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Andria, la «sacra spina» una storia lunga quasi due millenni

ANDRIA - La corona di spine venne venerata come reliquia a Gerusalemme già nel secolo V, come attestato da san Paolino da Nola, pellegrino in Terra Santa, nel 409. La reliquia, insieme ad altre, venne portata da Gerusalemme a Costantinopoli nel 1063 e qui custodita nella cappella imperiale, sino a quando Costantinopoli venne presa dai Crociati, nel 1204. La corona di spine, dunque, venne venduta da re Baldovino II al re (san) Luigi IX di Francia nel 1237. La reliquia venne portata a Parigi due anni dopo, nel 1239 e fu custodita insieme ad altre reliquie nella capella gotica Saint Chapelle, fatta costruire appositamente dal re come gigantesco reliquiario.
Successivamente, Carlo d'Angiò portò con sé in Italia alcune spine della corona. E qui la storia si intreccia con le vicende di Andria. Beatrice, figlia di Carlo II d'Angiò, contessa di Andria e moglie di Bertrando del Balzo donò una spina al Capitolo Cattedrale andriese. Era il 1308. E' però dal Venerdì santo 25 marzo del 1633 che viene attestato il prodigio del ravvivarsi delle macchie sulla spina. Lo stesso prodigio viene attestato anche negli anni successivi che vedono coincidere l'Annunciazione con il Venerdì santo: 1701, 1712, 1722, 1785, 1796.
Il 1799,il 23 marzo (era un sabato santo), l'esercito napoletano-francese della Repubblica napoletana, guidato anche da Ettore Carafa, conquista Andria, che con altre città si era dichiarata «insorgente» alla repubblica giacobina. Il combattimento fu durissimo: nel bottino di qualcuno, finì anche la Sacra Spina che, comunque, venne recuperata nel 1837. Nel 1842. Altri prodigi avvennero nell'Ottocento: nel 1853 e nel 1864. E giungiamo al Novecento. Il 25 marzo del 1910, il prodigio è atteso ma non accade nulla. L'arrossamento delle macchie, però, avviene il giorno dopo, il sabato mattina. Del prodigio del 1921 non si hanno testimonianze scritte mentre ci sono di quello avvenuto il 25 marzo 1932, l'ultimo prima di quello avvenuto nel 2005.
Paolo Pinnelli

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