Venerdì 14 Dicembre 2018 | 19:52

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Uccise un iracheno disarmato in una moschea a Falluja: prove insufficienti, niente corte marziale per un marine americano

WASHINGTON (Stati Uniti) - Mentre non accennano a placarsi le polemiche suscitate dallo scandalo degli abusi perpetrati da soldati statunitensi su molti prigionieri nel carcere di Abu Ghraib, presso Baghdad, non andrà davanti alla corte marziale un marine americano il quale, nel corso dell'offensiva che lo scorso autunno portò le truppe Usa e le forze governative a riconquistare Falluja strappandola al controllo della guerriglia sunnita, uccise un civile iracheno inerme in una moschea, sparandogli a bruciapelo mentre la vittima era stesa a terra. Marine Gli inquirenti della Marina militare non hanno infatti raccolto a carico dell'indagato sufficienti elementi di prova, in grado di sostenere alcuna ipotesi di reato; e dunque, non potendo muovergli accuse formali, hanno optato per l'archiviazione del caso. Lo ha riferito il network televisivo "Cbs", che citava fonti vicine all'inchiesta.
Eventuali provvedimenti disciplinari potranno al più essere adottati unicamente dal comando del corpo dei marines, sulla base del codice militare.
Entrato alla ricerca di ribelli nascosti nella moschea, dalla quale erano partiti ripetuti spari, insieme a un plotone di commilitoni l'inquisito vide un gruppo di persone sdraiate sul pavimento, avvolte in coperte; una di queste ultime a quanto sembra fece un movimento improvviso, che il marine interpretò come un gesto ostile e al quale reagì aprendo il fuoco, temendo che l'uomo stesse per attaccarlo, magari impugnando un'arma occultata sotto la coperta o gli indumenti; successivamente risultò invece che l'iracheno, colpito a morte, era privo di armi, al pari degli altri presunti insorti che erano con lui.
«Come minimo, gli esperti giuridici della Marina ritengono che la situazione rimanga nel complesso abbastanza ambigua», hanno riferito le fonti all'emittente, «da fare sì che nessun rappresentante dell'accusa possa ottenere un verdetto di colpevolezza a carico dell'accusato».

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