Domenica 16 Dicembre 2018 | 04:44

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Agenti uccisi - Cordoglio unanime. Polemiche sulla sicurezza

ROMA - La sparatoria che alle porte di Verona ha lasciato sul terreno quattro morti, e in particolare la sorte degli agenti di polizia Davide Turazza e Giuseppe Cimarrusti, uniscono nel cordoglio tutto il mondo politico, che rende omaggio a chi è caduto compiendo il proprio lavoro al servizio della collettività.
Ma l'unanimità svanisce fino a trasformarsi in inizio di polemica quando il discorso passa dalla commozione al livello della risposta politica a questi fatti: qui l'opposizione va all'attacco, sostenendo che il governo dovrebbe fare di più per la sicurezza dei cittadini e per mettere le forze di polizia nelle migliori condizioni; mentre la maggioranza respinge queste critiche come infondate.
Resta invece senza conseguenze polemiche il fatto che Andrea Arrigoni, che secondo la ricostruzione ha ucciso i due agenti e una prostituta rimanendo a sua volta ucciso, fosse dirigente di un'organizzazione di investigatori privati, la Con.ipi, che ha come presidente il deputato di An Filippo Ascierto (che ricorda di aver incontrato tre volte Arrigoni per parare della legge che riguarda la categoria), ed il ministro Maurizio Gasparri come presidente onorario. Così come il fatto che Arrigoni fosse stato membro della cosiddetta "Guardia nazionale padana" ed avesse fatto parte della "scorta" di Umberto Bossi prima di lasciare la Lega.
Il sentimento dominante è comunque lo stesso espresso dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nel messaggio al capo della Polizia Gianni De Gennaro: «dolore» per la morte dei due agenti, «viva solidarietà» alla polizia e ai familiari delle vittime. Analoghi sentimenti sono stati espressi dal presidente del Senato Marcello Pera, in una telefonata dalla Turchia al ministro dell'interno, Giuseppe Pisanu, e dal presidente della Camera Pier Ferdinando Casini.
Oltre alla solidarietà, il segretario dei Ds, Piero Fassino, esprime la convizione che si possa e si debba fare di più, per la sicurezza dei cittadini e per garantire «le risorse e gli strumenti necessari» alle forze di polizia. Il che chiama in causa il governo, che ha la responsabilità di cercare «un'azione più efficace dello Stato sul terreno sia della prevenzione che della repressione».
Se quindi l'opposizione promette, con il capogruppo alla Camera della Margherita Pierluigi Castagnetti, il proprio impegno perchè siano garantite «risorse e condizioni indispensabili» per il lavoro delle forze di polizia, d'altra parte si osserva anche che la responsabilità principale incombe sul governo che, per il segretario dei Popolari-Udeur Clemente Mastella, deve lasciar perdere «gli slogan sulla sicurezza, ai quali nessuno più crede» e rispondere «con iniziative e fatti concreti».
Questa ricostruzione non è accettata da esponenti della maggioranza, e di Forza Italia in particolare. Così Isabella Bertolini, vice capogruppo alla Camera, definisce «chiacchiere inutili e vuote» le parole di Fassino e rivendica al governo il merito di una diminuzione dei reati e di un aumento degli arresti. Mentre Antonio Martusciello definisce «sciacallaggio» le critiche al governo.
In questo clima, chi invita ad un approccio condiviso fra maggioranza e opposizione è Ugo Intini, dello Sdi, per il quale è meglio risparmiarsi le polemiche e cercare «un'intesa bipartisan» per impegnare il parlamento «ad aumentare anzichè ridurre gli stanziamenti e gli organici» per la polizia.
Per i Verdi Luana Zanella e Fiorello Cortiana, invece, la strage di Verona deve dare un nuovo impulso alla legge che restringe l'accesso al porto d'armi. Un provvedimento che finora, secondo Cortiana, è rimasto frenato da «veti legati ad interessi di lobby».
Giovanni Graziani

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