Sabato 15 Dicembre 2018 | 03:03

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Chi c'è al vertice dello sport? Chiedetelo alla Di Centa

Ci sono fatti acclarati, che nessun grado di giudizio a venire potrà confutare, per dover usare cautela nel commentare le motivazioni della sentenza che ha portato alla condanna del medico sociale della Juventus, Riccardo Agricola. Né si può soprassedere riguardo l'assoluzione «per insufficienza di prove» dell'amministratore delegato, Antonio Girando. Quello che emerge dal processo al club bianconero deve essere sottolineato perché è chiaro e incontestabile: per anni la sede è stata una farmacia, costruita per la somministrazione sistematica di farmaci ai giocatori atta ad alterare le prestazioni sportive della squadra.
Sarà forse per questo che all'interno della società siamo quasi giunti alla resa dei conti, con i discendenti di Agnelli pronti a riprendere le redini. Non è una questione di sorrisi, ma di etica. Perché è arrogante fregiarsi di una serie di titoli arrivati attraverso la frode. Fanno ridere semmai i tentativi degli attuali dirigenti, Bettega compreso: «Nessuno potrà toglierci nulla di quello che abbiamo conquistato. Quando entro nella stanza con la nostra bacheca, provo orgoglio, serenità, felicità. La Juventus non teme confronti con nessuno, va sempre a testa alta».
Misurare il successo con coppe e campionati è uno schiaffo allo sport. Chi ama la leale competizione dovrebbe fare un monumento a Zeman, uno che avrebbe vinto senza concorrenti bari, che continua a costruire squadre spumeggianti, a crescere giovani calciatori inculcando principi e valori (non solo tecnica e tattica), che ha avuto il coraggio di denunciare e che ora giustamente reclama anche una giustizia sportiva.
Quel che potrebbe accadere, invece, lo anticipa la signora Evelina Christillin, vicepresidente del Toroc, il comitato che sta organizzando le Olimpiadi di Torino del 2006: «Togliere i titoli alla Juventus? Ci mancherebbe altro. È molto difficile accertare le responsabilità individuali in un gioco di squadra, oltretutto dovrebbero essere totali perché basta che ci sia un solo giocatore non colpevole e come si farebbe, in tal caso, a dimostrare che è stato alterato il risultato della prestazione? Inoltre, il processo alla Juventus è stato l'unico di questo genere in Italia. Se non ce ne sono stati altri, come si fa a stabilire se altre squadre hanno alterato il risultato sportivo?».
Se le parole fossero uscite dalla bocca di una attempata frequentatrice della tribuna del Delle Alpi, avremmo concesso le attenuanti generiche. A prendere posizione è invece uno dei membri della Giunta esecutiva del Coni, che, per chi non lo sapesse, è il Comitato Olimpico Italiano. Le dichiarazioni sono talmente prive di capacità logiche, carenti dal punto di vista giuridico (anche perché smentite da un giudice), e, soprattutto, di un tale squallore intellettuale da rimanere interdetti e da chiedersi: ma chi c'è al vertice dello sport italiano? A scanso di equivoci sulla ingenuità di chi scrive, chiedetelo a Manuela Di Centa.
G. Flavio Campanella

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