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Unabomber: 11 anni di attentati e gli inquirenti brancolano nel buio

TREVISO - Unabomber è tornato a colpire. Lo ha fatto oggi nel Duomo di Motta di Livenza, dove un ordigno, piazzato all'interno di una candela di plastica, è esploso quando è stato pigiato il pulsante di accensione. Il bilancio al momento è di tre feriti, tra cui una bambina che ha riportato gravissime lesioni ad una mano.

E' da 11 anni che l'invisibile «bombarolo» terrorizza il Nordest e che gli investigatori sono sulle sue tracce. Da tre anni intanto è scesa in campo una task force di superesperti per dare la caccia al misterioso dinamitardo che dal 1994 compie attentati che seminano il panico in tutta l'area. Una caccia senza tregua e per la quale si era prospettata una svolta a fine febbraio scorso quando a casa di uno dei principali sospettati gli investigatori trovarono materiale pedopornografico. Circostanza, questa, che portò la procura della Repubblica di Pordenone a iscrivere una persona nel registro degli indagati per pedofilia e il procuratore generale di Venezia, Ennio Fortuna, a lanciare un appello: «Consegnati o ti prenderemo».

Ecco le tappe principali della vicenda.

Risale al 26 gennaio 2005, l'ultima esplosione, prima di quella di oggi nel duomo di Motta di Livenza attribuita a Unabomber. Il bombarolo del Nordest torna a colpire a Treviso. L'ordigno esplosivo, nascosto all'interno di una capsula di plastica simile a quelle che contengono le sorprese negli ovetti di cioccolata, esplode in una via vicina al tribunale di Treviso. Questa volta non ci sono feriti, ma questo è solo l'ultimo di una serie di attentati attribuiti ad un'unica mano, che hanno fatto scorrere molto sangue.

Per qualcuno il primo attentato Unabomber lo compie nel settembre 1978, quando, a Pordenone, l'esplosione di una radiolina manomessa costa a un operaio la perdita di una mano.
Poi, a fine autunno 1988, sempre a Pordenone, un bambino resta ferito agli occhi nelle scuole elementari Gabelli maneggiando una pila esplosiva. Ancora un'esplosione nello stile del bombarolo del Nordest, nel 1993, vicino alla questura di Pordenone e poi un'altra l'8 dicembre dello stesso anno a Portogruaro.

Ma è il 21 agosto del 1994 l'esordio ufficiale di Unabomber, alla Sagra degli osei di Sacile, ancora una volta in provincia di Pordenone, dove esplode un cilindro metallico riempito di polvere da sparo e biglie di acciaio. E questa volta i feriti sono tre.

Dopo quattro mesi, il 17 dicembre, il secondo tubo-bomba, davanti alla Standa di Pordenone, e il giorno seguente una nuova esplosione, questa volta davanti alla chiesa di Aviano, ancora in provincia di Pordenone. In entrambi i casi però gli ordigni non fanno feriti.

Una pausa di pochi mesi, fino al 5 marzo del 1995, quando arrivano altri due tubi-bomba ad Azzano Decimo, sempre in provincia di Pordenone. L'esplosione anticipa di poco la sfilata dei carri mascherati, ma fortunatamente non provoca feriti. Il 'mostrò torna a farsi vivo, il 30 settembre del 1995, questa volta a Pordenone.

Nel 1996 Unabomber dirotta l'attenzione sulle spiagge veneto-friulane. Il 4 agosto del '96 un tubo-bomba esplode a Lignano (Udine) e ferisce gravemente un turista di Domodossola, Roberto Curcio di 33 anni. Qualche giorno dopo un secondo tubo-bomba viene scoperto anche a Bibione (Venezia).

Altri ordigni vengono trovati in varie località delle due regioni.Il 6 luglio del 2000 un'esplosione sulla spiaggia di Lignano provoca un ferito: si tratta di Giorgio Novelli, carabiniere bolognese in pensione.

