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Terrorismo - Il memoriale della Proietti: ecco perché mi dissocio dalle BR

ROMA - Due pagine intestate al giudice dell'udienza preliminare Luisan Figliolia. Una quarantina di righe per spiegare le ragioni della dissociazione. E' il memoriale letto oggi in aula da Laura Proietti all'inizio dell'udienza conclusasi con la sua condanna all'ergastolo per l'omicidio di Massimo D'Antona, una rapina in Toscana e la partecipazione alle Brigate Rosse.
«Nell'interrogatorio del 26 febbraio scorso al Gip di Santa Maria Capua Vetere - si legge nel memoriale - ho già ammesso la partecipazione alle Br, all'omicidio del professor D'Antona ed alla rapina di Siena. In questa sede ribadisco la mia prima responsabilità per tali fatti e, più in generale per tutti gli altri reati che mi vengono contestati».
«Effettivamente - aggiunge la Proietti - all'epoca ritenevo che la lotta armata fosse l'unica alternativa possibile per opporsi ad un sistema politico ed economico, responsabile secondo me delle profonde ingiustizie che caratterizzano la realtà sociale. Per questo ho condiviso le convinzioni politiche dell'organizzazione ed in particolare ho condiviso anche la scelta di ricorrere all'omicidio politico come forma estrema di lotta e di ciò, come ho detto, me ne assumo tutta la responsabilità». «Tuttavia, fu proprio in seguito all'omicidio - sottolinea l'ex Br - che misi in discussione tutte le mie precedenti certezze, perchè solo allora compresi che un conto erano le parole e le teorizzazioni politiche, un altro erano i fatti e la loro drammatica realtà. Per questo iniziai progressivamente ad allontanarmi dall' organizzazione non avendo più alcuna certezza e ritenendo comunque che quella non fosse una forma di lotta giusta e praticabile».
Secondo la Proietti «questo processo si è concluso, dopo la rapina di Siena, con la mia volontaria e definitiva fuoriuscita dalle Br, avendo io rifiutato la lotta armata come forma di lotta politica. Voglio solo aggiungere che oltre alla responsabilità per quanto ho commesso ho anche quella di avere coinvolto involontariamente altre persone attraverso le telefonate che ho fatto loro con le Stp che mi vengono attribuite e che utilizzavo normalmente anche e soprattutto per i miei rapporti personali. Ad esempio, le telefonate con Alessandro Costa, sebbene non sia in grado di ricordarne il contenuto, certamente non riguardavano la mia appartenenza alle Br, cosa che egli neanche sospettava, al pari di tutti i miei amici e familiari». «Quanto invece a Federica Saraceni - aggiunge la Proietti - ero legata a lei oltre che da un rapporto di amicizia, anche da un rapporto politico, nel senso che discutevamo dei Ncc, verso i quali lei aveva mostrato interesse in un certo periodo, che non sono in grado di precisare con esattezza, ma certamente era precedente alla decisione di ricorrere all'omicidio politico. Naturalmente abbiamo continuato a sentirci per rapporti di amicizia, ma molto più saltuariamente. A proposito dell'utenza cellulare che le viene attribuita, ricordo anche di averle prestato, forse più volte, un telefono cellulare di cui aveva bisogno per sue ragioni personali: non ricordo ovviamente nè il numero dell'utenza nè il periodo in cui glielo detti, ma è certo che esso non era in uso all'organizzazione o almeno io non lo sapevo, perchè altrimenti non glielo avrei mai prestato».
«Avrei altre cose da aggiungere per spiegare quello che sento e quello che provo - conclude il memoriale della Proietti - ma non credo che sia questa la sede ed il momento opportuno per farlo in quanto non vorrei dare l'impressione di voler speculare, anche involontariamente, sul dolore degli altri e sul mio dolore».

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