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Ddl Moratti su stato giuridico professori universitari: 1° marzo la commissione Cultura della Camera esamina gli emendamenti

ROMA - Contrari i professori, contrari i ricercatori, contraria, sebbene disposta a dialogare con il governo, la Conferenza dei rettori degli atenei italiani. Ma il ddl Moratti sullo stato giuridico dei professori universitari prosegue il suo iter parlamentare.
Dopo un primo passaggio in Aula a Montecitorio lo scorso 21 febbraio, domani, la commissione Cultura della Camera si riunirà per esaminare gli emendamenti proposti dal relatore Mario Pepe (FI), che modificano "in nuce" la figura e il ruolo dei ricercatori universitari. Emendamenti che, denuncia l'opposizione, riscrivono in maniera sostanziale, peggiorandola, una legge che «non solo non riforma le università italiane ma è profondamente dannosa per il mondo accademico».
Critiche al testo della Moratti sono piovute nelle settimane scorse non solo da opposizioni e mondo accademico (che mercoledì incrocerà le braccia in uno sciopero nazionale contro la riforma del governo), ma anche dalle file della maggioranza, tanto che il pacchetto di emendamenti presentati da Pepe sarebbe servito, secondo alcuni, più a scongiurare il rischio di "franchi tiratori" all'interno della Cdl che ad accogliere le richieste del mondo accademico, il cui giudizio sul testo resta infatti fortemente negativo.
Le modifiche proposte, fanno sapere le organizzazioni della docenza, «non rispondono a nessuna richiesta proveniente dalle Università, non prevedono nulla di nuovo, nulla di praticabile e, anzi, tentano di scaricare demagogicamente sugli Atenei ulteriori e insostenibili spese in quanto non copribili con il Fondo di Finanziamento ordinario».
Ma quali sono le novità contenute nei 18 emendamenti di Pepe? I meccanismi di reclutamento su base nazionale dei docenti assieme al trattamento economico degli stessi rimangono molto simili al testo licenziato lo scorso 17 febbraio per l'Aula, mentre è il ruolo dei ricercatori, già trasformato nella formulazione dello schema precedente in ruolo «ad esaurimento», a subire modifiche strutturali.
In sostanza, per sostituire gli attuali ricercatori nello svolgimento delle attività di ricerca e di didattica integrativa, si legge nel pacchetto di emendamenti, le università potranno stipulare con le nuove leve contratti di diritto privato a tempo determinato di durata massima triennale, rinnovabili per altri tre.
Al termine dei sei anni le possibilità per i "ricercatori" in questione sono due: o vincono il concorso per "professori associati" conseguendo la prevista «idoneità scientifica nazionale», oppure, nel caso di valutazione negativa, confluiscono, previa apposita selezione, in una nuova figura professionale, quella dell'«aggregato per la ricerca», cui sono affidati prevalentemente compiti di ricerca, didattica integrativa e tutorato.
Prospettiva che per il deputato Ds e componente in commisione Cultura Giovanna Grignaffini è «dequalificante rispetto al ruolo svolto in questi anni dai ricercatori».
E la promessa del governo ai ricercatori di bandire un primo concorso per professore associato senza limitazione numerica, afferma la deputata della Quercia, «è una colossale presa in giro perchè se anche le selezioni fossero passate da tutti, le Università non avrebbero comunque le risorse per il passaggio di grado dato lo strangolamento finanziario che subiscono da questo governo». «Lo stesso ruolo di aggregato - conclude la Grignaffini - si trasformerebbe in questo modo in ruolo precario ad esaurimento».
Nient'affatto, ha replicato Pepe in commissione, «le mie proposte accolgono le richieste provenienti dal mondo universitario, e in particolare proprio dai ricercatori», i più bravi dei quali avranno ora la possibilità di emergere nei giudizi di idoneità a professore associato, restituendo in questo modo « vitalità ad un corpo docente invecchiato e paralizzato da regole rigide».
Di emendamenti «ampiamente migliorativi» rispetto al testo originale parla anche il capogruppo azzurro in commissione Cultura Fabio Garagnani, che sottolinea come tutto l'impianto della riforma sia centrato su «un criterio meritocratico»: chi vuole far carriera, questo il ragionamento di Garagnani, non può pensare di non affrontare nessuna valutazione da parte di una commissione competente.
«E d'altra parte - prosegue Garagnani - la contrarietà dell'opposizione mi meraviglia perchè questa è una legge che va incontro alle esigenze del mondo universitario, in primo luogo dei ricercatori, che saranno ora valutati sulla base di meriti effettivi».
E lo sciopero di professori e ricercatori confermato per il 2 marzo contro la legge? «Ingiustificato», taglia corto l'esponente azzurro, «opera di una minoranza politicizzata che tenta di stroncare una riforma che, come ho constato di persona in commissione, incontra il favore di molte componenti del mondo accademico perchè ha un solo obiettivo fondamentale: quello di riqualificare l'Università italiana e la sua docenza».

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