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Il confronto con Francia, Spagna, Inghilterra e Germania

L'Europa alla ricerca di un modello di crescita, l'Italia in attesa di una ripresa che non è percepita come imminente. Il 2005 è visto come un anno senza grandi prospettive: solo il 7,9% degli italiani prevede di incrementare il proprio reddito, mentre chi è intenzionato a far crescere i propri consumi guarda solo a quelli «incomprimibili».
Questo il sentimento, all'insegna della massima prudenza, che emerge dalla ricerca Censis-Confcommercio su «Scenari, simboli e luoghi del consumo: Italia, Francia, Spagna, Inghilterra e Germania a confronto». L'indagine, che sarà presentata a Cernobbio nella versione integrale, ha approfondito lo stato d'animo della popolazione di questi 5 Paesi, utilizzando come indicatori più significativi le aspettative dei singoli rispetto al reddito, la propensione e le modalità di consumo e l'opinione sull'immediato futuro.

In Italia la prudenza, dovuta a due anni non facili, congela le energie vitali, frena la propensione alle spese, divide la popolazione fra ottimisti e pessimisti. Resta, oltre la percezione della crisi, il desiderio di un «vivere altrimenti», ossia un desiderio del viver bene che si concretizza in stili di vita improntati al salutismo, all'idea di benessere, di elevare la qualità della vita nel quotidiano. Il reddito disponibile è sicuramente la prima preoccupazione degli italiani ed è accentuata la differenza riscontrabile tra le famiglie italiane, da un lato, e quelle degli altri Paesi, dall'altro.

La diffusa previsione di stabilità, o meglio di «mancata crescita dei redditi familiari» in Italia, si scontra con il dinamismo che traspare dai dati rilevati in Francia e Germania e, a seguire, da quelli degli altri due Paesi. La situazione tra i cinque Paesi europei presi in considerazione sembra riequilibrarsi nelle previsioni di breve periodo sui consumi delle famiglie, che vedono fra i più ottimisti i francesi e gli italiani, mentre negli altri tre Paesi considerati prevale una situazione di tenuta dei consumi, con quote piuttosto limitate di previsioni di incremento delle spese familiari nel corso dell'anno.

Tuttavia non si può ignorare il fatto che, in particolare per l'Italia, le tipologie di consumi che si prevedono in aumento riguardano prevalentemente i le spese «incomprimibili» (sanità, istruzione, etc.) con poco spazio all'edonismo (viaggi, tempo libero, etc.). Che il clima in Italia sia di attesa e marcatamente meno dinamico rispetto agli altri Paesi presi in considerazione emerge anche dalle valutazioni che le persone intervistate hanno espresso sulle loro attuali possibilità di spesa e di consumo: abbastanza contenute per gran parte degli intervistati in Italia e più consistenti nelle altre aree di confronto.

Questo scenario ha portato i consumatori, ed è una tendenza che seppur con modalità e sfumature diverse si riscontra nei diversi Paesi, ad adottare comportamenti e modalità di acquisto diversificati. Pur essendo la grande distribuzione organizzata il canale prevalentemente utilizzato soprattutto per gli acquisti alimentari in tutti e cinque i Paesi considerati, la piccola distribuzione tradizionale, i negozi di vicinato, e per i Paesi latini, il mercato rionale, sono ancora intensamente utilizzati lì dove esistono e ad essi è assegnato un ruolo sociale rilevante.

La percezione dell'incremento del costo della vita (nonostante i dati e le tendenze sull'inflazione non forniscano riscontri in tal senso) è un fenomeno avvertito da molte persone che lamentano, nei diversi Paesi, seppur con alcune differenze, aumenti dei prezzi delle tariffe di utenze domestiche e dei trasporti pubblici non meno di quelli dei beni di largo consumo; accomuna i cittadini dei diversi Paesi europei anche il timore di future spinte inflazionistiche.

