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Via Crucis - Il messaggio di Ratzinger ai cristiani: la «cristianità» si è costruita un «nuovo paganesimo» che, per «accantonare» Dio ha finito con lo «sbarazzarsi» dell'uomo

CITTA' DEL VATICANO - Nella «putrefazione delle ideologie», il cristianesimo «dovrebbe essere il nuovo profumo che riporta sulle tracce della vita». Invece la «cristianità» si è costruita un «nuovo paganesimo» che, per «accantonare» Dio ha finito con lo «sbarazzarsi» dell'uomo. E' forte il richiamo del card. Joseph Ratzinger nelle meditazioni per la Via Crucis del venerdì santo al Colosseo. Un testo in cui ricorda che l'allontanamento da Dio è un peccato presente anche nella Chiesa, dove pure c'è spesso «sporcizia» e «vuoto e cattiveria».
Il prefetto della congregazione per la Dottrina della Fede ha anche invitato ad «imparare a rispettare i limiti e a vedere la superficialità di tutti i beni puramente materiali».
«La tradizione della triplice caduta di Gesù - recita la riflessione per la settima stazione, quando Gesù cade per la seconda volta - e del peso della croce richiama la caduta di Adamo, il nostro essere umani caduti, e il mistero della partecipazione di Gesù alla nostra caduta. Nella storia, la caduta dell'uomo assume forme sempre nuove. Nella sua prima lettera, san Giovanni parla di una triplice caduta dell'uomo: la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita. E' così che egli, sullo sfondo dei vizi del suo tempo, con tutti i suoi eccessi e perversioni, interpreta la caduta dell'uomo e dell'umanità. Ma possiamo pensare, nella storia più recente, anche a come la cristianità, stancatasi della fede, abbia abbandonato il Signore: le grandi ideologie, come la banalizzazione dell'uomo che non crede più a nulla e si lascia semplicemente andare, hanno costruito un nuovo paganesimo, un paganesimo peggiore, che volendo accantonare definitivamente Dio, è finito per sbarazzarsi dell'uomo. L'uomo giace così nella polvere. Il Signore porta questo peso e cade e cade, per poter venire a noi; egli ci guarda perchè in noi il cuore si risvegli; cade per rialzarci».
«Che cosa può dirci la terza caduta di Gesù sotto il peso della croce? Forse - si chiede poi il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede - ci fa pensare alla caduta dell uomo in generale, all'allontanamento di molti da Cristo, alla deriva verso un secolarismo senza Dio. Ma non dobbiamo pensare anche a quanto Cristo debba soffrire nella sua stessa Chiesa? A quante volte si abusa del santo sacramento della sua presenza, in quale vuoto e cattiveria del cuore spesso egli entra! Quante volte celebriamo soltanto noi stessi senza neanche renderci conto di lui! Quante volte la sua Parola viene distorta e abusata! Quanta poca fede c è in tante teorie, quante parole vuote! Quanta sporcizia c è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! Quanto poco rispettiamo il sacramento della riconciliazione, nel quale egli ci aspetta, per rialzarci dalle nostre cadute!».
«Tutto ciò è presente nella sua passione. Il tradimento dei discepoli, la ricezione indegna del suo Corpo e del suo Sangue - commenta il card. Ratzinger - è certamente il più grande dolore del Redentore, quello che gli trafigge il cuore». Nella meditazione per l'ultima stazione del rito, infine, il cardinale invita a guardare all'immagine di Gesù. «Fermiamoci - scrive - davanti a questa immagine di dolore, davanti al Figlio di Dio sofferente. Guardiamo a lui nei momenti della presunzione e del godimento, in modo da imparare a rispettare i limiti e a vedere la superficialità di tutti i beni puramente materiali. Guardiamo a lui nei momenti di calamità ed angustia, per riconoscere che proprio così siamo vicini a Dio. Cerchiamo di riconoscere il suo volto in coloro che tenderemmo a disprezzare».

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