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Tante proteste in 10 anni

ROMA - Prima del clamoroso gesto di Rino Santilli, l' uomo che oggi è stato bloccato con un blitz dei pompieri mentre era sulla cupola di San Pietro, il cupolone e l' emiciclo della piazza simbolo della fede cristiana è stato spesso, nell' ultimo decennio, teatro di proteste e rivendicazioni. Impiegati licenziati, padri a cui è stato tolto l'affidamento dei figli, gay, pensionati, ma anche gruppi politici e semplici mitomani hanno talvolta sfogato la loro protesta e il loro malessere minacciando di buttarsi dal Cupolone, affiggendo striscioni o, con forme più estreme, sparandosi dentro la Basilica di San Pietro o dandosi fuoco nella piazza.
Ce l'aveva proprio con il Vaticano Giuseppe Pizzuti, 30 anni, licenziato dal museo del Tesoro della Basilica vaticana, di cui era addetto ai servizi di controllo. Nel '93, subito dopo il licenziamento, l'uomo minacciò di buttarsi dalla cupola di San Pietro sporgendosi dall'inferriata della terrazza. Scese dopo un'ora, dietro assicurazione di un cronista a poter raccontare la sua storia. Ritornò a protestare nella piazza due anni dopo, facendo lo sciopero della fame per alcuni giorni e dormendo nella sua auto.
«San Pietro ar cupolone pensaci tu» recitava lo striscione aperto dal deputato verde Athos De Luca, nel '92 consigliere capitolino, che vestito da cardinale e aiutato da alcuni pseudo-sacerdoti si arrampicò sotto la cupola. Il suo intento era quello di manifestare contro il cantiere della casa di Santa Marta all'interno del Vaticano, che, secondo De Luca, oscurava a romani e turisti la visuale di abside e tamburo.
Pierre Olivi, francese di 26 anni residente in Italia, si lanciò nel '96 con la sua auto contro il tradizionale presepe allestito a piazza San Pietro per Natale, rischiando di investire un dipendente dell'ispettorato vaticano. Il giovane inventò la forma di protesta per manifestare contro «l'eccessivo potere del Papa».
Nel '98 Nicola De Martino, impiegato di 43 anni, salì al sesto piano dell'impalcatura eretta per il restauro della facciata della basilica srotolando sei striscioni con la scritta: «Il mio sogno è sapere dove e come vive mio figlio».
L'uomo, con una corda al collo legata ai tubi di ferro, raccontò di non vedere da quattro anni suo figlio, Nicola, di nove anni, 'rapitò dalla moglie italo-australiana.
Non sono mancate però anche i gesti sfociati in tragedia. Nel '98 Alfredo Ormando, gay originario della Sicilia, si dette fuoco perchè disperato per l'incomprensione della sua condizione di omosessuale. E nell'agosto 199 un pensionato di Bari, Benedetto Minnini si sparò in boccà sotto la navata laterale della basilica di San Pietro.
Si arrampicarono sulla cupola anche tre militanti ambientalisti spagnoli, nel febbraio del 2000, proprio l' anno del Giubileo, per protestare contro la realizzazione di una diga nel paese basco di Itoiz. E poche settimane dopo, in aprile, sempre nell' anno giubilare, uno striscione con la scritta «giustizia» fu dispiegato sulla cupola di San Pietro. Il blitz venne compiuto da Luigi Grossi, già protagonista di proteste del genere dopo il suo licenziamento dalla Cassa di Risparmio di Parma.

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