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La mamma di Francesca, che per un pennarello esplosivo ha perso l'uso della mano destra: «La pena di morte è troppo poco per quell'individuo»

ODERZO (TREVISO) - «La pena di morte è troppo poco, quell'individuo deve pagare e soffrire in prigione per tutta la vita e rendersi conto cosa vuol dire vivere senza un occhio e una mano». Non c'è traccia di perdono nelle parole di Valdete Jesus Perera, la mamma di Francesca, la bambina che il 25 aprile del 2003 rimase ferita alla mano destra e ad un occhio a causa dell'esplosione di un pennarello raccolto sul greto del fiume Piave, durante una gita con la famiglia.
In casa di Francesca la parola «Unabomber» è sinonimo di un dramma non ancora sopito. La stessa madre ha riferito di come la figlia sia rimasta in apprensione per tutto il pomeriggio di ieri dopo essere venuta a conoscenza del nuovo episodio attribuito al misterioso bombarolo verificatosi nel duomo di Motta di Livenza con al centro ancora una volta una bambina.

«Finché non ha appreso dalla televisione che la piccola Greta aveva riportato danni alla mano più lievi dei suoi - ha aggiunto Jesus Perera - Francesca ha avuto un tale stato di agitazione che, per cercare di calmarla, ho invitato una sua amica a casa per giocare un po' con lei e distrarla».
La ragazza, che ieri aveva anche manifestato il desiderio di andare a visitare Greta all'ospedale, ha oggi ritenuto più opportuno aspettare le sue dimissioni - che, secondo i sanitari, dovrebbero avvenire tra qualche giorno - per andare a trovarla a casa.

Relativamente alle condizioni di Francesca, a quasi due anni dallo scoppio, la madre dice di essere preoccupata soprattutto per le conseguenze psicologiche. «Ci hanno detto che sarebbe stata questione di tempo e che Francesca - ha spiegato - si sarebbe accettata un po' alla volta; invece man mano che cresce e che diventa signorina si chiude sempre di più in se stessa, il pomeriggio non esce quasi più e si rende conto che una vita normale non potrà averla».
Sotto il profilo medico-chirurgico, ormai ogni cosa sarebbe stata tentata e le speranze per riacquistare una piena funzionalità della mano destra sembrano essersi ridotte. «Gli specialisti di Monza ci hanno mostrato gli esiti ottenuti su altri pazienti con il trapianto di dita, innestando falangi prelevate da un piede - ha detto ancora la donna - ma la perdita in estetica rispetto al minimo riacquisto della mobilità del pollice non è affatto vantaggiosa». «Già oggi - aggiunge - quando si avvicinano bambini più piccoli Francesca tende a coprire la sua mano ferita per il timore di spaventarli, e non vuole indossare la protesi perché non ci riesce, è troppo pesante».
Per quanto riguarda l'occhio danneggiato i segni sono ancora evidenti, mentre sull'altro occhio rimane sempre l'incognita di una scheggia restata all'interno che i sanitari per ora sconsigliano di far rimuovere. «La vista è perfetta ma ogni mese è necessario fare un controllo - ha ricordato Jesus Perera - e questo certamente non contribuisce a farci sentire rilassati».

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