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«Calipari uno di noi», il ricordo della Questura di Cosenza

Nicola Calipari COSENZA - «Era uno di noi». Così alla Questura di Cosenza, con un'espressione che dice tutto della sua personalità e del suo modo di comportarsi col personale, ricordano Nicola Calipari, il funzionario del Sismi ucciso ieri a Bagdad dopo la liberazione di Giuliana Sgrena.
Calipari, originario di Reggio Calabria, arrivò a Cosenza nel 1982 e per sette anni lavorò alla Squadra mobile, prima come vicedirigente e poi come dirigente. Anni di lavoro intenso e duro contro la criminalità cosentina, caratterizzata all'epoca dallo scontro a colpi di agguati e morti ammazzati tra la cosca Perna, da una parte, ed il gruppo Sena-Pino dall' altra.
A ricordare quegli anni di duro lavoro e la «personalità sempre composta, mai sopra le righe» di Nicola Calipari è l' ispettore Franco Bauleo, che è stato il più stretto collaboratore del funzionario del Sismi ucciso nel periodo in cui prestò servizio alla Squadra mobile di Cosenza. «Quei sette anni trascorsi a fianco di Calipari - dice Bauleo - mi sono rimasti nel cuore. Ero legato a lui da un rapporto molto stretto e che è rimasto saldo anche dopo che era andato via da Cosenza. Nicola Calipari era una persona unica, aveva l' espressione del viso ed i modi, in ogni circostanza, anche la più difficile, di una persona onesta e pulita. Era, in sostanza, uno di noi. Ma era anche un uomo di grande cultura, una caratteristica che lo aiutava molto e gli consentiva di agire e parlare sempre nel migliore dei modi».
Il periodo trascorso da Calipari alla Squadra mobile è stato uno dei più difficili per Cosenza. «La città - dice Bauleo - era un campo di battaglia. In quel periodo abbiamo vissuto anni veramente intensi. Per tutti noi non esisteva la famiglia. Eppure riuscivamo anche a sorridere e a scherzare tra di noi grazie anche alla grande umanità di Nicola Calipari, che fu prima vicedirigente, quando a capo dell'ufficio c'era Salvatore Lanzaro, attuale questore di Isernia, e poi dirigente. La sua caratteristica più bella era quella di avere col personale un rapporto particolarmente collaborativo. Il fatto significativo è che ci era vicino anche nella nostra vita privata, nei nostri problemi familiari. Non si poneva mai come un superiore. In più era uno che lavorava in trincea con noi, molto operativo. Non si scompose neppure quando subì delle minacce. Ci sono state decine e decine di operazioni che abbiamo condotto in quel periodo, che era di continua lotta contro la criminalità. Rapine ai furgoni postali ed in banca, omicidi, tentati omicidi, estorsioni a non finire. La nostra attività era particolarmente intensa, tanto che avevamo una media di duecento arresti all'anno. E la presenza della polizia sul territorio era capillare perché le indagini, all'epoca, si facevano proprio sulla strada».
Bauleo è da 28 anni alla Squadra mobile di Cosenza ed ha lavorato con decine di funzionari. «L'ottimo lavoro svolto da Calipari a Cosenza - dice - rientra, peraltro, nella grande tradizione della Squadra mobile di Cosenza, dove hanno lavorato funzionari del livello di Alessandro Pansa, attuale vicecapo della polizia, e Michele Giuttari, che a Firenze ha condotto le indagini sul mostro. Il nostro ufficio è stato ed è una grande scuola in cui si sono formati funzionari di grande prestigio e bravura. E Calipari si era perfettamente inserito in questo filone».
L'ultimo ricordo che Bauleo ha di Calipari risale a qualche mese fa, quando il funzionario del Sismi venne a Cosenza per i funerali della suocera, sorella dell'ex segretario del Psi Giacomo Mancini. «In quell'occasione - dice l'ispettore - abbiamo scambiato qualche parola. Non molte perché lui era uno che non parlava molto. Ma i suoi occhi, il suo sguardo, che era vero e sincero, dicevano tutto».
Ezio De Domenico

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