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Sarà ricordato anche per gli attentati di cui è stato vittima

CITTA' DEL VATICANO - E' stato il Papa che ha subito il maggior numero di attentati: episodi veri e minacce, reali o di mitomani, o addirittura casi esistiti solo per giornali e tv. Quasi una psicosi, tanto che spesso minacce anonime e persino segnalazioni di servizi segreti non sono state rese note.
Nella memoria di tutti, naturalmente, è scolpito l'attentato del 13 maggio 1981, quando Giovanni Paolo II, in Piazza San Pietro, si accasciò sulla camionetta sotto i colpi di pistola di Alì Agca. Un attentato che il Papa ha poi iscritto in un disegno provvidenziale perchè vi ha visto un intervento della Vergine. Il perchè fu chiarito il 13 maggio di 29 anni dopo, nel 2000, quando rivelò il 'terzo segretò, che parlava di un papa ucciso: così sarebbe stato, era la convinzione di Giovanni Paolo II, se la Madonna non avesse deviato quel proiettile.
Ma di attentati si era parlato per la prima volta già nel 1979, quando il Papa, eletto da meno di un anno, andò nella Repubblica d'Irlanda: proprio segnalazioni di tale tipo sarebbero anzi all'origine della mancata visita nell'Irlanda del Nord. Voci insistenti ci furono anche in occasione dei viaggi papali in Francia (1983), Australia (1986), Cecoslovacchia (1990), Messico (1990) e Angola (1992). Se ne è parlato anche in occasione del viaggio a Damasco (2001), ma i timori sono stati negati, in Vaticano, con la formula, «nè prima, nè durante, nè dopo». Come altrove, dopo l'11 settembre i timori di attentati da parte di ambienti dell'estremismo islamico si sono infittite, malgrado l'impegno speso dal Papa per allontanare lo spettro di uno scontro di religioni. Si sono così ipotizzati complotti sia a Roma che in occasione di alcuni viaggi, come quello in Croazia del 2003.
Di attentati, sia che fossero mirati a colpire la persona del Papa, sia che siano stati gesti dimostrativi, si può parlare concretamente in sei occasioni:
- 16 febbraio 1981: Pakistan. Un uomo muore per l'esplosione di un ordigno all'ingresso dello stadio di Karachi mentre Giovanni Paolo II viene accolto da decine di migliaia di persone in quello stesso impianto sportivo. Sembra che l'uomo avesse in un canestro una bomba rudimentale, da usare contro il Papa.
- 13 maggio 1981: Roma, piazza San Pietro. Poco dopo le 17 Mehmet Alì Agca spara e ferisce gravemente Giovanni Paolo II che sta salutando la folla prima dell'inizio di una udienza, generale ferendo anche, meno gravemente, due donne. Il Papa, che nel caos e nell'indecisione seguiti a quel momento rischiò di morire dissanguato, fu operato all'intestino e ad una mano. Giovanni Paolo II perdonò immediatamente e pubblicamente il suo attentatore che andò anche a trovare in carcere, il 27 dicembre 1983. Chi ha armato la mano di Agca? Certezze non sono mai state raggiunte, nè in sede giudiziaria, nè in altro modo. Alle molte «verità» raccontate dal killer turco si sono aggiunte negli anni voci provenienti o attribuite a servizi segreti di mezzo mondo. Nessuna di tali voci ha mai avuto commenti del Vaticano: solo il cardinale Agostino Casaroli rileverà che certo non era stato il gesto di un singolo. Quanto alla matrice, molti lo collegano alla paura sovietica di un contagio di Solidarnosc verso gli altri Paesi allora gravitanti nell'orbita Urss. Giovanni Paolo II, in occasione del viaggio in Bulgaria, il 25 maggio 2002 dirà però di non aver mai creduto alla «pista bulgara», con un'affermazione che molti, anche in Vaticano, giudicheranno «politica» verso il Paese che in quel momento lo ospitava e verso un governo che, comunque, con gli eventuali organizzatori dell'attentato non aveva nulla a che fare. Ma nel suo libro «Memoria e identità», uscito quest'anno ha scritto che l'attentato compiuto da Ali Agca, un kller «professionista», fu «commissionato» e fu opera di «una delle ultime convulsioni delle ideologie della prepotenza, scatenatesi nel XX secolo» . Lo . «La sopraffazione - spiega - fu praticata dal fascismo e dal nazismo, così come dal comunismo».
