressione, o dalla suggestione dei mezzi di comunicazione sociale, da violenza, da timore o da ricerca di popolarità». Ma, «avendo dinanzi agli occhi unicamente la gloria di Dio ed il bene della Chiesa, dopo aver implorato il divino aiuto, diano il loro voto a colui che anche fuori del Collegio Cardinalizio avranno giudicato idoneo più degli altri a reggere con frutto e utilità la Chiesa universale».

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