Giovedì 17 Gennaio 2019 | 22:44

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Statali - Berlusconi: in Cdl siamo tutti d'accordo. Prodi: sul contratto degli statali nella Maggioranza sta succedendo l'ira dio Dio

ROMA - Nella maggioranza si cerca di mettere fine ai contrasti sugli aumenti agli statali, mentre l'opposizione continua a gridare alla strumentalizzazione elettorale. L'annuncio del ministro per la Funzione Pubblica Mario Baccini, che l'accordo si farà dopo le regionali per non interferire con il voto, è arrivato al termine di una giornata carica di polemiche. Il premier Berlusconi, da Reggio Calabria, nega che ci siano contrasti nella maggioranza: il presidente del Consiglio dice che «si montano dissensi che non ci sono all'interno del governo». Le differenze nella Cdl sul nodo contrattuale per il pubblico impiego, per Berlusconi, sono spiegabili con la campagna elettorale. Di qui il suo invito: «E' chiaro che in un momento elettorale ciascuno porta acqua al suo mulino del proprio partito, ma al di là di questo bisogna sempre avere i piedi per terra». E i piedi per terra vogliono dire partire dalla finanziaria e dai 95 euro di aumenti medi. Anche se il governo «non sta a guardare uno, due o tre euro di differenza». Prende la palla al balza Gianfranco Fini, che aveva subito chiesto uno sforzo al governo per garantire aumenti più consistenti. Le parole di Berlusconi, secondo Fini, significano che c'è la volontà di andare oltre quota 95 e che il governo «è disponibile a fare qualche passo in più». Fini lega eventuali altri aumenti a incrementi di produttività e alla meritocrazia. Quanto alla Lega, Fini dice di aver sentito i ministri del Carroccio e di aver ricevuto la garanzia che la linea del governo non viene messa in dubio dagli uomini di Bossi. La loro assenza dal convegno del centrodestra sulla Pubblica Amministrazione viene sdrammatizzata da Fini con una battuta: «Non è colpa nostra se la lega a Roma non c'è». Ma l'ottimismo di Fini si scontra con le parole dei leghisti. Se Castelli dice no a «operazioni clientelari», Calderoli fa temere il peggio quando fissa la soglia invalicabile a quota 85 euro. Niente paura: era solo un lapsus, rivelatore, però, degli umori dei leghisti, che comunque continuano ad essere contrari a superare i 95 euro.
Nel centrosinistra, invece, c'è compattezza nel criticare la maggioranza. «Sul contratto degli statali - punta l'indice Romano Prodi - sta succedendo l'ira dio Dio perchè la Lega la vuole bianca, l'altro la vuole rossa e Forza Italia la vuole verde. Non si capisce assolutamente che cosa sta facendo questo governo. Vedrete che cosa succederà dopo le regionali...». La ricetta di Prodi? Lui non avrebbe «ridotto le tasse ai ricchi», ma avrebbe finanziato gli aumenti con una riduzione delle imposte sul lavoro. Posizione che si attira gli strali di Fini, secondo il quale il Professore «prende in giro gli italiani», perchè le risorse da lui indicate non basterebbero per finanziare il contratto degli statali.
Contro Fini si scaglia invece Bertinotti. Il leader di Rifondazione Comunista lo accusa di «essersi pentito» della sua proposta di arrivare a 100 euro di aumento. «Si è spaventato sotto le bacchettate del presidente del Consiglio che considerava eccessiva la sua apertura e ora si nasconde dietro l'incremento della produttività «.
Per il resto, il leit motiv del centrosinistra è l'accusa alla maggioranza di aver dato vita a una «sceneggiata a fini elettorali». Lo ripeto praticamente all'unisono gli esponenti di tutte le forze politiche dell'Unione. «Un contratto non è merce di scambio elettorale», dice il segretario dissino Pietro Fassino, seguito subito dal leader della Margherita Rutelli: «Siamo di fronte a una brutta storia, sulla pelle di milioni di lavoratori che di tutto hanno bisogno meno che di questo circo a due giorni dalle elezioni». «E' un'assoluta indecenza - esclama invece Massimo D'Alema - mancano tre giorni al voto e dopo aver lasciato marcire il contratto degli statali se ne sono ricordati solo ora per inscenare una commedia tra il presidente del consiglio e il ministro Maroni». Se il socialista Enrico Boselli parla di «grossolana strumentalizzazione a fini elettorali». il segretario dei comunisti italiani Diliberto definisce l'intera vicenda come «una cosa vergognosa». Per il verde Pecoraro Scanio «il penoso tentativo di Berlusconi di minimizzare la spaccatura all'interno del centrodestra non fa che confermare lo stato di crisi in cui versa la maggioranza, divisa su tutto».
Marco Dell'Omo

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