Al di là di tali dichiarazioni, Giovanni Paolo II ha sempre sostenuto che tutto il tempo di vita dopo quel 13 maggio gli è stato donato, grazie ad un miracolo dovuto alla Madonna, che in quel giorno si venera nell'apparizione a Fatima. E quando nel giugno del 2000 è stato reso pubblico il testo della terza parte del segreto di Fatima, nella quale si parla di un vescovo vestito di bianco che viene ucciso con armi da fuoco e frecce, l'interpretazione ufficiale data dal Vaticano è che in esso si prevedeva un attentato mortale al papa. Solo l'intervento della «mano materna» di Maria, deviando il proiettile, avrebbe salvato Giovanni Paolo II. Proiettile che, non a caso, è ora conservato nella corona della Vergine di Fatima
- 12 maggio 1982: Fatima. Alle 23 il Papa sta terminando una processione sul sagrato del santuario, dove si è recato proprio per ringraziare la Madonna di essere scampato, un anno prima, alla morte. A pochi passi da Giovanni Paolo II viene fermato il trentaduenne Josè Rodriguez Krone, spagnolo, che ha frequentato gli ambienti del vescovo tradizionalista Lefebvre. Gridando: «Abbasso il Papa, muoia il Vaticano II», tenta di aggredire Giovanni Paolo II. Nascosta sotto la tonaca da prete, che ha indossato per l' occasione, nasconde una baionetta di fucile tipo Mauser. Al processo sarà riconosciuto folle.
- 3 maggio 1984: Seul. Fu definito uno scherzo: mentre il Papa si recava ad un incontro nella capitale della Corea, uno studente gli puntò contro una pistola. Ma poi buttò a terra l'arma, che andò in frantumi, essendo di plastica. Arrestato, dichiarò di aver voluto fare uno scherzo. Fu giudicato uno squilibrato. Cinque anni dopo, quando il Papa, il 7 ottobre 1989 tornò in Corea, tra i doni portati all'altare c'erano un Vangelo con una bomba Molotov e una di gas lacrimogeni, ma volevano essere un segno di protesta contro la repressione delle manifestazioni dei giovani per le riforme.
- 15 maggio 1988: Perù. Durante la visita del Papa quattro bombe esplodono in diverse parti di Lima. Gli attentati sono dimostrativi, non causano vittime, ma provocano l'interruzione dell'energia elettrica. Vengono attribuiti ai guerriglieri di Sendero luminoso.
- 10 settembre 1990: Costa d'Avorio. La notizia non è mai stata confermata, ma sembra che i servizi segreti francesi abbiano avvertito di una possibile bomba sull'aereo che riporterà il Papa a Roma. Il giorno prima della partenza da Yamoussoukro l'aereo sarebbe stato portato in Francia e sottoposto ad un controllo accuratissimo. Quella notte gli uomini della vigilanza vaticana dormirono a bordo.
- 15 gennaio 1995: Filippine. Dopo la partenza di Giovanni Paolo II, il capo della polizia di Manila raccontò di una irruzione in un appartamento, dove furono trovati timer, ordigni esplosivi, vestiti da prete e mappe della città con i percorsi del Papa. Sarebbero stati di un commando islamico, poi collegato a Bin Laden.
- 11 aprile 1997: Sarajevo. Una carica esplosiva, 150 chilogrammi, viene trovata sotto un ponte lungo pochi metri su cui doveva passare il corteo papale. Un portavoce della polizia internazionale dell'Onu (Iptf) spiega che «il dispositivo era innescato, le 23 mine anticarro erano collegate ad un detonatore e ad un dispositivo radio che poteva essere usato come comando a distanza». Ma la versione della polizia bosniaca sui tempi serviti per disinnescare tante bombe (20 minuti), susciterà non poche perplessità da parte di esperti.

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