Sabato 15 Dicembre 2018 | 10:17

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Sparatoria a Verona: la ricostruzione

VERONA - La sparatoria in cui hanno perso la vita i due agenti di polizia è avvenuta nel piazzale di una concessionaria di caravan che si trova a lato della statale «bresciana», proprio in corrispondenza del segnale stradale che indica l'inizio del territorio di Verona. Secondo i primi particolari sulla tragedia illustrati in una conferenza stampa dal Questore di Verona, Luigi Merolla, e dal dirigente della Squadra mobile, Marco Orodisio, l'uomo che ha fatto fuoco sugli agenti si trovava a bordo di una Panda 4x4, e probabilmente aveva già ucciso la prostituta, il cui corpo era riverso a terra vicino all'automobile.

La volante «Brescia», con a bordo Turazza e Cimarrusti - è stato ricostruito - potrebbe aver notato qualche movimento sospetto nei pressi della Panda, o forse la sagoma del corpo a terra e per questo essersi subito avvicinata all'utilitaria. Ma quando Cimarrusti ha aperto la sua portiera, creandosi un riparo, Arrigoni ha iniziato a sparare.

Il servizio di pattuglia alla periferia di Verona era iniziato a mezzanotte per gli agenti Turazza e Cimarrusti e sarebbe dovuto concludersi alle 7 del mattino. Il questore Merolla ha ricostruito gli istanti che hanno portato alla sparatoria. La chiamata di soccorso dei due agenti è giunta alla sala radio della Questura alle 2 e 24. Percorrendo la statale che unisce Verona a Brescia, conosciuta come strada «bresciana», la pattuglia a bordo della Fiat Marea, con Giuseppe Cimarrusti alla guida, ha notato sotto il cartello stradale che indica l'inizio della città di Verona una Fiat Panda 4x4 parcheggiata nello spiazzo di una concessionaria di caravan.

I due agenti probabilmente si sono allarmati notando o una lite tra due persone o, più probabilmente, il corpo della donna riverso sull'asfalto: si trattava di una giovane prostituta ucraina, irregolare in Italia, Galyna Shafranek di 29 anni. Che il corpo della donna fosse già sull'asfalto all'arrivo della volante, lo dimostrerebbe il fatto che la portiera della Panda, dal lato del passeggero, è stata trovata chiusa dagli altri agenti della Questura di Verona intervenuti in soccorso dei colleghi feriti. Sembre in base alla ricostruzione fornita dalla Questura, Turazza e Cimarrusti si sono avvicinati con la loro volante alla Panda inondandola del fascio di luce del faro dell'auto di servizio.

La volante si sarebbe accostata alla Panda e i due agenti sono usciti, Cimarrusti aprendo la portiera e creandosi un riparo che però non è servito ad evitare i colpi, e Turazza allontanandosi dalla volante, come prevedono le norme di intervento della Polizia. A quel punto il conducente dell'utilitaria, forse sentendosi scoperto, è uscito di scatto dalla Panda ed ha iniziato a sparare contro gli agenti a distanza ravvicinata, esplodendo complessivamente 13 colpi (altri 3 erano stati esplosi contro l'ucraina), l'intero caricatore della Glock. I poliziotti, pur colti di sorpresa, sono riusciti ad estrarre le pistole e a rispondere al fuoco: Cimarrusti premendo nove volte sul grilletto, Turazza dieci volte. Una decina di colpi hanno raggiunto Arrigoni: cinque sul torace, due sul fianco e al bacino, tre invece sulla coscia. L'investigatore privato è stramazzato sull'asfalto, morendo all'istante. L'uomo, che secondo quanto ha sottolineato il Questore Merolla, doveva avere una buona capacità dell'uso delle armi, ha colpito con velocità e precisione i due agenti, ferendo mortalmente ognuno di loro con cinque colpi. Uno degli agenti. Cimarrusti è riuscito comunque a trascinarsi verso la volante, a sedersi al posto di guida e dare l'allarme alla centrale dicendo: «conflitto a fuoco, manda l'ambulanza da Bonametti» indicando il nome della concessionaria. Non è riuscito a dire nient'altro, nemmeno quando facendo un ennesimo ed ultimo sforzo ha premuto sul proprio telefonino cellulare i numeri 113 senza però riuscire a dire più nulla.

Dalla centrale è scattato l'allarme; sono uscite le pattuglie e l'ambulanza che hanno raggiunto il luogo del conflitto a fuoco. Gli agenti hanno trovato Arrigoni ormai privo di vita, mentre respiravano ancora la giovane ucraina e i due poliziotti. La donna, colpita da tre proiettili all'addome, è stata portata all'ospedale Borgo Roma. Per tutte e tre le vittime era già stato intanto predisposto all'ospedale Borgo Trento l'intervento chirurgico. La giovane è morta tre ore dopo il ricovero, senza poter dare alcuna indicazione su quanto era accaduto. Turazza è deceduto pochi minuti dopo l'arrivo all'ospedale, Cimarrusti due ore più tardi.

Tra le varie ipotesi formulate dagli investigatori, quella che Arrigoni si sia appartato con l'ucraina, fermandosi nella piazzola davanti alla concessionaria di caravan. Il luogo, tuttavia, non è isolato, e quindi se l'obiettivo era quello di consumare un rapporto sessuale non è chiaro perché l'investigatore privato si sia fermato proprio li. Sempre sul piano delle ipotesi, una delle tesi è che i tra i due possa essere scoppiata una lite, poi degenerata. L'uomo, secondo gli accertamenti, avrebbe sparato alla donna all'interno della vettura: lo dimostrerebbero le tracce di sangue rinvenute sulla tappezzeria dell'auto e anche il ritrovamento dei bossoli. All'interno della Panda sarebbero stati trovati anche gli abiti del «mestiere» della ragazza, un vestitino succinto e stivaloni. I proiettili che hanno colpito la ragazza sono della Glock e non quelli in uso alla pistola della Polizia: i proiettili dell'arma austriaca sono in piombo e tendono a deformarsi, quelli in dotazione agli agenti invece sono «incamiciati» e convenzionali.

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