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Le indagini sulla morte di Nicola Calipari entrano nel vivo. In settimana sarà a Roma l'auto bersagliata dagli americani

ROMA - Le indagini sulla morte di Nicola Calipari entrano nel vivo. In settimana sarà a Roma l' auto presa di mira da una pattuglia di soldati americani a pochi metri dall' aeroporto di Baghdad, ultima tappa di quella che doveva essere una brillante operazione e che si è invece trasformata in tragedia.
Il primo gesto di collaborazione degli americani per fare luce su una vicenda che presenta ancora molti lati oscuri è stato proprio quello di consegnare ai carabinieri che operano in Iraq il veicolo bersagliato dalla pioggia di «fuoco amico». Un gesto apprezzato dagli inquirenti romani, i pm Franco Ionta e Pietro Saviotti, i quali attendono, comunque, dal dipartimento della Giustizia statunitense i nominativi della pattuglia che ha sparato e la relazione di servizio stilata da quest' ultima. L' esame della vettura costituisce un atto indispensabile, al di là delle testimonianze di Giuliana Sgrena e del maggiore dei carabinieri rimasto ferito, per cercare di ricostruire i fatti. L' auto, attualmente sottoposta a sorveglianza per evitare possibili manomissioni, sarà messa a disposizione di un collegio di esperti balistici che avrà il colpito di stabilire quanti proiettili siano arrivati contro il mezzo con a bordo i tre italiani, la provenienza dei colpi e la loro traiettoria.
Oggi i pm Ionta e Saviotti, dopo aver partecipato al funerale di Calipari, si sono riuniti con i carabinieri del Ros, ai quali sono delegati gli accertamenti sul sequestro Sgrena, e della Digos, che indagano sulla morte dello 007. Un vertice, quello tenutosi a piazzale Clodio, servito per fare il punto della situazione e per stabilire le attività da svolgere. Tra gli aspetti che gli inquirenti intendono approfondire c' è, ad esempio, quello delle comunicazioni partite dalle utenze cellulari di Calipari e del maggiore dei carabinieri rimasto ferito subito dopo la liberazione della Sgrena. Al momento gli inquirenti sono in possesso dell' apparecchio cellulare di Calipari ed a breve dovrebbero avere la disponibilità anche di quello del carabiniere del Sismi. Ma potrebbero esserci anche altri due telefoni cellulari dei quali, per il momento, non si hanno notizie.
L' inchiesta giudiziaria punta all' identificazione dei responsabili della morte di Calipari e del sequestro della giornalista del Manifesto, ma deve tenere necessariamente conto anche degli aspetti procedurali. Gli inquirenti romani indagano per un episodio avvenuto all' estero ad opera di stranieri e, per giunta, militari. Circostanze che si intrecciano con le risoluzioni dell' Onu e della Nato che disciplinano ruoli e competenze dei militari nelle zone di guerra. In questi giorni i magistrati dovranno analizzare le varie fattispecie e verificare la sussistenza di eventuali vincoli giuridici. In via di ipotesi si potrebbe anche configurare una situazione per cui, in presenza di un rispetto delle regole di ingaggio da parte dei militari Usa, si arrivi ad una richiesta di archiviazione dell' inchiesta per l' omicidio di Calipari. Le stesse risoluzioni internazionale prevedono anche altre situazioni; nel caso della tragedia del Cermis, i militari americani responsabili della morte di una ventina di turisti furono processati dalle autorità giudiziarie del proprio paese.

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