Nell'autunno del 2000 Unabomber passa ai supermercati. E' il 31 ottobre quando un cliente del Continente di Portogruaro, Giorgio Mandelli, scopre dell'esplosivo in una confezione di uova acquistata al supermercato: gli artificieri lo disinnescano senza conseguenze.

Il 7 novembre, poi, Unabomber ci riprova, sempre al supermercato Continente, con un tubetto di pomodoro che ferisce Nadia Ross, trentasettenne di Cordignano, provocandole la perdita della mano sinistra, e, ancora, il 18 novembre, con un esplosivo in un tubetto di maionese. Questa volta però l'ordigno non scoppia. Seguono alcuni mesi di silenzio.

E' il 2 novembre del 2001 quando il folle torna a farsi vivo con l'attentato più crudele, al cimitero di Motta di Livenza (Treviso), nel quale Annita Buosi, 63 anni, perde alcune dita della mano destra e riporta lesioni gravissime agli occhi.

Il 23 luglio 2002 scoppia un barattolo di Nutella acquistato a l'iper Standa di Porcia (Pordenone) da Pamela Martinello, 35 anni, originaria di Canelli in provincia di Asti. E' la prima volta che Unabomber focalizza la sua attenzione su oggetti destinati ai bambini.
Anche se questa volta, ad aprire il barattolo, sarà la donna. Nessuna conseguenza per lei.

Il 24 dicembre del 2002 una bomba esplode nel Duomo di Cordenons, durante la messa di Natale.
Il 25 marzo 2003, dopo esattamente tre mesi, il bombarolo torna a colpire. Scoppia un ordigno collocato in un bagno del secondo piano del Tribunale di Pordenone. La bomba, fornita di timer, esplode intorno alle 12.15. Era nascosta nello sciacquone di una toilette maschile del secondo piano destinata al pubblico.Per fortuna, quando c'è la deflagrazione nel bagno non c'è nessuno, e l'ordigno causa solo lievi danni.
Dopo l'esplosione il Tribunale viene setacciato dalle forze dell'ordine ed evacuato per alcune ore, fintanto che non è terminata la bonifica. Si passano al setaccio le riprese delle telecamere. Ma non emerge alcun elemento utile.

Il 25 aprile del 2003, a un mese esatto dall'attentato del Tribunale, Unabomber torna a farsi vivo. Sul greto del fiume Piave, in una giornata di festa, quando la zona è assaltata di famiglie, che trascorrono il pomeriggio ai primi soli, Unabomber lascia uno dei suoi ordigni in terra. E' contenuto all'interno di un evidenziatore colorato. E' una vera e propria esca per i bambini. Una bimba di otto anni lo raccoglie. Rimarrà gravemente ferita ad un occhio e alla mano. Sarà operata, nel maggio dello stesso anno, all'ospedale di Anversa. Dopo un delicatissimo intervento chirurgico riesce però a recuperare in maniera minima la vista.

Poi, dopo quasi due anni di silenzio, il bombarolo torna a colpire il 26 gennaio di quest'anno, quando a Treviso uno scolaro prende a calci un ovetto di plastica pieno di esplosivo. Ma lo scoppio non provoca fortunatamente feriti.

Quasi un mese dopo, il 25 febbraio, le indagini sembrano a essere a una nuova svolta: ci sono sei persone sospette e il cerchio si stringe intorno a due fratelli veneti, un ingegnere areonautico e un bancario, esperti di armi, le cui abitazioni sono state perquisite.
Il 26 febbraio 2005 l'appello al 'Tg5' del procuratore Fortuna: «Consegnati o ti prenderemo».
Oggi Unabomber ha colpito di nuovo. Un ordigno collocato in una candela elettrica è esploso al momento dell'accensione del cero durante la messa domenicale che si stava celebrando nel duomo di Motta di Livenza. Tre i feriti, tra cui una bimba in modo molto grave.

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