Giovedì 13 Dicembre 2018 | 07:48

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Il suo appartamento verrà sigillato

CITTÀ DEL VATICANO - Accertamento ufficiale della morte, sigillo della camera e dello studio del Papa, notificazione al vicario per l'Urbe, Ruini, in attesa della pubblicazione del testamento di Giovanni Paolo II che segnerà l'inizio dei preparativi per il funerale e la tumulazione. Saranno questi, ora, i primi adempimenti che verranno compiuti dal Camerlengo vaticano, il cardinale Edoardo Martinez Somalo, mentre in tutto il mondo verranno celebrate Messe e veglie in suffragio del 264° Successore di Pietro.
È stato lo stesso Karol Wojtyla a dare disposizioni nella "Universi dominici gregis", confermando in gran parte quelle dei suoi predecessori, sul da farsi di tutto ciò che gli è appartenuto e degli spazi in cui ha abitato ed esercitato il ministero.
Appena ricevuta la notizia della morte, il cardinale Martinez Somalo, in quanto Camerlengo di Santa romana Chiesa, «deve accertare ufficialmente la morte del Pontefice» alla presenza del maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie Piero Marini. Il rituale prevede che il Camerlengo chiami il Papa tre volte con il suo nome di battesimo, «Karol».
Per secoli il protocollo ha poi previsto che il Camerlengo picchiettasse la fronte del Pontefice con un martelletto d'argento recante lo stemma papale. Un gesto che ora è sostituito con il semplice stendere un velo sul viso del defunto. È a quel punto che il Camerlengo pronuncia la formula di rito: «Il Papa è morto». All'accertamento assistono, oltre a Marini, i prelati chierici della Camera apostolica Karel Kasteel, Antonio Macculi e Vincenzo Ferrara, con il segretario e cancelliere della Camera, l'avvocato Enrico Serafini, che compilerà il certificato di morte.
Il cardinale Martinez Somalo deve poi «apporre i sigilli allo studio e alla camera» del Papa, «disponendo che il personale abitualmente dimorante nell'appartamento privato vi possa restare fino a dopo la sepoltura del Papa, quando l'intero appartamento pontificio sarà sigillato».
Verranno letti i documenti lasciati dal defunto pontefice per il Collegio dei cardinali, e i «familiari» del Papa, ovvero il segretario mons. Stanislao, le quattro suore polacche, il cameriere Angelo Gugel, potranno restare nell'appartamento fino alla fine delle "Novendiali", ovvero delle esequie, fino a quando cioè non verrà sigillato in attesa dell'elezione del successore.
Una volta redatto il certificato di morte, il Camerlengo ha comunicato il decesso al cardinale Ruini, vicario del Papa per la diocesi di Roma. Martinez Somalo prenderà quindi possesso del Palazzo apostolico vaticano e di persona o tramite un delegato, del Laterano e di Castel Gandolfo per «esercitarne la custodia e il governo».
Una volta letto il testamento, il Camerlengo dovrà stabilire, uditi i tre cardinali capi dei tre ordini dei vescovi, dei diaconi e dei presbiteri, «tutto ciò che concerne la sepoltura del Pontefice, a meno che questi, da vivo, non abbia manifestato la sua volontà a tale riguardo». Il tutto, naturalmente, sotto la supervisione dei prefetti di Casa pontificia James Harvey e Stanislaw Dziwisz.
Inoltre deve prendersi cura a nome e con il consenso dei cardinali di «tutto ciò che le circostanze consiglieranno per la difesa dei diritti della sede Apostolica e per una retta amministrazione di questa». «È infatti compito del Camerlengo, in periodo di sede vacante - ha decretato papa Wojtyla - di curare e amministrare i beni e i diritti temporali della Santa Sede, con l'aiuto dei tre cardinali assistenti, premesso, una volta per le questioni meno importanti, e tutte le volte per quelle più gravi, il voto del collegio dei cardinali».
Fin qui, la prassi. Per il resto, sono avvolti nel mistero i segreti della plurisecolare tradizione del trattamento del corpo dei Papi per conservare integra la salma il più a lungo possibile. Un tempo il corpo veniva svuotato di tutti gli organi decomponibili per rendere più duratura l'imbalsamazione.
Pochi sanno, ad esempio, che i precordi di ben 22 Papi, da Sisto V morto nel 1390 a Leone XIII deceduto nel 1903, sono conservati in apposite anfore nella chiesa dei santi Anastasio e Vincenzo accanto a Fontana di Trevi, che fino al 1876 mantenne il titolo di "parrocchia pontificia" (è nei pressi di quella che fino al '700 fu la residenza papale, il Palazzo del Quirinale).
Il papa Pio X abolì questa usanza, per la quale il Belli, con la consueta crudezza, definì la chiesa un «museo de corate e de ciorcelli», dal termine popolare dato alle viscere degli animali da macello. Fallito l'esperimento sulla salma di Pio XII, riuscì invece il trattamento su Giovanni XXIII: dieci litri di un liquido speciale inventato da Gennaro Goglia preservò la salma.
È riservato e affidato alle ultime volontà del defunto anche l'ultimo atto prima che la salma venga portata in basilica per l'omaggio dei fedeli, ovvero la vestizione, che nel caso di Wojtyla verrà presumibilmente compiuta dal suo segretario mons. Stanislao, dal cameriere Angelo, dell'arcivescovo Marini.
Dopo lo scandalo delle foto di papa Pio XII, il cui cadavere venne ritratto subito dopo la morte dal medico Riccardo Galeazzi Lisi che poi vendette gli scatti a decine di rotocalchi, Giovanni Paolo II ha stabilito che non venga fotografata la salma se non «a fine di documentazione» e con il permesso del Camerlengo, non prima di esser stata «rivestita degli abiti pontificali».

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