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La serata della prima

Festival di Sanremo 2005 Il festival di Sanremo è il più curioso e sorprendente «contenitore» della televisione italiana. Una gara di canzoni che monopolizza per una settimana l'attenzione della stampa e dei media e che è capace di mescolare i temi più seri, perfino la morte, con le canzoni, la politica, la moda e quant'altro finendo poi per conciliare il tutto come se passare per questo palcoscenico significhi entrare davvero in una realtà diversa. Paolo Bonolis ha voluto che ad aprire il suo Festival fosse l'inno di Mameli ma suonato da Paolo Carta, uno dei chitarristi italiani più conosciuti come fece Jimy Hendrix a Woodstock.
Naturalmente l'effetto dirompente è rimasto confinato nel tempo mentre a Sanremo ci si interrogava addirittura se la mano che il chitarrista ha sollevato alla fine fosse volutamente atteggiata con un medio alzato o se invece si trattava semplicemente di un chitarrista che aveva in mano il plettro.
Mentre era già partita la serata, in sala stampa è arrivata la notizia della morte di Alberto Castagna: è gia successo altre volte che il festival di Sanremo abbia coinciso con la scomparsa di personaggi di grandi nomi dello spettacolo, basti pensare, solo negli ultimi anni, a Claudio Villa (1987) e Gianni Ravera. Come promesso, Bonolis ha dato spazio anche ad un appello per i rapitori di Giuliana Sgrena, inviato del manifesto rapita in Iraq.
La tensione l'ha sciolta Bonolis alle 23,30, pochi minuti dopo che la notizia gli era stata comunicata, quando la trasmissione è ripresa dopo un'impegnativa parentesi dedicata alla tragedia umanitaria del Darfur. «I bambini hanno il diritto alla meraviglia e il diritto di essere amati», ha detto Bonolis che poi ha mostrato delle scioccanti foto scattate nel Darfur 12 anni fa che fecero avere allora il premio Pulitzer. «Da allora non è cambiato nulla - ha aggiunto Bonolis che si è collegato in diretta da Nyala, dove, grazie anche al contributo del festival, sarà costruito un ospedale. Tutto questo insomma ha fato parte del Festival e non c'è nulla da fare ma temi del genere rendono più difficile ridere e scherzare attorno alle canzoni.
La sua disinvoltura, il suo eloquio e la sua preparazione hanno permesso comunque ad un Bonolis tenere il filo del suo progetto fino dall'inizio, quando ha cominciato a scherzare, complice involontario il look di Antonella Clerici che sembra ispirato alla grande festa di 'Shrek'.
Quanto a Federica Felini, per unanime giudizio degli addetti ai lavori, sembra destinata a rimanere nella hall of fame delle papere del Festival, una comicità involontaria la sua che ne fa il bersaglio ideale delle battute di Bonolis.
La prima sera serve a presentare tutti i big in gara e tra l'altro sarà importante anche per la classifica finale anche se al termine della serata non saranno resi noti i dettagli della classifica.
Ad aprire la serata, Umberto Tozzi, che dei cantanti in gara è quello che probabilmente ha venduto più dischi oltre ad aver già vinto il festival: «Le parole» è un brano a suo modo gradevole, cantato con un'aria distratta da Tozzi. Paola e Chiara, secondo i bookmaker, le più probabili escluse, sono apparse un po' provate dall'emozione del palco: «A modo mio» è un brano molto pop che le allontana dall'immagine di sorelle sexy per seguire le strade della melodia. I Matia Bazara, ormai una presenza fissa di Sanremo, presentano la loro nuova cantante che con «Grido d'amore» apre la serie delle interpretazioni a gola spiegata, secondo una abitudine molto italiana che vuole che una grande voce sia anche molto forte. Un equivoco che fa molti danni, come ha dimostrato questa serata dove tra l'altro, si sono ascoltate molte melodie simili a quelle del passato, per esempio «Grido d'amore» ricorda un classico di Elvis «Cryin'in the chapel». Nicola Arigliano è uno dei pupilli di questo festival.Un cantante innamorato del jazz che a 82 anni sta avendo un successo che lascia sorpresi: «Colpevole» è una chicca swing molto sofisticata, forse troppo per i colori forti di Sanremo. Colori forti su cui punta DF Francesco con la sua band e il suo stile Jovanotti prima maniera in «Francesca». Mentre Toto Cutugno, complice Annalisa Minetti, hanno ceduto alla tentazione di cui si parlava prima, una strofa a tutta voce. Viene da pensare cosa succederà quando venerdì ai due nell'esecuzione di «Come noi nessuno al mondo» si aggiungerà Rita Pavone.
Alexia torna al Festival con un brano costruito su misura per la sua carriera sanremese: «Da grande» ricorda cioè il brano con cui ha vinto il Festival e al tempo stesso i tanti hit anonimamente dance incisi nella sua carriera. Gigi D'Alessio arriva al Festival con lo scomodo ruolo del superfavorito «L'amore che non c'è» è un brano perfettamente in linea con la musica che in questi anni ne ha il cantante italiano che vende di più.
La parte finale della serata è una sorta di sintesi di quello che è il Festival di Sanremo, una mescolanza di generi, di grande musica e piccole canzoni, di grandi personaggi e figure scomparse destinate all'oblio. La grande musica la rappresentava Michael Bublè il ragazzo italo-canadese che grazie ad una felice intuizione è diventato l'eroe del «neoswing», un genere musicale ispirato al repertorio di Sinatra che ha trovato in lui l'interprete ideale. Il Festival riproponeva in gara di seguito: Le vibrazioni, il gruppo più in vista del nuovo rock italiano e anche una delle presenze più attese del Festival che hanno portato qui «Ovunque andrò», un pezzo che è un fedele ritratto della loro musica. Francesco Renga ha invece un brano, «Angelo», che è scritto per esaltare al massimo la potenza della sua voce. Antonella Ruggiero con «Echi di infinito» si èliberata da quella tensione a interpretare brani tecnicamente difficili ma poco emozionanti che ne hanno limitato le potenzialità: questa canzone potrebbe segnare una svolta nella sua carriera. Marco Masini con «Nel mondo dei sogni» non si allontana troppo dalle atmosfere che l'anno scorso gli ha fatto vincere il festival; Anna Tatangelo con «Ragazza di periferia» non è andata troppo lontano dal suo ruolo di eterna promessa, mentre Peppino Di Capri con «La panchina» sembra essere andato incontro al suo destino di improbabile vincitore che fin dal primo giorno sembra condividere con il Franco Califano con «Non escludo il ritorno».
Marcella Bella con «Uomo bastardo» è uno dei ritorni dal passato di questo Festival. Paolo Meneguzzi dovrebbe invece intercettare il suo pubblico di adolescenti con «Non capiva che l'amavo» e la sua somiglianza con Tiziano Ferro. Se a chiudere la serata sono stati i Velvet con «Dovevo dirti molte cose», un pezzo che può aprire nuovi orizzonti al gruppo romano, e Marina Rei con «Fammi entrare», il brano a cui l'artista romana affida le sue speranze di una rinnovata carriera; Nicky Nicolai e Stefano Di Battista sono stati la sorpresa del festival: «Che mistero è l'amore», è canzone tutt'altro che semplice e assolutamente lontana dai canoni dell'orecchiabilità sanremese è finita stasera al primo posto tra i gruppi premiando così la prima volta in gara di un grande del jazz dal momento che Di Battista è uno dei più rinomati sassofonisti del jazz contemporaneo. L'ennesima dimostrazione della capacità del Festival di Sanremo di poter assorbire anche l'imprevedibilità del jazz.
Paolo Biamonte

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