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La discarica: una «bomba» fatta chiudere

La discarica: una «bomba» fatta chiudere

La discarica: una «bomba» fatta chiudere

 

Giovedì 28 Luglio 2011, 10:03

02 Febbraio 2016, 23:36

Ha funzionato per soli tre anni, sufficienti però a creare una potenziale bomba ecologica a ridosso della più importante falda idrica della provincia, nella campagna di Corigliano, e a dar vita a una contesa giudiziaria così aggrovigliata da essere sfociata nel clamoroso pignoramento del Castello de Monti. La discarica Monteco in contrada Scomunica nasce su un'area comunale sulla base di una convenzione tra la municipalità e l'azienda. Le clausole: sette anni di funzionamento della discarica, dal 1992 al 1999, durante i quali l'azienda avrebbe versato alle casse comunali 60 milioni di vecchie lire l'anno e in più avrebbe garantito lo smaltimento gratuito per i rifiuti coriglianesi. In cambio, al termine del funzionamento della discarica, l'area sarebbe diventata di proprietà della Monteco con l'obbligo per l'azienda della messa in sicurezza. Così il Comune non avrebbe pagato lo smaltimento, guadagnandoci le royalties, mentre l'azienda avrebbe fatto profitti grazie al conferimento di rifiuti degli altri comuni vicini. Senza contare che la Monteco avrebbe così avuto una posizione di legittimo vantaggio nella costruzione del nuovo impianto dei rifiuti a Corigliano. Quando però quell'appalto viene vinto dall'Ati Cogeam del gruppo Marcegaglia (l'azienda di Campi si classificò seconda) scoppia il contenzioso giudiziario. In sostanza la ditta del gruppo Montinaro lamentò la chiusura anticipata dell'impianto: invece che nel 1999, la discarica di contrada Scomunica risultò colma già nel 1995 a causa anche della situazione di emergenza nella quale si trovarono in quegli anni numerosi comuni dell'area. 

La Monteco, quindi, non versò mai i 60 milioni annui pattuiti e ora richiede gli oneri dello smaltimento dei rifiuti di Corigliano: disattesa la convenzione sulla data di chiusura – è la tesi dell'azienda – tutte le altre clausole saltano. Ma i legali dell'azienda potrebbero presto ritrovarsi alle prese con un'altra grana giudiziaria: quella dei danni che l'amministrazione comunale (spalleggiata, pare, dall'Ato) intende richiedere per l'inquinamento riscontrato in contrada Scomunica. Dopo il ritrovamento di percolato nell'agosto 2009, il progetto di bonifica della vecchia discarica è finalmente diventato operativo: il 4 luglio scorso un decreto del commissario delegato affida alla Cogeam il risanamento e la messa in sicurezza dell'area. I quasi due milioni di euro necessari saranno pagati per un quarto dalla Regione e per tre quarti dalla stessa Cogeam che poi se li vedrà restituire con un aumento nella tariffa dei rifiuti: un euro per ogni tonnellata smaltita nell'Ato Lecce 2 (la media dovrebbe tendere intorno alle 100mila tonnellate l'anno) per quindici anni. Soldi che dovrebbero pagare i cittadini e che invece, stando alle carte bollate che tra poco saranno formalizzate, potrebbero uscire dalle tasche della Monteco. [d.l.]
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