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Proclamati 482 santi da Giovanni Paolo II

ROMA - Il pontificato di papa Wojtyla vanta molti record, ma fra questi quello relativo al numero dei santi è davvero unico. Il papa venuto da oriente ha proclamato un totale di 482 santi, più di quanti, nella storia della Chiesa, ne sono stati canonizzati dal 1588 ad oggi. Se infatti dall'epoca in cui Sisto V istituì la «Sacra congregazione dei riti» - l'odierna Congregazione per le cause dei santi retta dal cardinale portoghese Josè Saraiva Martins - all'inizio del pontificato di Giovani Paolo II erano saliti alla gloria degli altari 302 personalità della Chiesa, l'attuale pontefice, nel corso dei suoi 26 anni di pontificato, ha canonizzato ben 482 nuovi santi.
Una scelta che costituisce un autentico stravolgimento dell'idea di santità radicato nella fede cattolica fino a Paolo VI. Quest'ultimo, tuttavia, aveva già dato avvio a una intensificazione delle canonizzazione elevando alla gloria degli altari 84 figure di spicco della Chiesa. Una delle idee guida di Giovanni Paolo II è stata proprio quella della santità come esperienza quotidiana, non fatto eccezionale ma evento che riguarda ogni credente.
Una santità dunque che appartiene a ciascuno dei fedeli, alle sue possibilità, al suo impegno nella vita. La santità segno profetico che percorre tutto il pontificato 2 L'idea di santità come momento centrale della fede e segno di riconoscimento cristiano ha avuto un ruolo centrale nell'idea di Chiesa promossa da Giovanni Paolo II. Tanto che che, nel corso del Giubileo del 2000, il pontefice ha voluto suggellarla celebrando - tutti insieme - i martiri della fede del XX secolo proprio al Colosseo, il luogo dove, nella tradizione cristiana, furono martirizzati dai romani i primi cristiani e dove, ogni anno, si svolge la Via Crucis che ripete la Passione di Cristo. In quell'occasione il papa volle comprendere in una stessa celebrazione migliaia di uomini e donne, religiosi e laici, che avevano lasciato una traccia di sé nella storia attraverso la testimonianza del proprio martirio e l'adesione ai valori della fede cristiana.
Tutto il pontificato del resto è stato contrassegnato dalle celebrazioni per le canonizzazioni. Da Massimiliano Kolbe, il prete polacco martirizzato ad Aushwitz, a Edith Stein, l'ebrea convertita al cattolicesimo che trovò la morte nel campo di concentramento e che Wojtyla ha voluto inserire fra i santi patroni d'Europa. E poi Faustina Kowalska, la suora polacca salita alla gloria degli altari a Roma, nell'anno del Giubileo, festeggiata da decine di migliaia di connazionali del papa che giunsero nella capitale in quell'occasione. Suor Faustina, la santa della divina misericordia, è figura centrale nella religiosità di Wojtyla; dedicò la sua vita alla contemplazione spirituale e all'invocazione della misericordia di Dio sugli uomini.
E poi le grandi canonizzazioni di Padre Pio e Josè Escrivà de Balaguer. Personalità diversissime fra di loro ma egualmente importanti per il papa che ha voluto portarli prima alla beatificazione poi al gradino più alto degli altari. Segue fpe Wojtyla: La santità segno profetico che percorre tutto il pontificato 4 Papa Wojtyla ha poi colto l'importanza straordinaria dell'enorme seguito popolare che ha accompagnato - e continua ad avere - padre Pio il cui culto è osservato in ogni parte del mondo. I gruppi di preghiera ispirati al santo con le stimmate sono ormai diffusi in decine di paesi e hanno travalicato i confini della Puglia e dell'Italia da dove sono partiti.
Una prova se n'è avuta il giorno della canonizzazione a Roma - il 16 giugno del 2002, quando circa 300mila persone accorsero in piazza san Pietro per festeggiare la canonizzazione di padre Pio. Con il santo originario di Pietralcina Wojtyla ha voluto accogliere nella Chiesa una grande figura di santità popolare, tipica del mezzogiorno italiano ma capace di parlare a tutti i fedeli un linguaggio semplice che riavvicinava le persone comuni a Cristo e alla preghiera.
Alla gloria degli altari è salito anche Josè Maria Escrivà de Balaguer, il fondatore dell'Opus Dei, la forte organizzazione cattolica spagnola che ha conosciuto sotto il pontificato di Wojtyla la sua definitiva consacrazione. Anche la cerimonia per Escrivà fu segnata da una grande partecipazione di fedeli a San Pietro e dintorni. Si tratta di figure diverse intorno alle quali dentro e fuori la Chiesa si è aperto un dibattito spesso aspro, fatto di consensi e contestazioni. Ma Wojtyla ha scelto la strada dell'apertura e dell'accoglienza di ogni «pezzo» di questa Chiesa universale che è fatta di volti e storie diverse. Così sono stati canonizzati preti impegnati in favore dei poveri, figure eroiche dell'Italia a cavallo fra '800 e '900, come don Luigi Orione o Annibale Maria Di Francia.
Con loro è salita alla gloria degli altari Gianna Beretta Molla, la donna malata di tumore che decise di partorire - rinunciando a farsi operare - pur sapendo che, in questo modo, non perdeva la figlia ma perdeva la vita. E ancora, nella formidabile rassegna di santi voluti da Wojtyla, è da ricordare la figura - sospesa fra storia e leggenda - di Juan Diego, l'indio messicano cui apparve la Vergine di Guadalupe, la cui devozione è diffusa in tutta l'America Latina.
Insieme a lui, nel 2002, il papa elevò al gradino più alto degli altari, Pedro de san Josè de Betancourt, vissuto in Guatemala nel XVII secolo, che consacrò la sua vita alla difesa degli indios e delle popolazioni più povere della regione. E ancora, in tempi recenti, è divenuto santo padre Daniele Comboni, il primo evangelizzatore dell'Africa.

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