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La morte di Calipari sciocca il congresso di Rifondazione comunista

VENEZIA - Sono le 18,38 quando al congresso di Rifondazione comunista irrompe la notizia della liberazione di Giuliana Sgrena. Per mezz'ora i delegati vivono momenti di gioia sfrenata: urla, applausi, lacrime; Luciana Castellina che prende il microfono e dice «il congresso ha portato fortuna». Bertinotti esulta, parla di «una grande gioia». Poi, quando gran parte dei delegati sono già andati via, la doccia fredda. Le prime voci parlano di un blitz in cui la Sgrena sarebbe rimasta ferita. Poi arrivano i primi flash delle agenzie: c'è un morto, un italiano. A sparare sono stati gli americani, che hanno aperto il fuoco contro l'automobile che portava Giuliana in aeroporto. Subentra la costernazione: Bertinotti è andato via e i militanti rimasti al Palazzo del cinema, dove si svolge il congresso di Rifondazione, non sanno capacitarsi dell' accaduto.
Accanto alla preoccupazione per la sorte di Giuliana e allo sconcerto per la morte dell'agente del Sismi, si percepisce il montare di un sentimento di incredulità. Molti sono convinti che ormai bisogna chiedere il ritiro immediato delle truppe italiane. Bertinotti torna al congresso, anticipando il suo arrivo per partecipare all'assemblea che dovrà discutere dello statuto. «La dinamica della liberazione di Giuliana Sgrena, dice, solleva interrogativi inquietanti su quello che sta accadendo in Iraq». «E mi fermo qui», aggiunge subito dopo. Dunque ogni valutazione politica viene rinviata a quando ci sarà più chiarezza su quello che è accaduto a Baghdad. «Purtroppo la grande gioia per la liberazione di Giuliana - dice Bertinotti - è stata pesantemente incrinata. Provo tristezza e commozione ma nutro anche la speranza che Giuliana e gli altri suoi accompagnatori possano ritornare e che le loro ferite siano le più lievi possibili».
«E una situazione di assoluta inquietudine - prosegue Bertinotti - perchè vuol dire che lì in Iraq, chiunque può sparare su un bersaglio da una postazione o da un check point. Oppure che qualcuno aveva qualche interesse a colpire: ma, francamente, non lo so. In questi casi - sottolinea - è meglio essere prudentissimi».
Qualcuno riferisce a Bertinotti la frase di Berlusconi, secondo cui bisognerà che qualcuno si assuma le proprie responsabilità. «Se l'affermazione è questa, vuol dire che il presidente del Consiglio, che certo non può essere accusato di essere anti-americano, deve avere elementi di giudizio molto consistenti».
Ma dentro Rifondazione c'è chi spinge per una presa di posizione netta in favore del ritiro immediato delle truppe italiane dall'Iraq. Gli esponenti della mozione di minoranza di Luigi Malabarba fanno sapere che chiederanno domani al congresso di approvare un ordine del giorno per «il ritiro immediato e incondizionato» delle truppe italiane dall'Iraq con una sfida diretta a Bertinotti. «Ormai è chiaro a tutti - spiega Salvatore Cannavò - che in quella situazione non è sostenibile la presenza del contingente italiano».
Negli ultimi due giorni del congresso di Rifondazione ci sarà dunque da discutere.

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