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Il maestro elementare con la laurea

ROMA - In cattedra sì, ma solo con la laurea. Anche il maestro - quello che girava fra i banchi degli scolari, figura romanticamente raccontata dalla penna di De Amicis nel libro "Cuore" - dovrà possedere il massimo titolo di studio. E' una delle novità più significative del decreto legislativo sulla formazione iniziale dei docenti, attuativo della riforma della scuola del ministro Moratti, approvato oggi dal Consiglio dei ministri. Il provvedimento prevede anche un anno di tirocinio nelle scuole con l'assistenza di un tutor e nuovi criteri per l'accesso alla professione (a numero chiuso) che terranno conto della programmazione territoriale in base ai bisogni. I primi maestri potrebbero essere pronti a partire dall'anno scolastico 2008-09.
Il ministro dell'istruzione Letizia Moratti, che sempre oggi ha annunciato l'assorbimento nei prossimi cinque anni dei 200 mila docenti precari, ha assicurato che «avremo docenti più qualificati e più giovani. E per via della programmazione daremo certezze sul posto di lavoro agli aspiranti insegnanti». I corsi di preparazione all'insegnamento si occuperanno anche dei livelli di apprendimento dei giovani e di elementi di metodologia oltre che di relazione.
Alcuni sindacati hanno espresso parere negativo sul provvedimento. «Proprio in materia di reclutamento - dice Francesco Scrima, segretario generale Cislscuola - non vi è traccia di un qualsiasi riferimento a una fase transitoria che colleghi il nuovo sistema con l'attuale emergenza precariato, vero dramma sociale. Non è tollerabile che si intervenga facendo tabula rasa». I Cobas parlano di precarizzazione del lavoro docente e la Flcgil ritiene che sull'assorbimento dei precari non è che «l'ennesimo rinvio». Pur esprimendo parere positivo, la Lega invita il governo - osserva Giovanna Bianchi Clerici - ad essere «più coraggiosi sulla chiamata diretta». «E' ridicolo - afferma Maria Chiara Acciarini (Ds) - che un ministro in carica da 4 anni parli di assunzioni nei prossimi 5 anni. Si è accorta che non ha più tempo, che siamo alla fine della legislatura?». Per Mario Mauro (Fi), il provvedimento «è invece una svolta nelle procedure per il reclutamento del personale docente e risolve il problema annoso del precariato».
Ecco, in sintesi, alcune novità del decreto legislativo.
- I nuovi percorsi formativi sono a numero programmato e sono ripartiti tra le università secondo il numero che si prevede di coprire per concorso nelle scuole statali della regione stessa. Ai corsi si accede attraverso selezione dopo aver conseguito la laurea di primo livello o il diploma accademico di primo livello.
- Saranno realizzati Centri di ateneo o di interateneo che hanno lo scopo di organizzare il tutorato, lo svolgimento delle prove di accesso, il raccordo con le scuole e le altre istituzioni formative del territorio. I centri stipuleranno specifiche intese con le scuole o con reti di scuole. - Alla fine del corso, dopo la laurea magistrale o il diploma accademico di secondo livello, è previsto un esame di stato con valore abilitante, che garantirà a coloro che lo superano la certezza dell'assunzione.
- La programmazione dei posti avviene a cadenza triennale in base a stime previsionali che tengono conto del numero dei posti di insegnamento, degli alunni (anche disabili) e del turn-over. Il ministro ripartisce poi anno per anno tra le università nelle singole regioni un numero di posti pari a quelli che si prevede di coprire nelle scuole della regione maggiorato del 10%.
- I vincitori del concorso sono assegnati alle scuole della regione, nelle quali svolgono un periodo di applicazione della durata di un anno tramite un apposito contratto di inserimento formativo al lavoro, con assunzione di responsabilità di insegnamento sotto la supervisione del tutor.
- Al termine dell'anno, ed a seguito della valutazione positiva, i docenti stipulano con i dirigenti scolastici un contratto di lavoro a tempo indeterminato.

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