Capitolo a parte quello relativo ai redditi: gli italiani non prevedono di arricchirsi nel 2005, a differenza dei francesi. Solo il 7,9% degli italiani intervistati prevede un incremento dei propri redditi nel corso del 2005, mentre tale quota raggiunge quasi il 50% tra gli intervistati in Francia, il 51,8% in Germania, il 32,5% in Inghilterra e il 30% in Spagna (fig. 1). Il dato rilevato presso le famiglie tedesche, il 51% degli intervistati prevede un miglioramento delle proprie capacità di spesa, ma una larga quota, pari al 33,1% (ben più alta rispetto all'Italia) prevede la riduzione delle disponibilità economiche - è legato al forte dualismo economico che distingue i Laender occidentali, in affanno ma dall'economia solida, da quelli orientali, in grave ritardo di sviluppo.

Dal punto di vista dei redditi l'Inghilterra e la Spagna sembrano mostrare una più contenuta possibilità di crescita, ma complessivamente le performance appaiono migliori di ciò che si riscontra in Italia. In questi Paesi la percentuale di persone che prevede l'incremento del reddito disponibile è pari o superiore al 30% degli intervistati, accompagnata da un vasto segmento di persone che prevede una sostanziale stabilità dei guadagni per i prossimi mesi. Quest'ultima ipotesi, la stazionarietà dei redditi, è prevalente per gli italiani (il 76,2% delle risposte).

Sul fronte dei consumi, crescono soprattutto le spese incomprimibili (sanità, istruzione, etc.). La situazione tra i cinque Paesi europei presi in considerazione sembra riequilibrarsi nel momento in cui si prendono in considerazione le previsioni di breve periodo sui consumi delle famiglie. La percentuale più elevata di coloro che prevedono di incrementare le proprie spese nel corso del 2005 si riscontra sia in Italia (37,2%) che in Francia (44,8%), dove peraltro è stata rilevata una limitata percentuale di intervistati (3,6% in Italia e 9,2% in Francia) che prevede una contrazione dei consumi.

Negli altri tre Paesi considerati prevale una situazione di stabilità dei consumi, con quote piuttosto limitate di previsioni di incremento delle spese familiari nel corso dell'anno, in particolare per la Germania (18,4%). In Inghilterra, invece, a fronte di un 52,5% di persone che si attestano sulla tenuta dei consumi, l'altra metà della popolazione si spacca fra coloro che prevedono di poter intensificare i propri redditi (22,5%) e coloro che li diminuiranno (25%), un fenomeno che sembra richiamare l'accentuata sperequazione dei redditi.

Non deve inoltre ingannare la quota consistente, rileva l'indagine, di persone che in Italia prevede di incrementare i consumi, poiché tali incrementi riguardano per lo più spese incomprimibili e necessarie come quelle per l'alimentazione, per le cure mediche, per l'affitto o per le utenze domestiche, per l'istruzione, e così via. Ad esempio, il 30% degli intervistati in Italia prevede di incrementare nel 2005 le proprie spese per medicinali e cure mediche: la percentuale più elevata tra i cinque Paesi considerati. Risulta elevata anche la percentuale di italiani che prevede di incrementare le spese per l'istruzione e la formazione (25%), seconda solo a quella rilevata in Germania (29%).

Viceversa, in Italia meno persone prevedono di incrementare le spese per il benessere personale, per il tempo libero e la cultura e per i viaggi, rispetto a ciò che si riscontra in Spagna, Germana, Francia e Inghilterra. Quest'ultimo Paese risulta in particolare il primo nella propensione alle spese per i viaggi (43,8%) e il tempo libero (32,5%). Anche le previsioni di acquisto di taluni beni durevoli sono un indicatore piuttosto preciso del ritmo lento che contraddistingue l'Italia oramai da tempo rispetto a ciò che accade in vaste parti d'Europa. Solo il 9,7% degli italiani prevede attualmente di acquistare nuovi elettrodomestici a fronte dell'11,6% in Francia, del 18,7% in Germania, il 31,3% in Inghilterra e il 13,9% in Spagna.

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