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Escort e politica «Berlusconi istigò e comprò Tarantini» Dossier a Bari, caos tra procure

BARI - Silvio Berlusconi sapeva che le «amiche» di Giampaolo Tarantini erano in realtà escort, tanto da pagarle se non aveva già provveduto l’imprenditore barese. Il premier ha foraggiato Gianpi affinché non lo coinvolgesse nell’inchiesta della procura di Bari: per questo, secondo i giudici del Riesame di Napoli, Berlusconi e l’«inter mediario» Valter Lavitola hanno istigato Tarantini a rendere false dichiarazioni. Un’accusa grave, rispetto alla quale Gianpi non è punibile e sua moglie Nicla Devenuto è «totalmente estranea», ma che spetta per competenza ai magistrati baresi: è qui, non a Napoli, che il reato si è eventualmente consumato
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Escort e politica «Berlusconi istigò e comprò Tarantini» Dossier a Bari, caos tra procure
BARI - Silvio Berlusconi sapeva che le «amiche» di Giampaolo Tarantini erano in realtà escort, tanto da pagarle se non aveva già provveduto l’imprenditore barese. Il premier ha foraggiato Gianpi affinché non lo coinvolgesse nell’inchiesta della procura di Bari: per questo, secondo i giudici del Riesame di Napoli, Berlusconi e l’«inter mediario» Valter Lavitola hanno istigato Tarantini a rendere false dichiarazioni. Un’accusa grave, rispetto alla quale Gianpi non è punibile e sua moglie Nicla Devenuto è «totalmente estranea», ma che spetta per competenza ai magistrati baresi: è qui, non a Napoli, che il reato si è eventualmente consumato. 

Le 30 pagine di motivazioni con cui martedì il Tribunale della Libertà napoletano ha rispedito a casa Tarantini, liberando dai domiciliari Nicla e confermando il carcere per Lavitola chiudono un capitolo e ne aprono un altro. Ben più insidioso. Spetta a Bari, il cui procuratore Antonio Laudati è sotto indagine a Lecce per un reato connesso e speculare (secondo i pm di Napoli avrebbe favorito Tarantini, rallentando l’inchiesta sulle escort), stabilire se iscrivere nel registro degli indagati Berlusconi, cioè colui che avrebbe indotto Gianpi a mentire. Un pasticcio, sul fronte dell’opportunità: ieri il doveroso silenzio dei magistrati baresi non è riuscito a mascherarne l’evidente imbarazzo. Tanto che in molti, nei corridoi della procura, ipotizzavano un nuovo ricorso al gip per stabilire la competenza.

Gianpi TarantiniIl Riesame di Napoli ha dunque cancellato l’accusa di estorsione a danno di Tarantini e sua moglie, derubricando quella a carico di Lavitola e tirando in ballo Berlusconi. Dopo aver letto anche gli atti dell’inchiesta barese sulle escort, il Tribunale ha giudicato «reticenti» e «a tratti addirittura mendaci» le dichiarazioni di Tarantini «relativamente al coinvolgimento del premier » ed alla sua consapevolezza di aver incontrato prostitute. Quello di mentire è un diritto dell’imputato, tuttavia - notano ancora i giudici - Tarantini lo avrebbe barattato con i 500.000 euro di Berlusconi e con l’assistenza gratuita che gli è stata prestata dai suoi legali: una sorta di corruzione al contrario, per la quale - codice penale alla mano - Gianpi non è punibile. Ma Berlusconi sì. 

Dalle intercettazioni tra Tarantini e Lavitola, i giudici definiscono del resto «incontrovertibile» l’interesse del premier per l’indagine sulle escort. E altrettanto «interessati» i suoi pagamenti: «Non può in alcun modo ritenersi credibile - scrivono - che, se Berlusconi avesse inteso semplicemente “sostenere” economicamente la famiglia Tarantini, avrebbe poi mostrato evidente insofferenza proprio alle persone che gli “manifestavano” le esigenze degli stessi». Ovvero alla sua segretaria, Marinella Brambilla, e al maggiordomo Alfredo. 
In più, «le dazioni e le altre utilità accompagnano nel tempo le cadenze della complessa vicenda processuale dell’imprendito - re barese»: iniziano con la nomina dell’avvocato «berlusconiano» Nico D’Ascola, «si intensificano» quando Gianpi sta per essere chiamato a testimoniare, e «culminano» (con i 500.000 euro) quando Tarantini «potrebbe, con una richiesta di patteggiamento, contribuire a “stendere un velo”, quanto meno temporaneo», sul coinvolgimento di Berlusconi. 

Il premier, insomma, sapeva bene che le donne di Tarantini andavano lì per soldi. Lo dimostra, secondo i giudici, una vecchia intercettazione in cui Patrizia D’Addario si lamenta di non essere stata pagata: «Mi dispiace che non hai preso niente - le replica Gianpi - però guarda che è la prima volta che succede, io avrò portato cento donne». Ma la escort barese, evidentemente, era quella sbagliata. [m.s.]

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