Venerdì 14 Dicembre 2018 | 01:45

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Elezioni regionali - Una giungla di leggi elettorali

Al voto per le stesse elezioni, le regionali, ma con meccanismi elettorali differenti. Accadrà domenica e lunedì prossimi, complicando così ulteriormente un sistema, quello italiano, che già prevede leggi diverse a seconda del tipo di consultazione (politiche, regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali).
Al cosiddetto "Tatarellum", con il quale nel 1995 e nel 2000 si era votato su tutto il territorio nazionale, in alcune Regioni sono state apportate modifiche, frutto dell'approvazione degli Statuti o di singole leggi elettorali regionali. In particolare le novità riguarderanno Calabria, Puglia, Lazio, Toscana, Marche e Abruzzo.
E questo potrebbe essere soltanto l'inizio, visto che in futuro anche altre Regioni potrebbero seguire la stessa strada. Un'ipotesi che in taluni ambienti viene vista con preoccupazione, tanto che nei giorni scorsi il sottosegretario all'Interno Antonio D'Alì ha lanciato un vero e proprio allarme e lo stesso ministro dell'Interno Beppe Pisanu ha espresso le sue perplessità e ha espresso l'auspicio che «il Parlamento possa tornare a riflettere pacatamente sui rischi connessi alla proliferazione di leggi elettorali e alle controversie che ne possono derivare».
«Ritengo -ha affermato invece D'Alì parlando al Senato- che alla luce delle ultime vicende si profili la necessità di un approfondito esame parlamentare dell'intera materia, tenuto conto del fatto che in prospettiva potremmo trovarci di fronte a venti diverse leggi elettorali regionali, ciascuna delle quali potrebbe generare un diverso contenzioso ed indurre risposte diverse sul piano delle garanzie istituzionali, creando nei cittadini disorientamento o addirittura sfiducia nella certezza dei procedimenti elettorali».
La legge elettorale per le Regionali fondamentalmente è il cosidetto "Tatarellum", che prevede l'assegnazione dell'80 per cento dei consiglieri su base proporzionale e il restante 20 su base maggioritaria, con premio di maggioranza.
Il territorio della Regione viene diviso in circoscrizioni corrispondenti alle Province, dove i partiti presentano le loro liste, collegate ad un candidato presidente. Le coalizioni che lo sostengono presentano poi un'altra lista sul collegio che comprende tutta le Regione, il cosiddetto listino.
Come detto l'80 per cento dei seggi viene ripartito su base proporzionale in virtù dei voti ottenuti da ciascun gruppo politico, a patto che abbia superato il 3% dei consensi. La soglia di sbarramento viene a cadere se il listino raggiunge almeno il 5% A questo punto scatta il meccanismo del premio di maggioranza: se la coalizione che sostiene il presidente risultato vincitore ha conseguito almeno il 50% dei consiglieri, verrà assegnato un ulteriore numero di seggi pari al 10%, che verranno individuati con riferimento al listino, in base all'ordine di presentazione dei candidati.
Il restante 10% di maggioritario andrà invece ripartito su base proporzionale tra le liste provinciali.
Se invece la coalizione vincente non raggiunge il 50% dei consiglieri, la quota maggioritaria si trasformerà in vero e proprio premio di maggioranza, perché tutto il restante 20% verrà attribuito al listino del presidente eletto.
L'elettore disporrà di una sola scheda ma potrà esprimere due voti: uno per la lista provinciale con relativa preferenza per il consiglio regionale, l'altra per il candidato presidente e il relativo listino.
Se esprimerà il consenso solo per una lista di partito, il voto andrà automaticamente anche al candidato presidente, ma non potrà avvenire viceversa. È possibile anche votare disgiuntamente per un partito e per un candidato presidente e un listino non collegati.
Per quanto riguarda il numero di consiglieri regionali, questo può variare a seconda del numero di abitanti, per cui si va dagli 80 della Lombardia ai 30 di Umbria e Basilicata.
Tuttavia il numero può variare quando la coalizione vincente, sommando i voti raggiunti al proporzionale e al maggioritario, non riesce comunque ad ottenere la maggioranza in Consiglio: in questo caso viene aggiunto un numero di consiglieri che consenta al presidente della Giunta di disporre del 55% dei consiglieri.

A questo schema sono state introdotte modifiche con l'approvazione di statuti e leggi elettorali regionali.

PUGLIA - Consiglio regionale con 70 membri rispetto ai 60 attuali. Sbarramento al 5% per liste provinciali che non siano collegate ad altre, mentre in caso di gruppi politici collegati il limite varrà per la coalizione. Non c'è il listino e per formare il premio di maggioranza i consiglieri vengono scelti proporzionalmente tra le liste collegate al presidente eletto, che abbiano ottenuto almeno un seggio.

ABRUZZO - Si voterà con il "Tatarellum" e le novità riguardano la disciplina relativa all'elettorato attivo e passivo, che è stata interamente riscritta, accogliendo sostanzialmente la normativa statale.

CALABRIA - La soglia di sbarramento per le liste provinciali che concorrono al proporzionale viene elevato al 4%, senza possibilità di deroghe. Sale da 40 a 50 il numero dei consiglieri regionali.

LAZIO - Il Consiglio regionale passa da 60 a 71 componenti, compreso il presidente della Giunta. Vengono introdotte cause di ineleggibilità alle cariche regionali per presidenti di Provincia del Lazio e sindaci dei Comuni capoluogo.

TOSCANA - I Consiglieri regionali aumentano di 15, passando da 50 a 65, tra i quali vanno considerati il presidente e il candidato alla presidenza meglio piazzato tra gli sconfitti. Gli altri 63 vengono ripartiti tra le liste che hanno superato almeno l'1,5% se il candidato presidente a cui erano collegate ha ottenuto almeno il 5%; tra quelle che hanno raggiunto il 4% se il candidato presidente a cui erano collegate non è arrivato al 5%.
Non c'è il listino, ma nelle liste c'è una differenza tra candidati regionali e provinciali. Scompare il voto di preferenza. Alla maggioranza deve essere garantito almeno il 55% o il 60% dei seggi in consiglio e questo senza ricorrere ad un aumento dei consiglieri, mentre alla minoranza deve essere assicurato almeno il 35% di consiglieri.
Infine nelle Regioni che hanno modificato la normativa elettorale sono state inseriti cambiamenti per quanto riguarda la sottoscrizione delle liste e delle candidature e la garanzia del rispetto delle pari opportunità.

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