Giovedì 13 Dicembre 2018 | 07:24

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La mobilitazione del mondo arabo per la liberazione di Giuliana Sgrena

IL CAIRO - Per tutto il mese di febbraio il rapimento di Giuliana Sgrena è stato seguito con interesse e ha visto una notevole mobilitazione nel mondo arabo, ad un livello analogo a quello raggiunto nei giorni del sequestro dei due colleghi francesi, Christian Chesnot e Georges Malbrunot, per i quali il ministro degli esteri francese, Michel Barnier, compì un giro in vari paesi arabi, a cominciare dall' Egitto.
Numerosi appelli sono stati rivolti nelle quattro settimane del rapimento dai massimi esponenti religiosi: dal Consiglio degli Ulema di Baghdad, intervenuto più volte per la liberazione di Giuliana, al Grande Imam di Al Azhar, Sheikh Mohamed Sayed Tantaui, la più alta autorità religiosa del mondo islamico sunnita.
Ricevendo l' ambasciatore d' Italia al Cairo, Antonio Badini, Tantaui espresse la sua condanna per l' atto criminale del rapimento e lanciò un appello perchè fossero liberate sia Giuliana Sgrena che Florence Aubenas, la giornalista francese ancora in mano ai sequestratori.
Anche il ministro degli esteri egiziano, Ahmed Abul Gheit, ed il segretario della Lega Araba, diffusero dichiarazioni di condanna e inviti a liberare le giornaliste insieme con l' autista iracheno della Aubenas.
Documenti vennero poi diffusi dall' Alleanza delle Donne Arabe, una Ong che raccoglie donne di vari paesi della regione mediorientale e del Maghreb, per le quali «il rapimento di giornalisti danneggia la causa irachena e crea ostilità da parte del mondo dell' informazione su questo tema».
E sono stati proprio gli ambienti giornalistici arabi che hanno vissuto con maggiore intensità le preoccupazioni per la sorte di Giuliana Sgrena, soprattutto dopo i contrastanti messaggi apparsi su Internet: un primo, il 7 febbraio, tre giorni dopo il rapimento, nel quale si comunicava che, dopo essere stata interrogata da una «commissione di esperti della "sharia"» (la legge coranica) , la giornalista italiana era risultata «non una spia» e quindi sarebbe stata liberata. Poche ore più tardi, però, ne era arrivato un altro, firmato da sconosciute "Brigate dei Mujahiddin", che invece annunciava l' avvenuta esecuzione della giornalista italiana, perchè il governo di Roma non aveva ottemperato alla richiesta di ritirare le proprie truppe dall' Iraq.
«Non è un messaggio attendibile - disse subito l' esperto di terrorismo islamico Diaa Rashwan, dell' Istituto di Studi Strategici "Al Ahram" - anche perchè non abbiamo trovato traccia in nessun archivio di quel gruppo». Mentre le speranze e i timori si alternavano in tutti gli ambienti vicini all' informazione, giornalisti egiziani, siriani, algerini hanno tenuto assemblee e hanno preso posizione contro i sequestri di Sgrena e Aubenas, esprimendo solidarietà, stima e apprezzamento al popolo italiano «per le sue posizioni verso le nostre giuste cause e soprattutto per la sua posizione contro l' occupazione dell' Iraq».
Un appello e0 stato rivolto inoltre dalla redazione della stessa tv qatariota Al Jazira che ha denunciato il sequestro come violazione flagrante del diritto all'informazione e, sottolineò, che era la seconda volta da quando era cominciato il fenomeno dei sequesti di persone in Iraq - la prima aveva riguardato il caso di Chesnot e Malbrunot - che scendeva in campo direttamente. La stessa tv e l' agenzia egiziana "Mena" diffusero inoltre un appello di Ansamed (il notiziario dell' Ansa specializzato per l' area mediterranea).
«Devo avere maggiori dettagli - dice stasera all' Ansa Diaa Rashwan - ho solo visto la notizia alla Bbc e non so come siano andati i fatti, non so se c'è stata qualche trattativa per la liberazione o cosa altro. Sono quasi certo, però, che molto abbiano contato le pressioni delle autorità religiose perchè la situazione in Iraq è talmente complessa che quelli che compiono sequestri in molti casi sono spinti non necessariamente da interessi materiali, quanto da quello che ritengono il loro diritto di difendere la propria terra. In questo la posizione sempre chiara di Giuliana deve avere avuto un ruolo. E per questo ripeto i miei auguri di cuore e le mie congratulazioni».
Stesso tono da Farida Anakash, la scrittrice progressista amica personale di Giuliana, che l' aveva incontrata molti anni fa a Palermo, durante un simposio italo-arabo sui problemi dell' immigrazione. «Spero proprio che non sia ferita gravemente e spero di poterla riabbracciare presto. Se Pier (Pier Scolari, il compagno di Giuliana Sgrena ndr) non fosse partito subito per l' Iraq, avrei cercato di chiamarlo stasera stessa. Vuol dire che darò loro qualche giorno per riposare e sfogarsi. Poi magari andrò a trovarli o li inviterò tutti e due qui. Mi pare che avessero già una prenotazione in questo mese per venire in vacanza sul Mar Rosso. E spero che la mantegano».
Remigio Benni

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