Venerdì 14 Dicembre 2018 | 05:53

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La nota di Calderoli

ROMA - «Come ministro delle Riforme Istituzionali, avendo, fin dal luglio 2004, vincolato il mio mandato alla realizzazione del progetto di riforma della Costituzione, ho rimesso il mio mandato, che da lui avevo ereditato, nelle mani del Segretario Federale della Lega Nord, Umberto Bossi, e del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi...» Queste alcune parti della nota in cui Roberto Calderoli annuncia di aver rimesso il suo mandato di ministro nelle mani del leader della Lega, Umberto Bossi, e del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, visti i ritardi sulle riforme.
Nel testo del comunicato Calderoli accusa di «sabotaggio» parti della maggioranza sul rispetto del patto fondativo della CdL sulle riforme. Nella nota, Calderoli sottolinea che a fermare i «sabotatori» dev'essere Berlusconi e che la Lega ha già ingoiato troppi «bocconi amari». «Dopo quattro anni - afferma - la Casa delle Libertà avrebbe avuto la possibilità di dimostrare veramente di essere una coalizione che vuole cambiare il Paese, approvando le riforme all'esame del Parlamento: non si sarebbe trattato di un ricatto della Lega Nord, come strumentalmente si sarebbe voluto far credere dall'opposizione, non ci sarebbero stati fini elettorali di mezzo, ma si sarebbe trattato soltanto di dimostrare che le promesse elettorali fatte al popolo nel 2001 erano vere e non erano delle panzane».
«Tra due settimane - prosegue Calderoli - ci saranno le elezioni regionali, certo non saranno elezioni politiche ma, trattandosi del rinnovo dei consigli regionali, sarà l'occasione per dimostrare in maniera inequivoca se si è o meno a favore del Federalismo e quindi se si è riformatori o restauratori».
«Il cammino delle riforme fin qui percorso al Senato - insiste - dimostra la volontà politica delle forze della Casa delle Libertà di realizzarle, ma anche la presenza, nelle file della maggioranza di sabotatori che, purtroppo, ricoprono anche importanti cariche istituzionali».«Voglio ringraziare, per sgombrare il campo dagli equivoci, tutti i senatori che, con la loro presenza in aula, si sono sottoposti alla tortura delle continue e assurde richieste di numero legale da parte di un'opposizione incapace di fare una qualsiasi proposta e che al cambiamento preferirebbe la restaurazione, ma la melina, quando gira da troppo tempo, inizia a puzzare e rischia di contaminare anche la coalizione e quei poveri senatori che, con la loro presenza in aula, hanno invece dimostrato tutta la loro buona volontà nel realizzare le riforme».
«La Lega Nord, fino ad oggi, ha rispettato i patti, trangugiando anche bocconi indigesti, e chiede che il patto fondante della coalizione venga rispettato: questo patto, lo ricordo, prevedeva l'approvazione, entro le elezioni regionali, del progetto di riforma federale dello Stato, questo non per un capriccio della Lega Nord, ma perchè, calendario alla mano, le riforme o le si fa ora o non le si fa più, come abilmente ha compreso la sinistra. Alla luce di tutto questo, come ministro delle Riforme Istituzionali, avendo, fin dal luglio 2004, vincolato il mio mandato alla realizzazione del progetto di riforma della Costituzione, ho rimesso il mio mandato, che da lui avevo ereditato, nelle mani del Segretario Federale della Lega Nord, Umberto Bossi, e del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi».
«Ho dato l'anima e il sangue per realizzare questo progetto di riforma costituzionale e per contrastare il fuoco "nemico".
A difendermi dai nemici basto io, ma quando il fuoco, invece, risulta essere amico, fermare i sabotatori - conclude - è compito del Presidente del Consiglio, che si era impegnato sia sul progetto sia sulle date entro cui realizzarlo. Se non sarà così temo che poi le dimissioni arrivino a cascata...».

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