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Il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu: volevano uccidere

ROMA - Il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu non ha dubbi sull'obiettivo delle bombe contro i carabinieri a Genova e Milano: far del male, anche uccidere gli appartenenti alle forze dell'ordine. Per questo, se è vero che gli ordigni non devono destare «allarmi eccessivi», è altrettanto vero - dice Pisanu - che non ci deve essere «alcuna sottovalutazione dei fatti». Ed è evidente che, ancora una volta, gli anarco-insurrezionalisti mandano un segnale ai gruppi eversivi, affinchè ci si unisca contro «l'asserita repressione dello Stato». Per far fronte ad un quadro simile, Paese e istituzioni, devono quindi rispondere con «massima fermezza».
Arrivato alla Camera per ricostruire la tragica sparatoria di Verona in cui sono rimasti uccisi i due agenti di polizia Davide Turazza e Giuseppe Cimarusti (per entrambi il titolare del Viminale ha proposto la medaglia d'oro al valore civile), Pisanu fornisce una «prima sommaria informativa» sulle bombe esplose la notte scorsa a Milano e Genova e rivendicate dalla Federazione Anarchica Informale. Parte ricostruendo la sequenza degli attentati: il primo alle 19:50 di ieri a Genova, nei pressi della caserma dei carabinieri di Prà; l'ultimo intorno alle 22 di ieri nei giardini antistanti la caserma dell'Arma Vittorio Monti a Milano. In mezzo un'altra esplosione riuscita, una fallita e l'incendio di quattro cassonetti dell'immondizia, tutti nel capoluogo ligure, e un'altra esplosione a Milano, a poca distanza dall'altra. Quanto al presunto ordigno che sarebbe dovuto esplodere alle 23,38 al teatro Ariston di Sanremo, Pisanu dice: «è stato effettuato un accurato sopralluogo alla ricerca di eventuali riscontri ma al momento non è stato ritrovato nulla». Mistero, dunque, sulla presunta bomba all'Ariston, ma nessun dubbio sulla matrice degli attentati. «E' prematuro fare valutazioni definitive», premette Pisanu, ma la «tecnica di far detonare in un breve lasso di tempo gli ordigni, è un modo per far accorrere le forze dell'ordine, tipico degli anarchici». L'intento «evidente», insomma, era di «provocare vittime: qualcuno degli ordigni era predisposto per far del male ed anche per uccidere». Gli investigatori e gli inquirenti, sia a Milano che a Genova, confermano la pericolosità delle bombe, ritenendo comunque probabile che gli anarchici puntassero soprattutto ad un'azione dimostrativa e ad avere la massima eco mediatica.
La composizione delle bombe è un'ulteriore 'firmà degli esecutori: a Milano, dice ai deputati Pisanu, sono esplosi «contenitori di alluminio con polvere pirica e un congegno elettronico a batteria con un timer», mentre a Genova gli ordigni erano in «barattoli di piccole dimensioni contenenti polvere pirica ed un innesco costituito da una lampadina collegata ad un timer». Bombe simili, in passato, sono state rivendicate proprio dall'area anarco-insurrezionalista.
Il terzo 'indiziò che spinge le indagini in quella direzione arriva poi dai precedenti attentati: «I gruppi insurrezionalisti riuniti dal dicembre del 2003 - sottolinea ancora Pisanu - hanno concentrato l'attenzione contro l'asserita repressione dello Stato», con un'azione che «si è diretta contro le forze di polizia e penitenziarie».
Ma le bombe di Milano e Genova dicono, secondo il ministro, anche un'altra cosa: che è in atto un nuovo tentativo da parte degli anarco-insurrezionalisti di saldare tutte le anime dell'eversione. «Riemerge - afferma il titolare del Viminale - il tentativo di collegare gli anarchici con altri gruppi eversivi di diversa matrice ideologica». In altre occasioni erano le Br. In questo caso il ministro cita «i movimenti di resistenza rivoluzionaria sarda».
E da parte dell' intelligence non è ovviamente passata inosservata la coincidenza tra le bombe di ieri e la sentenza di condanna di Cinzia Banelli e Laura Proietti per l' omicidio D' Antona. Ma più che pensare ad alleanze con ciò che rimane delle Br, l' ipotesi prevalente è che gli anarchici puntano ad occupare quello spazio lasciato libero dai brigatisti, cercando di attrarre con le loro «campagne a tema» sul carcerario, sull' Europa, sulla cosiddetta repressione e sull' ambiente, altri circoli ed elementi antisistema.
Gli anarco-insurrezionalisti hanno ormai superato i vecchi clichè spontaneisti di un tempo per operare «secondo una strategia coordinata e preordinata con cura nelle sue varie fasi e nella selezione degli obiettivi». Si tratta di poche decine di persone presenti soprattutto in Lazio, Sardegna, Toscana e Lombardia, ma che puntano ad espandersi anche saldandosi a quella che lo stesso ministro Pisanu tempo fa chiamò «Pedemontana eversiva», un' area che va dal vecchio triangolo industriale Genova-Milano-Torino fino a tutto il Nord-Est. Il rischio è quella di un' unificazione di tutte queste diverse componenti.

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