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Varsavia: città in silenzio e veglie di preghiera

VARSAVIA - Come capita solo quando il dolore è sincero, è con grande pudore che Varsavia piange il "suo" Papa. Lo fa in silenzio, pregando nelle sue chiese, e in generale abbassando la voce, senza manifestazioni di piazza o esternazioni pubbliche, ma raccogliendosi spontaneamente nelle sue chiese. Anche di notte, con una veglia di preghiera a Sant' Anna, nella città vecchia.
Dalla "Stare Misto", la Città vecchia, fino alla "Nowe Misto", la città nuova, passando attraverso la Trakt Krolewski, la Via Reale, Varsavia è da giorni - ma oggi più che mai - in attesa e in silenzio. A Roma il Papa è in fin di vita e la città "sente" l'evento. E lo vive così, con discrezione e cordoglio autentici. E' un dolore pubblico ma allo stesso tempo privatissimo, come se fosse la condivisione collettiva di uno stato d'animo individuale. L'antica capitale polacca che la leggenda vuole essere nata dall'amore di tale Wars con la bella Sawa (due bambini usciti dalle acque della Vistola), ha vissuto in questi termini la giornata dell'attesa. Da un lato, come è inevitabile, la vita che scorre secondo i ritmi di sempre, con la centralissima Ulica Nowy Swiat (letteralmente "Nuovo Mondo") affollata di passanti a contemplare le vetrine delle boutiques alla moda e dei tanti esercizi commerciali; dall'altro, però, una diffusa sensazione di attesa, che ha portato la gente a fare le cose di sempre ma abbassando la voce.
«Aspettiamo la notizia, tutti aspettiamo la notizia», commenta Stanislaw Wola, tassista in servizio dall'aeroporto Okecie al centro città. «Noi polacchi siamo tutti cattolici e sappiamo che il Papa sta morendo. Preghiamo per lui. In tutta la città si sente questa cosa». Nelle chiese di Varsavia - dalla Cattedrale di San Giovanni Battista alla chiesa della Visitazione della Vergine, dalla Chiesa di San'Anna a quella delle Carmelitane - i fedeli nel corso della giornata si sono spontaneamente ritrovati via via sempre più numerosi. Per attendere insieme. E per pregare con fede sincera per un uomo che per loro, cattolici polacchi, è qualcosa di più di un simbolo. Per lui candele accese alle finestre per tutta la notte, e una veglia tanto simbolica quanto continua nella chiesa di Sant'Anna.
A Varsavia Karol Wojtyla non è stato soltanto riferimento spirituale «di tutti», da Lech Walesa e Solidarnosc fino all'ultimo degli studenti. E' stato ed è anche per la gente di Polonia una sorta di padre della patria, colui che ha infuso nei cuori il coraggio di imboccare il cammino verso il "Nowy Swiat" (il nuovo mondo). Impensabile, impossibile non pensare a lui in quelli che sono i suoi ultimi giorni. Impensabile, impossibile per Varsavia non abbassare la voce. Per una preghiera che è di tutta la città.
Luciano Clerico

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