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Chi era Rino Santilli

PESCARA - L'uomo che è salito nel pomeriggio sulla cupola della basilica di San Pietro a Roma, che soffre da anni di problemi psichici, Rino Santilli, 46 anni, aveva commesso un omicidio nel 1983 e, una volta condannato e rinchiuso nel manicomio giudiziario per scontare cinque anni di reclusione aveva anche tentato il suicidio salendo sul campanile di Giotto a Firenze.
L'omicidio avvenne la sera del 23 luglio 1983: mentre passeggiava per le vie del paese con alcuni amici, il sindaco, Giuseppe D'Ascanio (Psi), di 49 anni, fu chiamato da Rino S. - all'epoca 24enne e conosciuto da tutti in paese come un obiettore di coscienza - che lo invitò da parte per parlargli del piano regolatore del paese, ma all'improvviso estrasse un coltello e lo colpì 37 volte uccidendolo all'istante. Subito dopo il delitto, l'omicida fuggì sul Monte Morrone e si costituì tre giorni dopo ai Carabinieri ai quali affermò di aver agito per vecchi rancori personali. Quella del piano regolatore di Roccacasale era diventata, secondo quanti lo conoscono, una vera e propria mania per l'uomo: descritto come un introverso, chiuso, dall' umore spesso instabile, S. non perdeva occasione per discutere del piano e attaccare la giunta e il sindaco.
In primo grado S., nato a Caracas (Venezuela), venne condannato a dieci anni di reclusione, poi ridotti a cinque nel dicembre 1986: secondo la Corte d'Assise d'Appello dell'Aquila, per la quale non sussisteva l'aggravante della premeditazione, l'uomo era incapace di intendere e volere al momento del delitto.
Durante la detenzione nel manicomio giudiziario di Montelupo Fiorentino (Firenze), il 15 ottobre 1988, Rino S. - all'epoca in regime di semilibertà - aveva minacciato di uccidersi, buttandosi dal campanile di Giotto a fianco del Duomo di Firenze se non gli fosse stato concesso di parlare con il sindaco Massimo Bongiankino. L'uomo venne fermato da un custode del campanile e da un agente di polizia, che avevano approfittato di un suo momento di distrazione per bloccarlo.
Attualmente l'uomo, che aveva lavorato in precedenza in un ospizio, non aveva un'occupazione e viveva insieme a entrambi i genitori (la madre infatti non è vedova come scritto in precedenza).
Adam Hanzelewicz

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