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L'esercito dei giovani di Wojtyla: «Non mollare, ti vogliamo bene»

Vaticano - In preghiera per il Papa morente ROMA - Si rivolgono a Giovanni Paolo II come a un amico, un fratello, un padre, nel gergo che userebbero con i loro compagni di scuola, in messaggi pieni di puntini e cuoricini: sono i «suoi» ragazzi, i Papaboys, un esercito numeroso che gli è stato accanto fino a oggi e che in queste ultime, drammatiche ore del pontificato di Karol Wojtyla prega incessantemente per lui.

Loro, i Papaboys, che durante la giornata mondiale della gioventù si riversarono in oltre un milione sul prato dell'Università di Tor Vergata a Roma per acclamare il Pontefice, in queste ore si ritrovano sul forum del loro sito per scambiarsi ricordi e preghiere, ma anche per rivolgersi direttamente al Papa, raccontargli le loro emozioni, dimostrargli il loro affetto.

«All'uomo che ci ha ridato la fede - scrive Carla rivolgendosi appunto a Wojtyla - Non possiamo vedere, non possiamo toccare, non possiamo sentire. Possiamo solo credere: tu ci hai fatto vedere, ci hai fatto toccare e sentire. E centinaia di germogli nasceranno dai milioni di semi che hai sparso nella terra. Grazie per ogni tua singola parola, per ogni tuo singolo gesto e preghiera, ma sopratutto grazie per il tuo sguardo che ha infuocato milioni di giovani in tutto il mondo. Al mio, al nostro papa... con infinito amore», è la straziante chiusura del messaggio.

Poi c'è Silvia, che al Papa si rivolge con un «ciao». «Hai cambiato il mondo, hai unito il mondo -scrive- non ti sei mai fermato davanti a nulla. Queste ore sono strazianti, ti vogliamo bene, sarai sempre nei nostri cuori».

C'è chi racconta un'esperienza personale: «Ciao caro Papa - si legge in uno degli ultimi messaggi arrivati al sito - Ti scrivo come se tu fossi qui vicino a me, ti prego non ci lasciare. Tu sei un grande, hai cambiato il mondo, hai aiutato a credere chi non credeva e con la tua forza hai dato forza, ad altri come anche a me, che quando ero in coma mi son risvegliato, e non potendo più camminare dopo mesi, vedendoti in tv, decisi di venire alla giornata mondiale della gioventù del giubileo 2000, da te, per vederti, e i medici mi dicevano che mancavano 2 mesi e che non ce l'avrei fatta a camminare ma in 2 mesi ho recuperato e sono venuto a Roma con le mie gambe. Eravamo 3 milioni di persone - racconta ancora - lì ho conosciuto grazie a te persone fantastiche».

Annalisa, ancora, scrive: «Sono con te. Non ho mai potuto realizzare il sogno di vederti anche solo da lontano, sei il primo papa che ho conosciuto e sarai per sempre l'unico Papa. Ancora non c'è l'ufficialità, ed io spero in un miracolo, perché ti voglio bene, perché per me sei un grande uomo, perché sogno di conoscerti. Sembra che il miracolo non accade - prosegue - ma io sono con te, anche se sono lontana con il corpo, anche se nemmeno questa volta sono potuta venire da te a Roma, io ci sono vicina a te perché tu sei dentro al mio cuore». «Mi verrebbe da dire non mollare mai - afferma ancora -, ma la cosa che c'è da dire ti voglio bene anche se è la prima volta che lo dico, anche se è la prima volta che scrivo qua, ti voglio veramente tanto bene caro papa-papà».

Alessandra invece scrive: «Ci mancherai come a un figlio può mancare un padre che sta morendo. Prega per noi che rimaniamo in questa terra».

E Katia in uno slang da sms: «TVB, ciao Papa. Sai mentre sto scrivendo le lacrime cadono lungo le mie guance... sai, nn posso credere ke tu ti stai spegnendo così, mi mankerai, mi mankerà tutto di te, il tuo carisma, il tuo modo di essere, ma soprattutto mi mankerà il tuo sguardo, uno sguardo pieno di vitalità, di forza, quello stesso sguardo ke mi da la forza di andare avanti tutti i giorni».

C'è poi chi gli fa coraggio: «Non abbiate paura! Il Papa ha sempre detto di non avere paura... Ecco questa notte caro, carissimo Giovanni Paolo II non avere paura... Cristo porta la tua croce».
Sono tanti anche i «Forza Papa!» e i «Ti voglio bene».
E c'è chi, pur non essendo cattolico, vuole comunque testimoniare l'affetto per Wojtyla: «Non sono credente, non amo la Chiesa - scrive Mittler - ma oggi ho pianto per le condizioni del vostro Papa. Ho pianto perché il mondo intero sta perdendo un grandissimo uomo».

«Il papa è uno di noi, parte della nostra famiglia, un pezzo del nostro cuore - scrive Maria Chiara - che la luce della grazia illumini il suo momento di sofferenza e lo accompagni benigna nella braccia del padre».
E Michy: «Caro Papa, grazie per aver aperto il mio cuore. Spero che le mie preghiere, da poco riscoperte, possano accompagnarti in questo viaggio verso la serenità. Aiutaci a vivere la vita».

Poi c'è Giovanni75. Da lui, un grido disperato: «Nooo, non ci credo, non se ne può andare». E infine un invito da Emma: «Esponiamo 1 panno bianco alle finestre per salutare il papa... Lo abbiamo sempre fatto!! ora + che mai lui è con noi!».

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