Martedì 11 Dicembre 2018 | 05:27

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Antonio Cassese: per la giustizia Usa sarà come nel caso della strage del Cermis

ROMA - «Ha fatto benissimo la procura di Roma a iniziare immediatamente l'indagine sull'omicidio di Nicola Calipari. Ma temo che presto ci sarà un conflitto di giurisdizione, cioè che gli americani rivendicheranno la loro competenza a giudicare i propri militari». Non è ottimista sulle sorti dell'inchiesta avviata dalla procura di Roma Antonio Cassese, già presidente del tribunale penale internazionale e attualmente responsabile della Commissione di inchiesta dell'Onu sul genocidio nel Darfur. E ricorda non a caso il precedente del Cermis: «gli americani dissero "la competenza è nostra"; ma la loro inchiesta si è conclusa con risultati risibili per la giustizia». Un precedente che stavolta non si deve ripetere: «spero che l'autorità politica italiana convinca gli Usa ad agire diversamente». Per Cassese non ci sono dubbi: la competenza penale sull'assassinio del nostro funzionario del Sismi, ucciso dopo la liberazione di Giuliana Sgrena dal fuoco dei marines Usa, «è della procura di Roma perchè si tratta di un crimine commesso all'estero contro un italiano. E dunque hanno agito correttamente i magistrati ad avviare subito l'inchiesta e a richiedere prove e acquisizione di testimonianza agli americani. Ma credo che a breve scoppierà il problema: gli Stati Uniti obietteranno che trattandosi di atti posti in essere da militari americani, la competenza a giudicare è loro. E dunque solleveranno un conflitto di giurisdizione» Il loro appiglio è «la Convenzione di Londra del 1951, «che però - spiega l'esperto di diritto internazionale - riguarda solo i militari della Nato, ma i cui principi gli Usa cercano di applicare in tutti i casi in cui si tratta di giudicare soldati americani». E lo faranno, quasi certamente, anche stavolta: «è indubbio che sono la parte più forte perchè hanno in mano i presunti colpevoli, che difficilmente ci consegneranno, e tante prove, a cominciare dalle testimonianze. Presumo perciò che l'Italia dovrà tirarsi indietro, a meno che non siano gli Usa a rinunciare». Il precedente del Cermis non gioca a nostro favore: «in quel caso però - fa notare Cassese- il contesto era diverso: si trattava di militari della Nato». E un esito diverso da allora potrebbe maturare solo in un contesto di trattativa tra i rispettivi governi: «spero che stavolta sia trovata una soluzione politica, che alla fine spinga la Casa Bianca a collaborare per rispetto nei confronti di un alleato come l'Italia». Nessuno spazio c'è invece per l' intervento del tribunale penale internazionale dell'Aja: «è competente solo per i crimini commessi nei Paesi contraenti o da loro cittadini; e l'accordo istitutivo - sottolinea l'ex presidente -non è stato sottoscritto nè dall'Iraq, nè dagli Usa».

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