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Mediaset/Indagato Berlusconi - Cdl: giustizia ad orologeria. Cauto il Centrosinistra

ROMA - La Casa della libertà fa quadrato intorno Silvio Berlusconi, gridando all'ennesimo caso di giustizia ad orologeria; mentre l'opposizione - salvo alcune eccezioni - resta cauta se non addirittura silenziosa. E' questa la reazione del mondo politico alla notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati da parte degli inquirenti di Milano del presidente del Consiglio, con l'accusa di corruzione in atti giudiziari nell'ambito di uno stralcio dell'inchiesta sulla compravendita di diritti cinematografici da parte di Mediaset.
Immediato il fuoco di fila di reazioni da parte della maggioranza, tutte naturalmente in difesa del premier che, impegnato a Bruxelles, tace sull'argomento ma fa trapelare il suo pensiero attraverso i più stretti collaboratori e lo stato maggiore del partito. Il sospetto che agita gli azzurri è legato al "tempismo" dell'azione giudiziaria che cade proprio alla vigilia del voto per le regionali. Così, per il coordinatore nazionale di Forza Italia Sandro Bondi, «da tempo era stato lanciato un missile con diversi stadi ed era logico attendersi che l'ultimo stadio prevedesse un attacco giudiziario, nella migliore tradizione della sinistra di questo Paese».
Ancora più esplicito il presidente dei senatori azzurri, Renato Schifani che parla di «solita giustizia ad orologeria» che colpisce il premier «a dieci giorni dalle elezioni regionali, attraverso una fuga di notizie pilotata ad arte e in spregio al segreto istruttorio». Una «persecuzione giudiziaria», aggiunge il capogruppo al Senato di Fi, verso la quale Berlusconi, «come accaduto in passato, saprà dimostrare la sua totale estraneità «.
Anche gli alleati si schierano in difesa del presidente del Consiglio. Per Luigi Bobbio, senatore di An e relatore al Senato della riforma dell'ordinamento giudiziario, «sembra di essere tornati ai tempi del '94» con un «film già visto su cui anche l'opinione pubblica non può avere dubbi». «Solidarietà» al premier viene espressa da Gianfranco Rotondi, leader della Dc, secondo il quale comunque «anche questa volta avrà ragione lui e torto certi giudicì.
Misurata, sul versante opposto dello schieramento, la reazione dell'opposizione. Il Verde Paolo Cento, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, si limita ad osservare che «il vittimismo del centrodestra è fuori luogo» e che «la battaglia politica non si fa pro o contro gli avvisi di garanzia, ma sui problemi del paese». In realtà, aggiunge Cento, «chi grida alla persecuzione giudiziaria contro Berlusconi, vuole solo nascondere il fallimento del governo della CdL».
Ancora più defilato il diessino Luciano Violante: «Non ci interessa. Siamo in campagna elettorale. Ne parliamo dopo il voto», taglia corto il presidente dei deputati Ds. Decisamente più duro, invece, il tono del dielle Giuseppe Fanfani secondo il quale «i fatti di cui viene accusato Berlusconi sono come al solito gravissimi». Il responsabile giustizia della Margherita ammette però che sulla «opportunità temporale» dell'avviso di garanzia, inviato «alla vigilia delle elezioni regionali, si può discutere». Tuttavia, aggiunge Fanfani, Berlusconi «deve rendersi conto che lui sta distruggendo l'immagine dell'Italia all'estero».
Perentorio, invece, il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro. «In un paese normale - attacca l'ex pm - un premier accusato di frode fiscale e di aver comprato la testimonianza di persone, per scagionarsi, dovrebbe dimettersi immediatamente». Immediata la replica di Antonio Martusciello, coordinatore campano di Fi, che accusa Di Pietro di avere una «visione forcaiola» della giustizia e bolla come «assurda» la richiesta dell'ex magistrato di "Mani pulite".

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