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Le lavoratrici precarie chiedono aiuto alle donne nelle istituzioni

GENOVA - Un cioccolatino al peperoncino è il dono che le lavoratrici precarie di NidiL CGIL, per festeggiare l'8 marzo, consegnano alle donne presenti nelle istituzioni. Un gesto gentile e un po' piccante accompagnato da un appello: «Non ti scordar di noi, siamo lavoratrici precarie sempre più esposte al rischio di esclusione sociale e a nuove forme di povertà. Ci rivolgiamo a te, in questo giorno simbolo di emancipazione, perchè le donne tornano a subire vecchie discriminazioni». Con questo appello le lavoratrici atipiche hanno voluto denunciare le discriminazioni subite e chiedono l'appoggio di tutte le donne presenti nelle istituzioni perchè siano approvate quelle poche misure sufficienti a soprusi e discriminazioni. Le collaboratrici superano il 46% dei 3 milioni di iscritti al Fondo Inps parasubordinati, un dato rilevante poichè in Italia le donne sono solo il 37,7% del totale degli occupati. Dopo 100 anni di storia sindacale si riaffacciano vecchie discriminazioni. Le collaboratrici guadagnano in media la metà degli uomini: circa 6.900 euro lordi l'anno contro 14.700 euro. Che fare? Sarebbe sufficiente che i compensi dei collaboratori fossero allineanti a quelli previsti dai contratti nazionali nel lavoro dipendente e rendere obbligatoria, anche per le collaboratrici in maternità, l'astensione dal lavoro e assicurare loro l'80% dell'ultima retribuzione. Obiettivi raggiunti da tempo ma che oggi per le collaboratrici sono futuro remoto.

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